Coscienza Cosciente di Se Stessa

Studente — Ciao Sergio, quando sono in assenza di pensieri rimango con la mente vuota. La pura consapevolezza forse non l’ho ancora conosciuta. Per me ci sono io quale coscienza consapevole del mondo e di se stessa. Se l’attenzione è fortemente diretta all’esterno esiste quasi solo il mondo, se è diretta all’interno esiste solo la coscienza.

Maestro — Perché continui a dire di non conoscere la Pura Consapevolezza quando poi mi scrivi: “se l’attenzione è diretta all’interno, esiste solo la coscienza”? Quella è la Pura Consapevolezza!

Devi mantenere l’attenzione sulla Coscienza Pura, o la “sola Coscienza”, come dici tu. “Pura” vuol dire che c’è “solo” quella, senza altri elementi ad inquinarla.

Se c’è solo la Coscienza e tu sei lei, allora quello è un samadhi.

Quella Coscienza Pura è il Sé!

Pensa a immergiti solo nel Sé, che è Pura Coscienza … sempre se non sei già in samadhi e manco te ne accorgi!

Quando SEI la Coscienza Pura quello è Turiya, in cui la Coscienza si esprime come Gioia.

S. — All’interno della sola coscienza transitano i pensieri ed ora col tuo esercizio [quello di togliere le parole] la mente rimane vuota. Comunque osservare i pensieri è ancora attività esterna, per quanto mi riguarda.

M. — Non curarti dei pensieri: non stanno all’interno di Te, SONO ESTERNI A TE! Tu sei quella benedetta Coscienza “sola” che mi presenti. Quali altre parole devo usare per spiegartelo?

Non ti rendi conto che se mi dici che “osservare i pensieri è un’ATTIVITÀ ESTERNA”, questo significa che i pensieri sono fuori dalla Coscienza Pura; e se c’è solo la Coscienza Pura, quello sei TU.

Cosa ti aspetti per samadhi?

I tuoi preconcetti “erronei” sul samadhi e sulla Realizzazione stanno bloccando il tuo progresso spirituale. È almeno cinque volte che ti spiego tutto il processo, cosa bisogna fare per superare i tuoi preconcetti?

Samadhi significa che ci sei solo tu come Coscienza Pura!!!

Il problema è che tu ti sei intestardito ad aspettarti che per avere il samadhi devi perdere la coscienza. A me dispiace molto che Dio non abbia predisposto le cose come sarebbero piaciute a te.  Vedi tu quanto vuoi che duri con questa storia…

S. — Normalmente l’attenzione è divisa una parte verso il mondo e una parte verso la coscienza.

M. — Quando sei in Turiya è come se tu ti ritirassi nel sonno profondo senza sogni, solo che sei cosciente.

Quando sei nel sonno profondo, hai un qualche contatto col mondo?, col corpo?, con l’io?, con gli altri? No, ovviamente!

Così, quando sei in Turiya è come se tu fossi fuori dal mondo, sempre immerso nel Sé, la Pura Consapevolezza. A volte l’immersione/assorbimento è profondissimo (come accade nella meditazione formale) e il mondo scompare del tutto, a volte ti rendi conto di quel che succede ma vi rimani estraneo, come accade quando hai dei sogni lucidi, in cui sei consapevole di stare sognando.

È il corpo-mente, personaggio Gianni a partecipare al gioco; è Gianni che risponde alla danza dell’esistenza (più o meno).

Il vero TU, il ,  rimane sempre assiso nella pura non-azione, a osservare (più o meno) quello che capita, senza sentirsi coinvolto.

È per questo che Turiya viene anche chiamato “sonno desto” (waking sleep).

S. — Insomma prima quando guardavo un film c’era solo il film, mentre adesso sono consapevole di me e del film.

M. — E questo non fa che confermare quello che dicevo prima.

Chi è questo me?

Per me, da quanto mi scrivi da un po’ di tempo, dovrebbe esserti chiaro che è Pura Consapevolezza e che devi starci dentro.

Se non riconosci la Pura Consapevolezza, che pure appare chiara dai tuoi messaggi, non puoi approfondirla e stabilizzarla come Turiya samadhi.

S. — Forse la Pura Coscienza non l’ho ancora conosciuta o non la so riconoscere, boh?… Per me dopo il mio essere cosciente c’è l’esperienza diretta della quale non si può parlare.

