II Sé è come la luce di un proiettore

Studente — Ciao Sergio. È giusto dire che Turiya è coscienza consapevole e che l’amore per manifestarsi ha bisogno di Turiya ma non viceversa, cioè che Turiya per manifestarsi ha bisogno dell’amore.

Maestro — No, l’amore e la consapevolezza sono due aspetti intrinseci al . L’amore conduce alla comprensione che ogni cosa ha la nostra stessa natura: “Meraviglia delle meraviglie, tutte le cose hanno la natura del Buddha” si dice che abbia detto il Sakyamuni sotto l’albero della bodhi. Le Vie bhakti  conducono a Turiya attraverso l’amore. La consapevolezza porta alla comprensione che siamo al di là di tutto e che questo tutto è apparenza, e perciò il mondo viene riassorbito nel Nulla. A volte prevale l’Amore, a volte il Nulla…

S. — Il mio ‘io’ personale è solo un’idea in Turiya, un’insieme di impressioni dovute alle credenze che ha di sé e del mondo, e la paura nasce quando un dato fenomeno sembra aver la capacità di far cadere una di queste credenze (che possono essere consce o meno). Io sono Turiya e mi identifico in Fabrizio dimenticando apparentemente la mia natura impersonale?

M. — “Il mio io personale è solo un’idea”… Stai individuando il pensiero ‘io’? Se è così, marcalo, gioca con lui. Nota che, quando sparisce, sparisce anche il mondo. Il mondo è il pensiero io. Non mollare la preda adesso che l’hai catturata.

Tu sei il Sé, non Turiya.  Turiya è il nome di un  samadhi. Ramana Maharshi ne da una definizione specifica, ma sia Ed che Rajiv e – se mi permettete di includermi – io, siamo poco inclini a prestare attenzione alle definizioni dei vari samadhi, che in definitiva non sono altro che concetti. Perciò noi usiamo il termine Turiya per indicare lo stato di unione col  Sé e, a scopi puramente esplicativi, manteniamo solo tre definizioni di samadhi che sono: Savikalpa quando è necessario dello sforzo per accedervi, Nirvikalpa quando è senza sforzo ma non continuo, Sahaja quando è senza sforzo e ininterrotto. Comunque, l’esperienza di essere il Sé è sempre la stessa in tutti e tre questi samadhi.

Quando tu pratichi l’Autoindagine, o Ricerca del Sé, ti siedi, chiudi gli occhi e OSSERVI quello che appare. L’atto di OSSERVARE il mondo interiore è la base stessa della meditazione e dà inizio all’introversione che culminerà col Pratyahara, il ritiro dell’energia dagli organi di senso.

Ma il mondo interiore non è dissimile dal mondo esteriore, è sempre comunque illusione e ci si può perdere quasi all’infinito. Perciò, praticando l’Autoindagine, dopo esserci rilassati e aver osservato i fenomeni interiori (immagini, sensazioni, emozioni, pensieri…) noi riportiamo la nostra attenzione indietro fino a farla risalire alla Fonte, il Soggetto Ultimo. l’Autoindagine è naturalmente la fase finale di ogni percorso spirituale. Prendiamo ad esempio la Meditazione Naturale. In questa pratica l’aspirante si arrende all’energia vitale e osserva tutti i fenomeni interiori che avvengono. Dopo numerosi anni di questa osservazione, spontaneamente l’attenzione si dirigerà verso il Soggetto che osserva. Naturalmente il sadhaka beneficia della purificazione che ha ottenuto e la sua Autoindagine sarà più veloce. Rajiv ha praticato Kriya Yoga per 12 anni, ma poi si è realizzato attraverso l’Autoindagine in soli 3 mesi. Tuttavia adesso insegna l’Autoindagine, non il Kriya Yoga.

All’inizio, nell’Autoindagine, non siamo immediatamente in grado di risalire alla Fonte Suprema e individuiamo come Soggetto vari livelli di identificazione della Fonte con Maya: un io personale (Sergio), un io individuale ma non toccato da ciò che osserva (Ishvara), un Io Sono universale. Ma gradualmente, dimorando in questi Soggetti ancora illusori ci si rende conto che esiste un Soggetto che sta ancora più a monte e si risale la scala fino a individuare il Soggetto Ultimo, la Fonte Suprema.

