Il mondo non è come appare – Non è Reale
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In questa pagina sono tradotti alcuni post tratti dal |
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Le note tra parentesi quadre sono del traduttore
24 aprile 2010
Maestro,
ho un dubbio da chiarire.
Dimorando nel Silenzio, vado incontro al rischio di cui tu parli riferendoti al metodo de “la Consapevolezza che Osserva la Consapevolezza”?
Tu
scrivi: “Con il metodo della consapevolezza che osserva la
consapevolezza l’ego può non morire mai, perché esso si
concentra sulla totalità della coscienza, sullo sfondo, mentre
io sottolineo l’importanza di concentrarsi sul primo piano, il
senso di Io Sono. Fino a che il senso di Io Sono
non si estingue, ogni stato di silenzio, di samadhi e di unione
sarà temporaneo. Il primo piano [il senso di Io Sono]
dev’essere dissipato”.
Ed:
Sì, corri questo rischio,
perché il lavoro sull’Io Sono non è stato fatto. Tu ti
identificherai col testimone, ma il personale e il nocciolo
della coscienza restano intatti.
In meditazione io posso evocare il Silenzio quando voglio, bastano un paio di secondi – sto parlando del Silenzio, non di una noiosa mente vuota. Perciò dimorare nel Silenzio è molto facile per me e a me piace molto. Il Silenzio gradualmente cancella ogni concetto, tutto, e a volte mi compare l’idea: “Io sono questo Silenzio”. Spesso avverto il dimorare nel Silenzio come una morte; dell’ego, suppongo.
Come alternative posso cercare il testimone ultimo, ma questa pratica non è facile per me, perché percepisco un testimone ultimo il che implica una contraddizione in nuce: c’è un altro testimone che osserva il cosiddetto testimone ultimo, quindi non so casa fare.
Rivolgi il senso del vedere
all’interno, sull’osservatore, senza pensare che uno sia
relativo e l’altro assoluto. Non attaccare etichette. Questa
però è la via difficile; se tu dimori nell’Io Sono, il primo
piano, alla fine la mente diventa chiara come un cristallo e tu
diverrai lo sfondo.
Per favore dimmi se è corretto che continui a dimorare nel Silenzio, o corro il rischio che menzioni riferendoti alla pratica di Langford? Dovrei cercare il testimone ultimo? Se sì, come posso superare il fenomeno di un testimone ultimo che mi appare come oggetto?
Ripeto che stai rendendo il testimone un oggetto.
Tu cerchi il soggetto come fosse un oggetto. Rivolgi il senso del vedere su se stesso senza dare interpretazioni di soggetto-oggetto. Ripeto che questa è la via difficile. La via facile è sentire l’energia di Io Sono, Io, Me.
Sì, il silenzio prima del risveglio è una trappola mortale per molti.
Devi comprendere che la mente è una cosa meravigliosa. Ha mille facce: il vuoto, la beatitudine, il samadhi, il lavorio di tutti i giorni, il sonno, il sogno, Turiya, il mondo, soggetto, oggetto, l’unità, i molti. Tutto sei tu, e devi esplorare come un cacciatore – un "cacciatore fenomeno mentale" che cerca di conoscere tutte le facce di Dio e della mente.
Il Risveglio viene quando meno te l’aspetti. Tutti i limiti e i concetti scompaiono, istantaneamente, totalmente.
A questo punto molti smettono di praticare, ma gradualmente ritornano i vecchi schemi e le divisioni della mente. Perciò è necessario continuare a praticare per molto tempo.
Allora, a un certo punto tu realizzi che persino questa vasta unione, silenzio, coscienza di unità, è essa stessa falsa, una frode, e allora sei libero dall’intera faccenda.
Non fermarti a una sola stazione – il silenzio. Continua a muoverti, a esplorare, finché il Risveglio ti prenderà.
Ed
19 aprile 2010
Maestro,
so che tu hai già detto questo, ma ora io lo scopro attraverso la mia stessa esperienza diretta.
Uno può avere tutte le più profonde esperienze spirituali – io sto pensando a molti miei amici –, ma se egli non dissolve il senso di Io Sono, dopo queste sfavillanti esperienze ritorna semplicemente ad essere un normale essere umano!
