Sul Darshan

al corso di m.c.COMMENTI E CONSIDERAZIONI

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Non-pensare e Abbandono

Stare nel non-pensare è abbandono. Invece di avere un ego che cogita o sogna, si sta nella quiete dell’Oceano divino, che è il nostro vero Sé. Nel non-pensare l’ego si azzera!

Ma se io dico a qualcuno “Cerca di non pensare”, quanto utile può essere la mia indicazione? Zero! Posso dargli una tecnica per calmare il pensiero o portarlo a zero, ma non posso dirgli di non pensare.

Se invece lui ha l’esperienza di cosa significa non-pensare, e invece di essere solo sonnolento – cosa che può capitare all’inizio perché siamo abituati che quando siamo nel non-pensiero in genere siamo inconsci nel sonno profondo – riconosce il proprio vero Sé eterno e infinito al di fuori del pensiero, allora per lui si apre un varco: la possibilità di ritornarci.

Ecco il Darshan.

Sergio

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Come una guida che ti prende per mano

Vi pensate e vi vedete mentalmente come qualcuno che si sveglia la mattina, pensa a cosa deve fare, prende decisioni, va a destra e a sinistra, fa questo è quello. Tutto questo ha un nome: illusione! Voi siete l’Oceano eterno e infinito della pura consapevolezza indivisa, visibile appena oltre la soglia del pensiero. Non più mattina, non più risveglio a un nuovo giorno: solo QUELLO, placido e immutabile, meraviglioso!

Il Darshan vi porta a Quello, come una guida che vi prende per mano e vi porta sulla cima della montagna. Voi vedete, a tratti capite che è il vero voi. Ma non siete abituati a stare fuori dal pensiero, siete troppo identificati con esso, e i più non riescono a stabilirsi là da subito, per sempre. Avete bisogno di più Darshan per conquistare la stabilità. Ma anche così, dovete sapere che il Darshan ha la velocità della luce rispetto a qualsiasi altra tecnica spirituale, perché è diretto, mentre una tecnica spirituale è mediata dalla mente.

Tuttavia, precisa Sri Ramana, il Darshan permea soprattutto quelli che desiderano il Divino o che hanno praticato. Agli altri che sono indifferenti o chiusi verso il Maestro e il Divino scivola addosso come se avessero l’impermeabile, o quasi.

Sergio

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Roberta 02La mattina presto torno a casa di mia sorella perché aveva un nuovo attacco di cervicale. Le faccio l’iniezione e dico: — Di solito ti faccio un massaggio e me ne vado, ma oggi chiudi gli occhi che ti accompagno nello spazio infinito —.

Lei chiude gli occhi e io anche.

Le parlo da quello spazio vuoto consapevole dove ogni cosa appare come una creazione di Sé: il suo corpo-mente e l’intero cosmo.

Spiego che lo stato naturale è questo ‘sonno profondo vigile’ dove tutte le sensazioni spariscono e resta solo il vedere che è un conoscere dove la trinità di chi vede, la cosa vista e il vedere sono Uno: il tutto è conosciuto dal vuoto.

Dopo un po’ che le parlo di Questo, senza volerlo esclamo: — Dormi?… —. Lei risponde istantaneamente di no. — Ok, — le dico — ora me ne posso andare —.

Lei apre leggermente gli occhi sofferenti poi li richiude e dice: — Ma io ero lo spazio infinito!! Il corpo con tutto questo dolore non era lì. Ero in un blu scuro così intenso che è solo pace. Poi è apparso un pianeta blu, ma non so dire se era la Terra. Non so per quanto l’ho osservato; è sembrato un attimo… È uscito dal blu profondo dello spazio vuoto come da dietro delle tende sfumate, appariva sempre più evidente fino a splendere lì tutto solo. Era Stupendo!! Poi tu mi hai chiesto se dormivo e sono istantaneamente tornata qui.

Io: — È una bellissima esperienza, complimenti!! —.

La vedo in una situazione di dolore e meraviglia quindi decido di salutarla per farla riposare nel Sé perché sento che vuole stare lì.

Giovedì mattina, mia sorella riprende l’argomento in macchina e mi dice che è l’esperienza più bella della sua vita e che ogni volta che ci ripensa gli vengono i brividi di gioia e le lacrime. Spiega che non riesce a capire come può essere successo di essere sia Quello spazio che il corpo, mi dice che ha provato a tornare nel nulla, ma non ci riesce più.

— Non toccare quella ‘esperienza spontanea’ con la mente e neanche con la volontà. — rispondo — Tu sei quello spazio che si sta riconoscendo. Lascia maturare questa intuizione e viviti come Quello —.

Roberta

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Riguardo al Darshan io non posso spiegare niente a nessuno perché non esiste una spiegazione. È come il fiore e il suo profumo: non esiste profumo senza fiore.

Roberta

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 Al primo Darshan, Anna Giuriatti condivise con me le perplessità di una sua amica. Le ho trovate interessanti perché possono sorgere in altri e il colloquio che n’è derivato permette di chiarire, per quel che si può a parole, cos’è il Darshan. Condivido questo dialogo:

Amica: — Non capito una cosa, ma loro danno un Darshan?… Sapevo che il Darshan, Divina Visione, è prerogativa di Avatar e Grandi Iniziati.

Anna Giuriatti: — Guardare la forma del Maestro con amorevole devozione. La benedizione derivata dall’essere nella presenza di una persona santa. Che da Grazia del Sé – come dice Mooji. Ciascuno, quando è nella grazia e nella luce divina dà il Darshan. Sergio è sicuramente un maestro realizzato, Roberta anche. Peraltro personalmente non ho avuto esperienza di entrambi. Non mi sento mai, a priori di giudicare sai, vivrò e vedrò, questo mi compete di fare. Certamente il totale impulso Advaita [non dualità], la grande scuola di Ramana Maharshi fanno punto. E breccia nel mio sentire. Le diadi che praticano pure.

