Cosa c’è da fare di particolare?

Allievo — Sergio, ho passato alcun giorni in stato di dubbio: la ricerca, il , i maestri…. tutto mi è sembrato un po’ folle. Ho guardato la vita e ho sentito: la vita è la vita, basta, cosa c’è da fare di particolare?

 

Maestro — Comprendi perché la percentuale degli aspiranti idonei è soltanto del 5%?

 

Non perché gli altri non siano capaci e promettenti – tu sei molto promettente! Io ho avuto decine di allievi con capacità, sensibilità, esperienze profonde… E allora? Tutto questo non basta di certo! Ci va un altro ingrediente che viene chiamato “maturità spirituale”, meglio detto “Quanto hai sofferto per averne abbastanza???”.

 

Se per esempio la persona più cara che hai, il tuo cuore stesso, che dopo 35 anni di convivenza è diventata te stesso, un’unica incarnazione, se questa persona nel giro di un mese e mezzo si trasformasse in una mummia, un teschio con 2 grandi occhi coscienti, e poi la vedi andare in coma, morire, e sparire per sempre nel giro di 2 minuti, stai tranquillo che non diresti la “vita è la vita, basta, cosa c’è da fare di particolare?”!!!

 

Il caso più intenso è veloce mi e durato 2 mesi. Mi scrisse un toccante appello: “Per favore insegnami!”. Lo accolsi e sembrava che la pratica fosse cucita su misura per lui. Era giovane, 19 anni, non aveva fatto pratiche precedenti, ma aveva esperienze nello stato di veglio, nel sogno, stati diretti, mi scriveva 3 volte al giorno… Dopo 2 mesi mi scrisse: “Sergio, grazie per tutto quello che mi hai dato, ma ho capito che non devo fare niente”. Non gli risposi nemmeno, tutto già visto. Sai cosa cercava: una esperienza intensa come sadhaka. Quando il suo ego è stato soddisfatto e ha visto che se avesse voluto (secondo lui) poteva essere un sadhaka vincente, si è stufato ed è tornato a “la vita è la vita, basta, cosa c’è da fare di particolare?”…  😉

 

Mi spiace ma non posso risolverti questo dubbio.

 

Allievo — Mi chiedevo: è possibile intraprendere e progredire in un cammino contemplativo solamente per soddisfazione egoica utilizzandolo in modo autodifensivo? Non dovrebbero emergere li aspetti negativi di sé stessi votati all’autosuccesso a causa della pratica?

 

 

Maestro — Dipende da cosa intendi per “progredire”. Uno può progredire in una materia di studio, in una disciplina sportiva, attraverso al crescita personale, col mind clearing… Ma come può progredire in una via realizzativa per una soddisfazione egoica quando “realizzazione” significa la morte dell’ego? L’ego andrà avanti finché trova un suo guadagno e quando questo verrà meno, smetterà.

 

È assolutamente necessaria una motivazione ben più forte: l’aspirante deve veramente averne avuto abbastanza dell’esistenza duale! Solo questo può portarlo avanti. Poi alcuni disquisiscono se anche questa motivazione sia dell’ego o no; se è l’ego che, avendo sofferto tanto, a un certo punto capisce che è meglio che muoia… Possiamo anche dire così, ma sono elucubrazioni che lasciano il tempo che trovano.

 

C’è una storia che si racconta per d’are l’idea di quale sia la giusta motivazione per intraprendere la via realizzativa:

 

Allievo e Maestro stanno facendo il bagno in un fiume. L’allievo chiede cosa sia necessario per realizzare Dio. Prontamente il Maestro gli mette la testa sott’acqua e lo tiene immobilizzato. L’allievo pensa che sia un qualche rito e non protesta. Poi però l’aria comincia a mancare. Ne dà segnali, ma il Maestro non lo molla. Ora l’allievo è preso dal panico e comincia a contorcersi, ma il Maestro non lo molla. Alla fine, quando il poveretto non ne può più, il Maestro lascia andare la presa. Grande inspirazione a pieni polmoni con la bocca spalancata dell’allievo – sapete come uno respira dopo che si è sentito soffocare. “Ecco,” dice il Maestro, “quando desidererai Dio come l’aria che stai respirando adesso, solo allora lo realizzerai”. È assolutamente vero! Anche se nella pratica l’aspirante deve imparare a lasciare andare anche quella brama, la realizzazione dell’Assoluto deve essere e rimanere il suo PRIMO fine nella vita.

 

Un atro ricercatore — Proprio cosi…

 

Allievo — Mi ha colpito il fatto che malgrado questo giovane ricercatore mirasse solo al successo personale come sadhaka, egli riuscisse comunque ad avere esperienze contemplative di un certo livello. Il senso della mia domanda era questo.

 

Maestro — Shankara dice chiaramente che il desiderio per la Liberazione è importante. Io aggiungerei che è il motore della sadhana.

 

Possiamo per comodità dividere i sadhaka in principianti, di medio livello e avanzati.

 

All’inizio la “brama per la realizzazione” porta avanti il sadhaka. Nel medio livello, questa brama va però stemperata, altrimenti fissa il sadhaka in una dualità: lui, da un lato, e dall’altro la liberazione (che non è altro che egli stesso come Sé).

 

Parallelamente il sadhaka comincia ad avere delle esperienza spirituali che gli fanno conoscere il Sé in una certa misura. Perciò la brama per la liberazione viene gradualmente sostituita dall’Amore per il Sé, lasciando sempre la sadhana al primo posto nel cuore del ricercatore.

 

Più il sadhaka lavora con forza (e all’inizio è inevitabile) più richiama indietro la dualità della mente. All’Intensivo di Illuminazione, ad esempio, è relativamente facile avere delle esperienze dirette, ma dato che quel tipo di ritiro comporta uno stile di vita straordinario (fuori dall’ordinario) che per i più richiede grande sforzo, le esperienze dirette non possono che essere istantanee. Per accedere a spazi di non dualità più lunghi è necessario l’abbandono, che alla fine diventa ASSOLUTO, TOTALE, INCONDIZIONATO! Fino a che sparisce ogni senso di “io”.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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