L’unica cosa che ci impedisce di vedere che siamo l’Assoluto è questa stupida sensazione Io Sono. Io spesso, mentre contemplo l’Io Sono, vedo contemporaneamente e con chiarezza che sono l’Assoluto.
È interessante il fatto che Langford non è sicuro che il proprio ego si sia estinto definitivamente, e perciò suggerisce di continuare a praticare fino a che il corpo sia in vita. Perché tu non hai questo dubbio?
É una tale sciocchezza questa questione dell’Io Sono, ma sembra sia la differenza che fa la differenza.
Sono così eccitato. Mi vedo davanti tutti I casi delle persone che hanno praticato intensamente senza avere risultati. È incredibile… solo per questa stupida impressione di Io Sono. Be’, adesso smetto.
Con
amore,
S.
RISPOSTA:
Con il “Metodo della consapevolezza che osserva la consapevolezza” l’ego può non morire mai, perché Michael Langford si concentra sulla totalità della coscienza, lo sfondo, mentre io sottolineo l’importanza di concentrarsi sul primo piano, il senso di Io Sono.
Fino a che il senso di Io Sono non si estingue, ogni stato di silenzio, di samadhi e di unione sarà temporaneo.
Il primo piano [il senso di Io Sono] dev’essere dissipato. A ragione Langford ha il dubbio che il proprio Io Sono sia morto definitivamente.
Tuttavia, anche quando il senso di Io Sono scompare definitivamente, è ancora importante sedere, il più spesso possibile, nella meditazione formale in totale silenzio. Infatti la maturazione del processo del risveglio prosegue per anni, e nel silenzio tale maturazione avviene nel migliore dei modo.
Ed
20 marzo 2010
Ora sto osservando costantemente, Signore. A volte sono coinvolto e dimentico me stesso, ma non più molto spesso. Tutto semplicemente accade e accade all’Io Sono non a me. L’Io Sono sperimenta la frustrazione, l’Io Sono sperimenta dolore o felicità, ma io semplicemente osservo; niente mi tocca. Io sono quella cosa stabile in sfondo [in background] e osservo il trasformarsi della coscienza di fronte a me.
È curioso. Quando cammino o mi muovo ho la sensazione di non andare da nessuna parte. La coscienza cambia per dare l’impressione di camminare, ma io sono fermo, non mi muovo, semplicemente osservo dal luogo dove sono sempre stato. Lo spazio non sembra più così grande; sembra quasi che io stia dentro una stanza chiusa, ma questa stanza è così prodigiosa che può modificarsi e cambiare per dare la percezione che io stia fuori sotto le stelle, o ai piedi di una montagna. In verità c’è solo questa stanza, che è la coscienza. Non ci sono montagne, non ci sono stelle; e quando le luci nella stanza sono spente, io non so più che la stanza c’è, io non so nemmeno che io ci sono.
Comunque è tutto per adesso! Spero che tu stia bene!
R.
RISPOSTA:
Molto, molto bene. Non molti hanno questo tipo di esperienze positive. Questa è pura grazia. La tua esperienza è molto profonda e cambierà e maturerà continuamente nel corso del tempo.
Ed
20 febbraio 2010
Caro Ed,
Lo stato di assenza è veramente veramente comodo e naturale. Niente di straordinario o di fantastico: non ci sono gradi luci, non visioni di deità, non divina beatitudine, non l’energia di kundalini che ti scuote il corpo… ma un senso di chiaro riposo, profonda contentezza, silenzio, poco coinvolgimento, sconosciuta certezza… Non è, in verità, il non-conoscere assoluto, ma già la felicità di base sta fluendo, alla fine uno si sente di star praticando positivamente.
È davvero abbastanza semplice, ma allo stesso tempo così differente dalla confusione ordinaria della coscienza, e la mente non vuole cedere così facilmente.
Io sto semplicemente lì, dimorando nel centro spirituale che al momento appare come il più naturale, e parallelamente lascio andare la mente e i costrutti dell’ego, allento le solidità, diventando trasparente, diventando nessuno, praticando molto con gioiosa dedizione.
Continuo ad approfondire la comprensione e l’assorbimento, ma contento di ciò che sono adesso.
