attaccamento e avversione

— È bello che tu possa dimorare nel Sé, ma per essere stabili devi sottoporre a osservazione priva di giudizio gli oggetti del mondo interiore e di quello esteriore verso cui provi resistenza o attaccamento, fino a che la carica non si scioglie.

Quando cadi nel Sé, stai lì. Quando si presentano attaccamento e avversione metti quegli oggetti sotto osservazione.

Per alcuni ci può volere parecchio tempo, ma è il biglietto per la Liberazione. A un certo punto, raggiunta una massa critica, c’è uno sganciamento generale dalla mente, fino a che il dimorare nel Sé diventa stabile nella veglia, e quindi nel sogno e poi nel sonno profondo, senza più variazioni nella coscienza.

Fin quando c’è attaccamento e avversione, ci saranno variazioni nella coscienza.

Patanjali, ‘Aforismi sullo yoga’ 1, 2:
Lo yoga (lo stato di non-dualità) è la cessazione delle modificazioni della coscienza.

Patanjali, ‘Aforismi sullo yoga’, cap. 2:
20. Il veggente (colui che percepisce), sebbene sia pura consapevolezza, vede attraverso le distorsioni della mente (pensieri, concetti con cui è identificato, che crede reali).
21. La cosa vista esiste in relazione alla coscienza individuale di colui che vede.
22. Sebbene la cosa vista sia priva di essenza per colui che ha conseguito la liberazione, essa
ha sostanza per coloro che non sono liberati.
23. L’identificazione del veggente col pensiero (prakriti – la natura relativa) causa la percezione dell’universo e del Sé (percepiti in modo separato).
24. Questa identificazione è causata dall’ignoranza, o avidya.
25. La disidentificazione del veggente con la cosa vista è il rimedio che conduce alla liberazione.
26. La pratica costante del discernimento (buddhi, l’intelletto discriminativo – sperando che quelli che sentenziano che non si può raggiungere la non-mente attraverso la mente si rilassino) tra ciò che è reale e ciò che è irreale, è il mezzo per distruggere l’ignoranza (l’autoindagine).
(tradotto da me liberamente)

Negli ‘Aforismi’ Patanjali illustra i 5 klesha  o  afflizioni che impediscono la Liberazione:

  1. avidya (ignoranza), da cui nasce
  2. asmita (senso dell’io individuale separato), da cui nascono
  3. raga (attaccamento),
  4. dwesha (avversione),
  5. abhinivesha (paura del distacco, della morte, di perdere i legami con persone, cose e pensieri che si è abituati considerare parte del nostro io individuale.

Patanjali parla anche della condizione in cui si possono trovare i klesha:

  1. attivo,
  2. interrotto,
  3. attenuato,
  4. dormiente,
  5. estinto.

Ecco che la pratica per la Liberazione dev’essere rigorosa. Se vi è un’osservazione continua, e l’aspirante jnani è equilibrato, non può non accorgersi se un klesha è solo dormiente o definitivamente eradicato.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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