La Fonte Suprema è ‘consapevolezza’, un ‘guardare’, beato in se stesso e completamente distaccato da c’ò che osserva. Potrebbe osservare una decapitazione o un panorama stupendo, il suo stato non ne sarebbe alterato. Questo guardare non ha NESSUN CONCETTO DI ‘IO’. Potete chiamarlo Pura Consapevolezza, Puro Essere, Sono universale oppure Sé.

Il Sé può essere sperimentato sia in modo non duale, attraverso l’unione nel samadhi, che in modo duale, percependolo col senso sottile del ‘SENTIRE’, che non evoca un ‘io’ (se non a una speculazione intellettuale a posteriori: “Chi stava sentendo il Sé?”) ed è, potremmo dire, Consapevolezza che osserva la Consapevolezza.

Quando voi siete fusi col Sé nel samadhi e questo samadhi si centra nel cuore con una beatitudine che è spesso sopraffacente, al di là dell’umano (soprattutto all’inizio), questo è quello che noi chiamiamo Turiya. Più avanti la beatitudine resta sempre come stato naturale, spesso come pace, quiete, ma perde quegli apici estremi dell’inizio: se tu sei il Sé, che motivo c’è di andare fuori di testa… diventa il tuo stato ‘NATURALE’, il Sahaja. E non  devi fare niente per averlo, così come non fai niente per far battere il cuore.

Il senso di ‘io’ o di ‘essere’ svanisce completamente. E vi assicuro che è la più grande beatitudine che si possa sperimentare, oltre l’immaginabile: nessuno che muore, nessuno che ha mai fatto niente che sia responsabile di qualcosa, nessuno che ha mai subito niente, nessuno che vada attraverso le vicissitudini della vita.  Da qui quelle frasi dei Maestri che dicono: non  c’è nessuno, io nemmeno ci sono ecc. Vi rimando ancora alla testimonianza del risveglio di Sarada che dice al Maestro: “Io parlo, ma non so chi sta parlando”…

Questo elemento, il Nulla, è stato ampiamente frainteso da chi non è in grado di capire. Ricordo un penoso talkshow televisivo in cui Padre Baget Bozzo e Irene Pivetti (Irene era allora nell’identità morigerata, con tanto di foulard che le avvolgeva completamente il collo) si confrontavano con dei monaci buddisti. I due dicevano che il nostro Dio è qualcuno che c’è, è attivo, fa le cose, mentre quello del buddhismo è legato alla nozione negativa del Nulla…

Il NULLA non è affatto un concetto nichilista o negativo. Deriva dal fatto che quando siete fusi col Sé, il mondo, il corpo è l’io scompaiono. Deriva anche dal fatto che continuate a sentire che non c’è nessun ‘io’, ma questo non significa che non ci siete (per dirla in termini umani). Voi siete l’Assoluto!!! È l’Assoluto che percepisce il mondo o che implode in se stesso oltre la coscienza (Turiyatta). La Jnani non avverte alcun ‘io’ perché essendo il Soggetto Supremo non può mai sperimentare se stesso come oggetto (l’occhio non vede l’occhio). Finché c’è un io, un osservatore percepito, ci sarà sempre un altro io o osservatore a percepirlo…

Il Sé è come la luce del proiettore. Incontrando i movimenti della mente (i fotogrammi della pellicola) si proietta come una forma di sogno sullo schermo della vita. Poi guarda quella forma, e non essendo consapevole di sé come luce, si identifica con quella forma: “Oh, sono Dracula il vampiro. Come sto messo male…”. E quindi corre a fare ‘crescita personale’ per migliorare il look di Dracula, fare un po’ di pulizia mentale per ottimizzare le credenza di Dracula ecc. ecc. Invece dovrebbe risalire dall’immagine di sogno sullo schermo con cui è identificato, alla luce e rendersi conto di esser la Sorgente Suprema.

Ma non tutti sono pronti a farlo, e dunque la ‘crescita personale’ è utile.

LOVE

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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