Non sono in grado di ringraziarti abbastanza per le tue preziose chiarificazioni, Ed! In qualche modo io ho sempre saputo cosa fare, ma nella mia vasta stupidità ho bisogno di un Insegnante che chiarisca i miliardi di miei dubbi.
Ora imparo a seguire la mia intuizione che mi sta guidando sulla più efficace e naturale delle vie, ne sono serto.
Con
amore,
S.
20 febbraio 2010
Maestro,
io sento, prima che la coscienza ritorni, che c’è un tipo di consapevolezza in cui non si sente niente: non si avvertono rumori esterni, sensazioni, percezioni, pensieri, immagini ecc. ecc. Nulla eccetto che io sono sempre consapevole, cioè io sentivo sempre di essere nella consapevolezza. Non ho la minima idea di quanto tempo sia passato. Il tempo diventa un non evento. C’è consapevolezza per quanto riguarda la mia esperienza, ma nessuna consapevolezza del tempo e del suo trascorrere.
La consapevolezza dell’esistenza ha luogo quando viene avvertita una gioia intensa come fontane di pura gioia che zampillano in tutto il mio corpo. Durante tutto questo tempo non c’è nessun ricordo di dove sono, né di cosa sono, non c’è ricorso di dove io stia meditando, se in camera o in ufficio, né in quale camera e in quale posizione del corpo. Una volta che la memoria riprende completamente il controllo, e ci mette poco tempo a ritornare, allora l’Io Sono ritorna.
Il piccolo intervallo tra il ritorno della memoria e nessuna memoria è il Me reale. Questo me è lo stato originale e precede la coscienza (memoria).
Molto spesso, in ufficio al pomeriggio, non appena mi distendo perdo il ricordo se sono in ufficio o a casa, o se sono disteso o seduto. Non ho nessun ricordo per appena pochi momenti, ma qualcosa mi rende consapevole che “io resto” anche senza la memoria di chi sono e dove sono.
Non appena la memoria tiene con ferma presa, io divento completamente cosciente. Col ritorno della memoria c’è un meccanismo di autoconoscenza che mi dice che “io esisto” anche senza memoria. Il ritorno della memoria segna di nuovo il ritorno dell’Io Sono.
Molti pranams,
Il servo tuo,
Rajiv Kapur
RISPOSTA:
Sì, ciò che i più chiamano coscienza è in realtà soltanto la mente. Quando la mente balza in avanti dallo stato di riposo, hanno inizio tutti i problemi, l’Io Sono, il mondo.
Il mondo, il corpo, l’Io Sono, sono solo apparenti; come dice Robert: “Sono un’illusione ottica”.
Sono contento vedere che le tue “esperienze” chiariscano la tua comprensione e la rendano più profonda. I neoadvaiti dicono che gli stati spirituali vanno e vengono e che la sola qualità costante è la mente ordinaria; con ciò essi vogliono dire l’ordinario, la mente non risvegliata.
Ed
19 febbraio 2010
Alcune
Riflessioni su
“La Consapevolezza che Osserva la Consapevolezza”
di Ed
Muzika
Per qualche ragione continuano a scrivermi molte persone per chiedermi informazioni sulla tecnica di Michael Langford da lui chiamata “la consapevolezza che osserva la consapevolezza”. Ho chiarito i motivi per cui non ritengo che questo metodo sia adatto a molti praticanti. Se le vostre domande riguardo al mio parere non trovano risposta in questo post e nella sezione dedicata alla pratica di questo sito web, per favore scrivete a Michael per ulteriori chiarimenti. Non ho mai praticato questa tecnica, e non vedo ragioni per farlo.
In primo luogo il suo libro non è altro che un manuale di meditazione e una promessa. La promessa consiste nel fatto che se voi praticate questo metodo per un certo tempo, e Michael dice che sei mesi non sono sufficiente, avrete un certo successo.
Ma Michael, al di là del titolo del libro “l’eterna beatitudine”, non dice mai in cosa consista questo successo e questa meta; né non menziona punti di riferimento lungo il percorso, né una mappa esperienziale, né testimonia quali siano state le sue esperienze e dove la pratica lo abbia portato. Non sono disponibili sue riportate a e-mail di studenti in cui egli li guida passo dopo passo. Perciò, per praticare il metodo di Langford, si deve avere totale fede in lui e nella sua promessa di ottenere qualche meta sconosciuta.
