la consapevolezza della vacuità

Alcuni aspiranti avanzati combattono per avere una mente senza pensieri. Come risultato la loro mente smette di funzionare bene; se fai loro una domanda non rispondono, o non capiscono cosa gli si dice. È perché hanno tutta la loro attenzione volta a impedire di pensare, allora il pensiero, il computer, non può funzionare in automatico. Non c’è niente di male a usare il pensiero – come non c’è niente di male a usare il computer – il male è nell’esserne dipendenti e identificati. Avrete sicuramente visto delle foto di Ramana con gli occhiali che legge qualche scrittura. Come pensate che si faccia a leggere? Con la mente.

Non lo si può fare direttamente, cercando di respingere i pensieri. È un po’ come cercare di calmare l’acqua dando schiaffi sulla cresta delle onde… Una mente senza pensieri deriva dalla Consapevolezza della Vacuità di tutti i fenomeni, di tutte le apparenze.

In una prima fase l’aspirante, invece di seguire ogni apparenza, si ritira nel soggetto percipiente, l’essere-consapevolezza che testimonia, neutro e privo di attaccamento e avversione, ogni apparenza. Quando è riuscito a individuarlo e può tornarci a volontà, per risiedere stabile nel Sé, deve andare attraverso il riconoscimento della vacuità (nel senso di assenza di sostanza) di ogni apparenza. Quanto maggiore è forte la Consapevolezza della Vacuità dei fenomeni, tanto più la mente sarà priva di pensieri, e tanto più stabile risulterà risiedere dello Stato Naturale.

Per imprimere questo solco virtuoso sto pensando a un Ritiro di un giorno e mezzo (arrivo venerdì sera, partenza domenica alle 14,00) col format della meditazione diadica. L’istruzione che il partner che ascolta dà al partner che medita è “Riconosci come vuoto tutto ciò che appare nella tua coscienza”. Il partner che medita osserva ciò che appare nella sua coscienza e lo riconosce come privo di sostanza.

Per comprendere il valore enorme di questa pratica dovere tenere presente che, anche se avete avuto molti samadhi (dissoluzioni temporanee della realtà duale illusoria) sono rimaste nella vostra mente tante cose dimenticate in ‘soffitta’ con una forte carica di significato. Osservandole e riconoscendole come vacue, le si svuota di significato e della carica attrattiva/repulsiva. La pratica raggiunge una massa critica che conduce a una meta-Consapevolezza della Vacuità, cioè: la Consapevolezza della Vacuità diventa salda in voi. Allora subentra il profondo silenzio – come quello testimoniato Bergonzi riguardo a Nisargadatta (http://youtu.be/C4_Ls8PdALY) – e non essendovi più distrazioni, l’attenzione si introverte su se stessa e si entra nello stato naturale di autoconsapevolezza, che è uno stato non duale, dove non vi sono processi di conoscenza, perché non c’è un conoscitore né un oggetto conosciuto.

Se durante il lavoro il partecipante si immerge nell’essere-consapevolezza (cosa che sicuramente avverrà) allora deve solo rimanere lì. Come compare di nuovo alla coscienza un’apparenza, di nuovo la riconosce come vacua.

Questo processo rompe i meccanismi di avversione/repulsione, l’attenzione diventa continua e indistratta, e qualsiasi cosa appaia viene indistintamente riconosciuta come un riflesso del Sé. È ciò che Nisargadatta indica come lo ‘sprofondare nel presente’. A me non piace il termine ‘presente’ perché dà l’idea che vi sia un tempo, cosa che non è. Invero è la consapevolezza che adesso è sempre presente e indistratta. E ciò ha in sé la premessa per trascendere il presente (sempre parafrasando Nisargadatta), perché ciò che rimane è solo consapevolezza consapevole di se stessa: lo Stato Naturale.

Gli aspiranti che non hanno ancora consapevolezza della vacuità (acquisita anche solo intellettualmente) non possono ovviamente lavorare su questa istruzione. Essi devono lavorare su “Porta tutta la tua attenzione all’io” (che illustro nella pagina http://www.itisnotreal.net/ritiri-spirituali/) e attendere di avere l’esperienza che solo l’IO impersonale/universale, o essere-consapevolezza, esiste. Oppure semplicemente osservano nella maniera più neutrale possibile ciò che appare nella loro coscienza senza rispondere alle pulsioni di attrazione e repulsione che possono nascere. Questo li condurrà a sviluppare gradualmente la consapevolezza della vacuità.

Per rallegrare l’ambiente ho inserito nell’orario giornaliero due diadi con l’istruzione “Immagina che ti restano solo due settimane di vita”. Il partner che medita si immedesima in tale condizione e sperimenta: cosa sente, cosa cambia, cosa resta della vita umana, cosa se ne va, cosa rimane. Questo serve a sgretolare tutta l’identificazione con l’umano.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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