alla fine molli

— Caro Sergio, piano piano l’abbandono allo sfondo percipiente sta evidenziando le paure che impediscono la realizzazione, e quella che si sta evidenziando ora è proprio la paura dell’impersonalità; un conto è sapere che non c’è nessun io ed un conto è abbandonarsi a questo, e viverlo affidandosi a Dio. Ma non demordo.

— Un bel lavoro! Ma permettimi qualche precisazione e qualche considerazione.

La precisazione è che non c’è nessun io ‘individuale’, ma l’IO c’è eccome!!! Essenziale, nudo, senza forma, Essere-Consapevolezza in nuce. Quando questa consapevolezza (dell’IO vero) domina come il sole allo zenit ed è indubbia e inequivocabile, a volte il ricordo di esserci va in standby, tutto qui.

La considerazione è: non trovi bizzarro l’aver paura di ciò che già si è? Voglio dire, a dar retta alla mente si finisce con la tela di Penelope. Ora scopri quella paura, ora quella resistenza, ora quel desiderio… la mente è infinità, l’illusione è infinita…

Dunque permettimi di rammentarti ciò che già conosci bene:

ESISTE SOLO L’IO, NON C’È NIENT’ALTRO,
COME UN SOLE SCINTILLANTE CON NEMMENO IL CIELO INTORNO

Prendi la tua croce (la condizione umana) e seguilo!

Questo è tutto, e questo è quello che sai già, e che ti viene riconfermato ad ogni esperienza diretta!

Ora bisogna vedere quanto ci metti ad accettare d’essere quel già sei. Comunque sii sereno, il tempo gioca a tuo favore… due o tre vite a tormentarsi per non voler essere quello che sei… alla fine molli!

 

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