M. — E dagli!… Ti sei fissato, e non sono valse a niente tutte le spiegazioni.

Patanjali descrive sostanzialmente due tipi di samadhi: sabija = con coscienza, nirbija = senza coscienza.

Turiya è un samadhi sabija. Al suo livello più profondo, nella meditazione formale, non c’è io, non ci sono corpi, non ci sono altri, non c’è tempo, materia, spazio, energia, non ci sono mondi… Ma c’è “CONOSCENZA” unitiva, diretta, non-duale di Pura Consapevolezza.

Altri sinonimi di Pura Consapevolezza sono: Puro Essere, Sé, Pura Presenza, “Io Sono” impersonale… e forse altri che adesso non mi ricordo.

Il nirbija noi lo chiamano Turiyatta, dove non c’è coscienza. Sarebbe nient’affatto diverso dal sonno profondo senza sogni, se non che lo Jnani ricorda perfettamente il momento prima di Turiyatta, quando era consapevole del Sé, ed è cosciente del momento immediatamente dopo Turiyatta, quando torna consapevole del Sé.

Dopo un po’ di questo gioco, lo Jnani diviene consapevole di essere oltre coscienza e non-coscienza, oltre conoscere e non-conoscere, oltre Turiya e Turiyatta, di essere l’Eterno Immutabile oltre ogni stato. E questo è Mukti, la Liberazione.

Turiyatta, o nirbija, ha luogo dopo che Turiya è rimasto stabile per lungo tempo. Mentre Turiya è “Puro Essere”, quando appare Turiyatta avviene la distruzione definitiva della radice “ESSERE”. Ma Turiyatta non resta da solo, si alterna con Turiya, come ho già scritto molte altre volte.

S. — Ok, con l’ultimo punto ci sono. Questa è quella che ho chiamato esperienza diretta, che posso solo conoscere o nel momento subito prima o nel momento subito dopo. Turiyatta è capitata sia quando la coscienza era nello stato di veglia che in quello di sonno profondo ed io ne sono stato consapevole o subito prima o subito dopo. Questa è l’unica esperienza diretta che “conosco” anche se è inconoscibile.

Quando questa esperienza è terminata, ha fatto sì che la coscienza diventasse consapevole di se stessa.

Ora io non ho conosciuto altri livelli di coscienza, ma secondo quello che ho sperimentato, l’Io Sono (l’Io Sono impersonale e immutabile di cui parla Nisargadatta) e il mondo nascono da Turiyatta.

Io dopo o ricado nella mente e mi identifico con l’idea di un “io sono” personale, oppure sono l’Io Sono impersonale.

Quanto sopra per me è indiscutibile perché è quanto ho sperimento, e se è errato abbiamo un problema perché in me la convinzione di quanto sopra è scolpita nella mia anima.

M. — Spessissimo gli allievi scambiano l’esperienza non-duale del Nulla, o Vuoto profondo, per un samadhi nirbija senza coscienza (cioè per Turiyatta). Anche nel samadhi può scomparire “tutto”, ma c’è ancora un “conoscitore” di quell’esperienza non-duale del Nulla, ed è difficile riconoscerlo se quell’esperienza è durata più o meno qualche secondo.

Comunque, se pure fosse Turiyatta, anche una Verità male interpretata può essere fuorviante. Tu hai avuto una sbirciata di Assoluto dove non c’è niente, e poi hai visto che da questo nasce la coscienza, l’io e il mondo. Quanti secondi o frazioni di secondi è durata questa esperienza? Nell’Intensivo sono frequentissime. Io ho avuto decine e decine di esperienze di questo tipo, e decine ne ho viste nei miei allievi quando conducevo Intensivi di Illuminazione.

Puoi stabilizzarla? Se sì non hai bisogno del mio aiuto. Se no, ti chiedo solo questo:

Dimentica tutto quello che sai sull’Assoluto e realizza il Sabija Samadhi (non per qualche secondo, per ore!) diventando UNO con la Pura Coscienza, o Puro Io Sono impersonale, o come vuoi chiamarlo tu.

Il ricercatore ha bisogno di stabilizzare Laya, cioè il Samadhi, la dissoluzione temporanea dell’ego per lungo tempo per poter raggiungere quel grado di purificazione e di profondissima resa da poter accedere al Nirbija Samadhi, o Turiyatta. Un’esperienza fugace è un buon auspicio, ma se fosse sufficiente io e molti altri miei compagni degli Intensivi saremmo già stati a fianco del Buddha da molto molto tempo.

LOVE

sc

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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