Almeno con il metodo di Ramana, che Michael dice di non essere mai riuscito a capire come praticarlo, abbiamo una quantità nota [di praticanti realizzati], cioè Ramana stesso e la discendenza che egli ha iniziato, tra cui Robert Adams. Lo stesso dicasi per Nisargadatta.
Inoltre
la stessa tecnica di Michael è vaga e confusa. Dice che è
necessario prendere coscienza della consapevolezza. Ma che
significa? Sembra che ci siano due consapevolezze, o che si
debba dividere la consapevolezza in due.
Altre volte Michael usa l’espressione “consapevole della
coscienza”, e descrive la “consapevolezza” come lo sfondo della
coscienza di tutti i giorni.
Se fossi un principiante sarei molto confuso, in quanto tale contesto potrebbe essere il senso di “me”, che molti meditanti sperimentano come una pesantezza scuro dietro il proprio corpo, o potrebbe essere il vuoto, che è l’essenza della coscienza e che contiene tutto. Ma potrebbe anche significare la totalità della coscienza percepita nella sua interezza. Essere consapevoli di questa totalità o essere consapevoli del vuoto è una pratica uguale una meditazione zen chiamato Shikantaza, che richiede molta pazienza.
Inoltre Michael dà pochi esempi di cosa egli voglia dire [riguardo ai cambiamenti] nella vita reale. Questo è la maggiore debolezza del suo libro. Forse l’ha fatto in altri scritti o in un blog, ma non ho cercato maggiori indicazioni da lui eventualmente forniti. Il libro di per sé è incompleto.
In più questa tecnica è difficile per un principiante, nel senso che Michael l’ha inventata dopo aver fallito la propria pratica di autoindagine, non essendo riuscito a individuare un senso di Io Sono per 27 anni! Cioè, aveva praticato una sorta di metodo di autoindagine, incluso il chiedersi “Chi sono io” e cercare di trovare il senso tattile di Io Sono, e ha fallito. Si può essere certi, comunque, che dopo 27 anni di pratica Michael era abbastanza sofisticato [come praticante].
Ora, io sarei d’accordo che il suo metodo rappresenti una grande promessa se, con l’essere consapevoli della consapevolezza, egli intendesse diventare consapevoli della consapevolezza come un tutto, DOPO che si è diventati uno con il senso di Io Sono e si raggiunto la coscienza dell’unità, o dopo che si è andati oltre l’Io Sono, e si sta osservando la totalità di “ciò che è” in qualità di osservatore. Ma questo livello è vicino alla conclusione del percorso, piuttosto che all’inizio.
Il problema è che il nodo della coscienza-corpo è generalmente sentito nel cuore o nella pancia (hara), che è la sede dell’ego e dell’Io Sono. A meno che l’aspirante non veda chiaramente attraverso questo nodo, non si può realizzare nessuna liberazione permanente. Sembra che Michael non fosse consapevole di questo nodo o l’avrebbe immediatamente chiamato “Io Sono”. Il nodo è estremamente forte e attirare l’attenzione, ammenoché non abbiate praticato troppa meditazione sullo sfondo [della consapevolezza] e avete acquisito molta familiarità col Vuoto. La meditazione sul Vuoto rende ogni altra cosa insignificante, incluso l’Io Sono, anche quando non lo è. La meditazione sul Vuoto salta il passaggio dell’isolare e seguire l’Io Sono.
Al contrario l’autoindagine, come qui descritta, significa trovare il senso dell’Io e seguirlo, osservarlo, consentire la fusione con esso, ricadere in esso, e scoprire che ciò che voi pensavate fosse il senso dell’Io in realtà cambia col tempo, e la pratica consiste nel rimanere con quello che sembra essere voi in quanto soggetto. Aggrappatevi all’Io, non importa quanto esso cambi.
A molti l’Io Sono sembra che sia il nodo, ad gli altri, più avanti nella pratica, il vuoto, per gli altri ancora è il testimone, e anche il testimone dell’osservazione della dualità. State con ciò che sentite essere più vicino al senso dell’Io, anche se cambia. Poi, quando vi diventa chiaro, potete essere sempre più consapevoli dell’osservatore, e poi riposate nell’osservatore e diventate lui.