Amica: — Anna, non stavo giudicando, era una semplice considerazione. Ma certo, non ho nemmeno il dubbio che tu ci mettessi giudizio… Semplice diritto di informazione, e io ti trasmetto esattamente quanto so.

Anna Giuriatti: — Però mi dà gioia questa cosa, tanta. È esattamente parte di quanto avevo in animo di fare qui. Uno scambio tra anime, un viversi e conoscersi. Alla fine il Darshan ,se c’è grazia Divina è forte scambio di Divino Amore. In ogni attimo, progetto, visualizzazione, sogno, realtà… c’è Dio.
Tesoro mio, ho il convincimento che ogni fiore, nuvola ,prato, peloso, ci diano un Darshan permanente… La consapevolezza fa la differenza. Esserne consapevoli fa la differenza. Stringi stringi ma di diverso cosa ci dice il nostro Purna Avatar?? Risposta: NULLA!

COMMENTO DI SERGIO:

Difficile aggiungere qualcosa a quanto ha detto una tale devota. Le parole di Anna vengono dalla ‘consapevolezza’ del Cuore, e sono assolutamente esatte, dirette, semplici, veritiere e complete.

Perciò mi limiterò a delle precisazioni ‘tecniche’, per così dire:

1. Il Darshan viene sempre dal Divino. Per darlo il maestro deve essere in samadhi, quindi lui come persona non c’è.

2. Quando si è nel Divino, non c’è una differenza tra l’esperienza di Buddha e quella di Sergio.
Le differenze ci sono nel corso della sadhana e sono di due tipi:
a) Iniziali, quando la mente è ancora così forte da trasformare il ricordo dell’esperienza diretta stessa. l’aspirante ha delle esperienze dirette che durano un istante, poi la mente le reinterpreta a modo suo. Prendiamo l’esempio dei patriarchi del Vecchio Testamento. Lui ha l’esperienza di essere UNO con Dio, ma non appena ne esce la mente ha già trasformato il ricordo, e lui dice: “Io sono il figlio di Dio”, perché il suo credo ritiene blasfemo affermare “Io sono UNO con Dio”. Più avanti, mentale per i suoi nemici trasformerà il ricordo di quell’istante unitivo in: “Noi siamo il popolo di Dio, mentre gli altri no e possiamo ucciderli”.
b) Durante la sadhana la prima fase di samadhi significativamente più lunghi avviene insieme a movimenti mentali e percezione. L’aspirante vede gli altri e le cose e vede che è tutto lui. Egli però non ha ancora conosciuto il nirvana, ossia Se stesso senza forma né qualità, e non sa ancora che è, come dice Poonja: un NULLA CHE AMA.

3. La classificazione di Avatar o Grandi Maestri rispetto alla facoltà di dare Darshan è erronea anche storicamente, nel senso che non c’è mai stata. Come saggiamente intuisce Anna, chiunque dal samadhi può dare Darshan, anche se non è ancora stabile. È ciò che avviene ad esempio nei Ritiri Intensivi di Autoindagine: sono così potenti che trascinano anche il Maestro che è un aspirante avanzato nel samadhi, così egli durante il Ritiro dà a tutti gli effetti il Darshan. Poi, se non è ancora realizzato, quando tornerà a casa decadrà in una certa misura da quello stato.
Nel video che segue c’è un Guru (non mi piace chiamarla ‘Gurina’) poco conosciuta, ma realizza! Non è un Avatar, non è un Grande Iniziato (così definito da quale giuria???), e dà il Darshan; lei non parla quasi mai:
https://www.youtube.com/watch?v=4JVvczMyQ78&feature=youtu.be

4. Non bisogna inoltre lasciarsi confondere dalla familiarità del maestro e dall’uso che fa della mente. Egli usa la mente per rimanere in contatto con le persone; gioisce si diverte se capita (a me piace molto scherzare), ma non è identificato con la mente. Quando dà il Darshan la ferma e resta solo il Divino. Se leggete la biografia di Sri Ramana “I miei giorni con Bhagavan” di Annamalai Swami (consigliato), vedrete che Ramana non di rado scherzava e giocava con gli allievi, ma quando dava il Darshan diventava Shiva in persona, niente più mente, niente sogno!

5. È anche vero che i maestri hanno poteri spirituali diversi (e non mi sto riferendo alle siddhi, ai poteri miracolosi che descrive Patanjali come diventare invisibile, quelli appartengono alla mente, ma al potere di trasmissione! La differenza sta nel fatto che esistono 4 livelli di realizzati – le scritture ne parlano. Tutti e 4 si sono disidentificati dalla mente, ma il supremo, come Sri Ramana, non ha più neppure una vasana, nemmeno dell’autoconservazione del corpo (dovevano sollecitarlo energicamente perché mangiasse). Gli altri si sono distaccati dalla loro mente, ma in essa sono ancora presenti dei movimenti che si autoliberano nella pura consapevolezza del realizzato mentre egli è in samadhi. Perciò il potere spirituale di questi ultimi migliora col passare del tempo, come il buon vino. È l’esperienza di Nisargadatta; egli ha più volte affermato che la sua vita era un continuo viaggio spirituale, e ciò ha fatto erroneamente pensare a qualcuno che mancava di esperienza che ci dovesse essere un ego che sperimentava quel viaggio; ma non è così! È la purificazione della mente dello jnani che avviene spontanea dimorando nel Sé.

Jay Bhagavan