Autoindagine – ultima versione

Ho cambiato il mio modo di insegnare l’Autoindagine.

Adesso l’istruzione è: “Cerca il Silenzio e diventa uno con esso”.

  • Trova il Silenzio
  • Stai lì nel Silenzio il meglio che puoi
  • Lascia che tutto emerga e scompaia dal/nel Silenzio

Devi diventare un amante, adoratore del Silenzio. Cerca costantemente il contato con Lui. Cerca di divenire Lui.

Non entrare nell’ansia di avere subito grandi risultati. Piccoli regolari costanti contatti col Silenzio, anche solo il tuo tentativo di contattarlo, si tramuteranno presto in un’abitudine. Il Silenzio comincerà ad esserti familiare, mentre prima ti era familiare una sequela ininterrotta di impulsi mentali che creava la sensazione di un divenire. Alla fine il Silenzio si tramuterà nella Realtà, e tu perderai la sensazione di un io individuale e la sensazione di esistere/essere – che sono le due cose che ti rendono (in apparenza) una scheggia, effetto di un universo estraneo che appare altro da te. Ti riconoscerai come l’Assoluto. Diverrai il Silenzio stesso.

Persevera!

Questa istruzione è più pura e più facile (alla fine) dell’istruzione di cercare la sensazione di ‘io’ o di ‘essere’. ‘Io’ ed ‘Essere’ sono impressioni mentali e l’indicazione di dimorare in esse può trattenere a lungo tempo nella mente alcuni sadhaka.

Invece l’istruzione: “Cerca il Silenzio e diventa uno con esso” conduce l’aspirante dritto al Signore Shiva, all’Assoluto, alla scomparsa del senso di un io individuale e del senso di esistere. Turiya stesso (il senso di essere l’Essere universale) va trasceso!

Alcuni insegnanti dicono: “Il problema è che non molti vogliono il Silenzio. Vogliono invece una continua stimolazione, e l’«Io Sono» gliela fornisce. L’«io» è la più grande truffa in assoluto!!!”.

Io dico: “È la più grande trappola!”. E aggiungo: “Ma noi vogliamo lavorare per i sadhaka meritevoli o per chi sta cercando solo qualche passatempo o un’altra esperienza stimolante?”

Cerca il Silenzio. Stai in esso il meglio che puoi. Apri un rapporto col Silenzio e approfondiscilo. I rapporti più profondi hanno bisogno di tempo per consolidarsi! Non scoraggiarti se i tuoi tentativi saranno all’inizio infruttuosi o deludenti; sei rimasto per così tanto tempo sotto l’effetto della continua stimolazione mentale, concediti il tempo necessario per uscire da questa tossicodipendenza. Lascia che tutto cada nel Silenzio ed emerga da esso; tu solo osserva. Lascia che il Silenzio cancelli come una tormenta di neve ogni impressione. Amalo, diventa un devoto del Silenzio. Gradualmente diverrai il Silenzio stesso, perderai il senso di un ‘io’ individuale e qualsiasi senso di esistere. Questa è la Liberazione! Spesso si dice che le parole non possano descrivere le esperienze spirituali. Non è questo il caso! Quando perderai il senso di esistere e il senso di un ‘io’ individuale, c’è solo una cosa che potrai dire/pensare: “CHE LIBERAZIONE!”… 🙂

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“Lascia che il Silenzio cancelli come una tormenta di neve ogni impressione, così che quando proverai a fare ritorno al “sono” non vi riuscirai. Allora diverrai il Silenzio stesso, cioè l’Assoluto, Chi veramente sei tu”.

Il problema è che, anche se non ce ne accorgiamo, siamo noi a emettere continui impulsi mentali che diventano pensieri. È l’archetipo delle macchine che si ribellano al loro padrone e funzionano da sole prendendo il potere…

Se non si contatta spontaneamente il Silenzio, è necessaria allora una fase di disintossicazione, che come si sa comporta delle crisi di astinenza, perciò il sadhaka deve sapere che starà nella ‘cacca’ (anche se in realtà la sta togliendo) e se non è disposto ad andare attraverso quelle crisi di purificazione, significa che non è ancora maturo per la Via.

Poiché non è facile vedere che siamo noi ad emettere gli impulsi e cercare solo di smettere di farlo, in genere le pratiche meditative tengono impegnata la mente a fare un’altra cosa, una soltanto, invece di emettere tutti gli impulsi possibili in qualsiasi direzione. Per esempio fai zazen. Ti siedi immobile, e conti i respiri da uno a 10; se perdi il conto, ricominci daccapo. È dura perché tutti gli impulsi si infrangono contro quelle limitazioni e il praticante va incontro a serie crisi (vedi l’esperienza di Philip Kapleau). Poi finalmente comincia a vedere il sereno, il Silenzio, e ha autentici squarci di beatitudine…

A questo punto il praticante ha un altro tipo di problema. Ormai padroneggia zazen, ma l’ego non ha alcun problema a riconvertirsi, assumere uno status/identità di praticante zen avanzato e sopravvivere all’interno dello zazen. Più o meno tutti i Maestri zen hanno parlato di questo problema. Ne parlò Deshimaru, Shunryu Suzuki-Roshi ha scritto un libro: “Mente Zen. Mente di principiante”.

Lo zen avrà sicuramente le proprie risorse per superare questo ostacolo, ma dal punto di vista dell’Advaita il segreto è che dopo le crisi di purificazione bisogna abbandonare ogni forma e di nuovo risalire al Soggetto Ultimo, che è il Silenzio in questo caso, secondo l’Autoindagine come l’ho spiegata sopra.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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