Ora Michael con “la consapevolezza che osserva la consapevolezza” può voler intendere essere consapevoli dell’osservatore, guardare l’osservatore; ma non dice mai che state cercando il soggetto. Crea la dicotomia della consapevolezza che guarda la consapevolezza, ma non dice che c’è un osservatore, un soggetto, un testimone della totalità della coscienza in quanto oggetto.
Perciò io credo che il suo metodo crei confusione a tutti tranne che ai meditanti avanzati che sono in grado di cercare l’osservatore, o più facilmente come in shikantaza, di sedere nella quiete e nel silenzio dentro l’esperienza presente, senza fare nulla.
Ma al metodo di Michael manca l’ampia strada del dare attenzione all’Io Sono. Una volta trovato il senso dell’Io Sono, si dispiega chiaramente (ma dovrei dire: più chiaramente) un percorso diretto alla liberazione totale, che è molto più facile da seguire.
Molto del libro di Michael è potente. Leggetelo lentamente, fermatevi, riflettete e meditare sulle parole. Michael descrive come l’ego (che anch’egli dice non esistere), cercherà costantemente di impedirvi la corretta lettura [del libro] e la corretta pratica. Dice ancora che più si pratica e meglio è.
Questo è vero. Io pure ho persone che praticano due ore al giorno che mi chiedono se non sia troppo, se nella pratica di due ore al giorno potrebbe esserci qualche pericolo.
Più siete in grado di praticate meglio è, con la pratica formale e con quella non formale del fermarsi di tanto in tanto durante il giorno ed entrare in contatto col senso dell’Io Sono. È proprio la pura e semplice quantità della pratica a generare quel potere spirituale, joriki, che permette alla mente di stare più vicino alla coscienza della radice.
Per favore non fatemi altre domande sulla tecnica di Michael Langford, questo è tutto ciò che ho da dire. Non è la mia tecnica e io sto dando questo parere sulla base della lettura del suo libro fatta molti mesi fa.
Ed
12 febbraio 2010
Ed:
Ho poi fatto all’autore del post precedente, J., alcune domande per vedere se aveva davvero raggiunto Turiya e se fosse andato al di là [di Turiya] allo stato di testimone ultimo, “Turiyatta”, come è stato per Rajiv.
J. ha risposto a tutte le domande correttamente. Egli non era il vuoto perché conosceva il Vuoto [ossia era il conoscitore del Vuoto], e tutte le apparenze e gli stati di coscienza andavano e venivano mentre egli li osservava come se fossero diversi canali della TV. Conosceva la sua esistenza ultima [cioè assoluta] per deduzione [cioè non poteva sperimentarla come oggetto di percezione]. Questo è perfetto.
J. ha affermato:
Non posso essere il vuoto poiché conosco il vuoto. Osservo l’andare e venire della coscienza allo stesso modo in cui posso vedere un film e cambio i canali della TV. È la stessa sensazione di osservare, ma un differente scenario [cioè cambia la scena osservata, non l’osservare, non l’osservatore]. Apprezzo la tua “Avvertenza” [si riferisce a un post di Ed sull’autoindagine], molte volte durante i due anni in cui abbiamo avuto una corrispondenza mi sono reso conto di questo. Ciò che non vedevo era che io non sono Turiya, ma il testimone di Turiya. Il mio stato reale può essere solo conosciuto attraverso un processo di deduzione. È chiaro che non sono il corpo, né il mondo e nemmeno la consapevolezza (Turiya) [qui, dato il tono colloquiale della e-mail, sembra che J. dica che Turiya sia la consapevolezza, tuttavia va notato che non è Ed a dirlo], in quanto io sono consapevole della consapevolezza.
