Cosa intendi per ‘io’ ?

Allievo — Caro Sergio, stamattina mi sono sorte due domande sulla tecnica. Quando chiedi di cercare l’io, quale “io” intendi? Intendi l’io come sovrastruttura al Sé – quindi come illusione di separazione dal tutto, che a forza di cercarlo scompare? In questo caso tu lo intendi come un pensiero cui aggrapparsi, che in realtà non esiste e quindi infine scompare lasciando finalmente intravedere il Sé non più velato dalla mente? Oppure intendi il dimorare nel Sé, nel So-Ham [io sono Lui], quindi nel flusso di coscienza senza interruzione e senza pensieri?

Maestro — Io intendo “risalire al Soggetto Ultimo”. Se io ti do un pizzicotto sulla mano, tu dici “Ahi”. Ma chi è che dice ahi? A quale livello del Soggetto Ultimo si riesca a risalire, questo dipende dalle capacità del ricercatore. Per qualcuno sarà un io legato al corpo fisico, per qualche altro sarà una persona (Sergio o Enrica), per un altro ancora sarà un io individuale, un testimone neutrale, o la Coscienza universale.

Per me va bene qualsiasi Soggetto Ultimo il ricercatore riesca a individuare, perché dimorandovi lo raffinerà fino ad arrivare a vedere che in verità è il Sé. Ma se non mi dici qual è la tua esperienza, cos’è per te questo Soggetto Ultimo, io non posso darti altre indicazioni.

A. — Mmmhhh… domanda interessante.

La mia concezione è che quello che chiamo “io”, cioè M. [il nome personale], in realtà si è chiamata in molti modi nelle varie vite, quindi per essere corretta dovrei riferirmi a me in termini di Anima Immortale, e alla mia esistenza fisica come “questo corpo”. E l’anima immortale non è che un’onda nell’Oceano della Consapevolezza, che io continuo a chiamare Dio, o Assoluto, o Shiva, o sasso, o atomo… ogni nome è il suo nome e nessuno lo è.

Ho passato anni cercando questo Assoluto, e gli ho dato vari nomi. Alla fine ho capito che se Dio è davvero tutto, è anche me.

Anzi, citando Rumi, “non sei un’onda dell’oceano, sei l’intero oceano, in un’onda”. Qui mi fermo. Per questo la mia concezione ultima di “me” è il So-Ham: io sono Lui.

Ho risposto alla tua domanda?

M. — Qui non stiamo cercando un nome, stiamo cercando un SENTIRE, o meglio, la tua esperienza diretta, attraverso il SENTIRE, di chi sei tu!

Solo quando mi avrai detto cosa senti quando risali al Soggetto Ultimo, io potrò consigliarti una tecnica adatta a te.  Cosa vuol dire So-Ham per te? Devi dirmi la tua esperienza concreta, cosa sperimenti riguardo a “io sono Lui” ?

A. — Per l’esperienza “io sono Lui”, mi dispiace, non ho parole. Ci ho provato, ma non ci riesco! Generazioni di mistici ci hanno provato senza riuscire, figurati se te lo posso descrivere io!

Ma poca filosofia, d’accordo! Cosa sento “fisicamente”: sento un calore diffuso sopratutto verso il centro del petto – ecco perché l’hirdaya [il cuore spirituale] di Ramana Maharshi mi suona così bene –, la testa leggera, una gioia senza causa che mi pervade.

Mi capitava da piccola a “tradimento”, mentre studiavo, o camminavo, e non importava se ero arrabbiata, tesa, stanca, o felice o qualunque altra cosa. Non ero in grado di riprodurre quello stato anche volendo. Poi ho scoperto che questi sprazzi di gioia sono la mia vera natura e ho cercato la Meditazione Trascendentale per raggiungerla stabilmente.

Mi coglie ancora a tradimento a volte, ma succede più spesso, e un certo grado di gioia rimane stabilmente sempre di più nella vita quotidiana. Se mi fermo e penso: so-ham, e lo VIVO, questo stato si ripresenta, anche se è solo per qualche momento prima che la mente riparta.

M. — Se è come dici, la tecnica per te è di immergerti e fonderti nel So-Ham e diventare UNO con Lui. Io posso descrivere questa esperienza e ne parlo quotidianamente.

Il So-Ham è l’IO universale, che viene anche chiamato: Essere Universale, Pura Coscienza Indivisa, Sé, Dio ecc. Fondersi nel So-Ham è Turiya, che dà gioia sopraffacente, come nessuna gioia umana può dare. Questa Gioia deriva dal riconoscimento, o autoriconoscersi come Sé. Quando sei completamente assorbita nel samadhi non c’è né io né mondo, ma c’è ancora conoscenza, conoscenza di Puro ESSERE, perciò si può descrivere. Poi sfocia in Turiyatta e lì cessa ogni conoscenza.

Se è questo il tuo livello, non dovresti sentirti molto identificata con gli altri ‘io’: M. (la tua persona), il corpo ecc. È così?

A. — Ahahaha! Mah, caro, che dirti???

Come avrai letto, sono uno strano incrocio tra un bhakta e una studiosa delle Scritture!

Da una parte sperimento e non so spiegare – è il versante del mistico –, sall’altra invece leggo, faccio filosofia, e in ultima analisi cerco di dare senso allo stato del mistico.

Scrivendo mi accorgo che forse vorrei solo dare un senso a questo stato di So-Ham!

E speravo nel mio cuore che tu mi dicessi: ripetilo e immergiti!!!! Non sai quanto lo speravo. Magari mi serviva solo questa delucidazione.

Non sono molto identificata, in effetti, ma la cosa va e viene! Se sento molto dolore dico “sento male”, non “questo corpo sente male”, e soffro (tipo ieri sera!!). Se invece sto meglio è più facile attraversare la soglia e sentirmi “tutto”, e spesso mi viene in mente di essere “Quello”, e allora attraverso gli eventi quotidiani con la consapevolezza di essere Quello, con gioia e serenità. Se per caso sorge il Mantra o sorge un grande silenzio interiore, come mi è stato insegnato mi radico in esso.

Ma se invece mi immergo nel so-ham … ecco, allora sono a casa!

M. — Sì, la tua pratica è di immergerti e fonderti nel So-Ham e diventa UNO con esso. Il tuo livello è già di nirvikalpa, perché è senza sforzo ma non ancora ininterrotto.

Durante il giorno, a intervalli regolari, torna al So-Ham anche solo per pochi secondi – per te dovrebbe essere solo come un “RICORDARE” il Sé. Non fare sforzi, invece enfatizza l’abbandono e la tua devozione. In nirvikalpa più metti sforzo e intenzione e più richiami indietro mente ed ego rallentando il processo di liberazione.

Ma al tuo livello avanzato ci si aspetterebbe ben di più che ricordare il Sé a intervalli regolari: la tua attenzione dovrebbe essere costantemente rivolta solo verso il Sé, scrutandolo di continuo con la penetrante attenzione di un falco, e dimorando in Lui. In  questo modo stabilizzerai Turiya e trasformerai nirvikalpa in sahaja, lo stato “naturale” di ininterrotta permanenza nel Sé.

Se ti fa piacere, mandami le tue relazioni e vedremo come stabilizzare Turiya.

LOVE

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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