Dici che sono andato fin dove i miei propri sforzi hanno potuto portarmi, il che naturalmente mi fa domandare: c’è un livello più profondo? Come testimone ho osservato nella meditazione profonda il corpo dissolversi letteralmente, il cuore fermarsi e così pure il respiro, niente [di percepito] se non il manifestarsi di un’incredibile beatitudine, come essere tra le nuvole; neanche quello è una costante, malgrado l’incredibile beatitudine… che fa sembrare questo mondo apparente persino più falso! Vedere i molti stati della coscienza che vanno e vengono, incluso Turiya, cosa potrei essere se non il testimone di tutte le cose osservabili? Quando la coscienza viene osservata al di là della comprensione dei sensi umani, come potrei andare più in profondità? Sembra che il mio vero essere sempre è, ed è la base di Neti Neti [pratica dell’indagine Advaitica e dello Jnana Yoga che significa “Né questo, né quello”]. Non ho alcuna intenzione di adularti ma, con il più profondo rispetto, sei un guru di altissimo ordine. Ci sono molte sfumature di non-dualità oggi (parla riguardo a un ossimoro), ma la maggior parte ti convince che sei l’Io Sono o Turiya. Io non sono d’accordo perché cosa veramente, realmente sono osserva persino il passare di Turiya... O mi sto immaginando le cose?
Il Rispetto più profondo per la tua continua tutela e dedizione alla verità.
J.
No, tu hai risposto a tutte le domande correttamente. Comprendi pienamente e sei andato oltre Turiya. Ho dovuto fare le domande principalmente per verificare.
Così pochi sono disponibili o in grado di andare oltre l’unione della Coscienza. Essi non si chiedono cosa succede all’unione quando il corpo muore. Non gli viene mai in mente di chiedersi se il mondo continua ad essere osservato attraverso i cinque sensi quando il corpo muore.
Quello che intendo è che il tuo risveglio è ancora un evento che si sta sviluppando. Continuerà ad approfondirsi.
CONGRATULAZIONI!!!!
L’Amore più profondo,
Ed
11 febbraio 2010
L’esistenza stessa è ora meditazione, il coinvolgimento nel mondo avviene col profondo testimoniare che tutto accade spontaneamente; la resistenza se n’è andata. Si è risvegliato in me il profondo bisogno di alleviare la sofferenza umana, dal tirare fuori un’automobile dalla neve al parlare con le gente di cure naturali per i loro disturbi; non mi è possibile superare una macchina in panne senza fermarmi ad aiutare. Non c’è più alcuna preoccupazione riguardo al mio corpo. La mia dieta si è evoluta al punto che carne e fast food mi fanno star male, voglio solo cibo fresco e naturale, acqua pura ecc. Ma mentre tutte queste cose avvengono, c’è il sapere che è un sogno e che io sono il sognatore.
Non sto scegliendo di seguire una missione per fare qualcosa, ma c’è stata una metamorfosi completa dei vecchi modelli del corpo/mente. La collera se n’è andata, l’irritabilità, lo stress sono svaniti. Tuttavia c’è la consapevolezza che nessuna di queste cose è mai accaduta a “me”. Sembra come se dietro il mondo c’è uno spazio che sa e osserva, ma non ha qualità descrivibili, e io sono quello. Riguardo all’interesse… non c’è più l’ossessione di leggere libri spirituale, di ascoltare podcast [file audio, registrazioni audio digitali disponibile in Internet] ecc. Gesù quando dice “Noi siamo nel mondo ma non del mondo” lo spiega bene.
E ancora, il vero “Io” non è mai stato nel mondo, ma allo stesso tempo senza il vero “Io” il mondo non esisterebbe. La consapevolezza prevale, ogni notte, attraverso le montagne russe di sogni lucidi, così che al risveglio è chiaro che l’Io non si risveglia, ma è piuttosto come cambiare canale alla TV. Il mondo appare etereo, leggero, ci puoi vedere attraverso se vuoi. I sogni sono vividi come questo mondo: ho fame, uso il bagno, soffro, provo gioia ecc. ma anche nel sogno appare chiaro che queste cose sono solo immagini sullo schermo di “me”. A volte i sogni sono come film, dove io non sono un personaggio del mio sogno ma semplicemente uno spettatore.
I pensieri sono quasi spariti e la conoscenza della cose del mondo sembra di così poco conto. I pensieri che sorgono non sono sono considerati di alcuna importanza, né ci sono mai pensieri del passato. La TV, la rete, le notizie, niente di queste cose mi interessa.
La mia spinta verso l’attività lavorativa è seriamente diminuita, la memoria a breve termine mi richiede sforzo; ma non è vuoto o nichilismo, sembra come se il mondo è me e io sono il mondo, ma non toccato dal mondo. Malgrado si comprenda la non-realtà [del mondo], un senso di compassione è una straordinaria spinta a porre fine alle sofferenze umane rende la vita degna d’essere vissuta. In quanto alla meditazione, io l’ho mollata dopo aver capito che era una caccia continua a rivivere certe esperienze. Ne ho avuta in cui potevo sentire il cuore fermo, il respiro fermo ed è stato come trascendere questo intero piano in una luce di beatitudine onniavvolgente e in un’estasi al di là d’ogni comprensione. Ora è evidente che persino questo non mi tocca.
Ho iniziato di nuovo a meditare ed è differente. In pochi minuti la meditazione porta alla perdita di tutta la coscienza di questo mondo e alla sensazione di navigare in scenari nella coscienza: un panorama di sogno dopo l’altro; tuttavia differente dal sognare, più come qualcosa nel terzo occhio. Non mi è chiaro cosa sia il vuoto, non credo di averlo incontrato. A questo punto sembra non ci sia più niente da fare, dovrebbe continuare la meditazione?
Quando meditavo di più, sperimentavo spesso la sensazione di sprofondare nel mio letto nel buio e nel vuoto totali, senza più avere coscienza del corpo e della stanza. Queste esperienze mi hanno mostrato l’irrealtà del mondo. La sola cosa di cui sento un po’ la mancanza è che, quando ero solito a meditare, a volte si irradiava da ogni cellula del mio corpo una beatitudine palpabile, ed ero così immerso nell’amore. Questi sentimenti [ora] non sono così forti e la pace sovrasta qualsiasi desiderio di tornare in quel posto. Sincronie avvengono intorno a me senza sosta. Bambini e animali sono attratti a starmi vicino, sembrano curiosi. L’unica cosa di reale interesse per J. è incontrare la gente ovunque essa sia e, se sta soffrendo, dare l’aiuto che posso.
Ho iniziato con te, poi mi sono perso nel mondo dei podcast neoadvaiti. Non sono riuscito ad “ascoltare il messaggio”. C’era stato un sapere che io non esistevo, ma non avevo ancora identificato l’Io reale, la Sorgente; ecco perché l’amore e la compassione continuavano a mancare. Tu sei Dio con la maschera di Ed, una così grande benedizione. Scoppio di gratitudine per te, amico mio.
Anche se la pace e l’amore sono costanti, i tempi della beatitudine se ne sono andati. È chiaro che erano soltanto eventi accaduti al personaggio Jeremy, non a me. Se hai qualche ulteriore consiglio, sarei onorato se tu fossi così gentile da condividerlo. Mi sono reso conto dai post di Rajivs che mi mancava l’amore completo, la devozione e l’imperitura devozione nell’aver fiducia nel guru. Ho trascurato alcuni dei tuoi primi consigli per ignoranza perché l’ascolto dei podcast era molto più facile. Quando ho letto la tua corrispondenza con Rajiv ho sentito così tanto amore per te, il mio Sadguru che appare come Ed. Mi dispiace di non aver apprezzato la tua grazia, non farò questo errore di nuovo.
Mi rendo conto che tutto questo è un po’ sconnesso, riflette proprio come le cose stanno emergendo in questi giorni; nessun ripensamento, nessun pensiero, solo una e-mail che scrive se stessa.
La meditazione dovrebbe continuare? Se sì, cosa suggeriresti?
Illimitato rispetto e gratitudine,
J.
RISPOSTA:
UN ALTRO ESSERE RARO.
Sono benedetto dall’essere presente alla nascita di un altro Jnani.
Ed
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Il Maestro Ed Muzika (Edji) vive a Los Angeles
Il suo sito: http://itisnotreal.com
Il blog: www.itisnotreal.blogspot.com
Per contattare Edji (in inglese): www.wearesentience.com/contact-ed
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Il Maestro Rajiv Kapur vive a Mumbai
Il suo sito: http://www.rajivkapur.com
Per contattare Rajivji (in inglese): mail@rajivkapur.com

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