Il piano fisico

Perché ci sia un qualche progresso spirituale voi dovete allontanarvi e quindi abbandonare il piano fisico. Non sto dicendo che non dovete andare più a lavoro o non dovete più dar da mangiare ai vostri figli. Sto dicendo dal punto di vista dell’identità.

La gente è molto identificata nel piano fisico, anzi lo considerano l’unica realtà effettiva; siamo educati in questo modo dalla nascita.

Certamente nel piano fisico si incontrano anche piacere e successo, ma pur essendo fortunatissimi e avendo in prevalenza tutte cose buone, inesorabilmente si conclude in TRAGEDIA, in DRAMMA!

Quello di cui potete essere certi è che il piano fisico si concluderà nella malattia e nella morte. E non solo la vostra, ma anche dei vostri cari. Potenzialmente, anche se non ci pensiamo, la more è già avvenuta. Siamo già passati attraverso una qualche malattia, più o meno dolorosa, più o meno lunga, e siamo morti come Sergio, Giovanni, Laura ecc.

Nel buddismo prima di accedere alla meditazione ci sono delle pratiche preliminari da fare. Una di queste è ripetersi 100.000 volte, con piena consapevolezza, che la vita è dukkha (sofferenza). Probabilmente non è necessario farlo in questo modo, ma io sono profondamente convinto che dovreste farlo in qualche modo. Dovrete ponderare sulla vostra vita fisica, esaminarla sotto tutti i vari aspetti, le mete che avete come essere fisico, e con l’immaginazione proiettarle nel futuro. Vedrete che vanno tutte inesorabilmente verso la morte, sia che si tratti di voi stessi che di altri.

Perché vi sto proponendo tutta questa “pesantezza”. Io non credo che ci sia la morte. La nostra vera natura si manifesta come Gioia sempre nuova. Ve lo sto proponendo perché se fate questa introspezione in maniera onesta e scrupolosa, la spinta a INVESTIRE la vostra IDENTITÀ nel piano fisico, che per i più è divenuta automatica, andrà in crisi e voi potrete gradualmente spostare la vostra identità su piani più elevati: il piano astrale, causale, e quindi verso il CUORE (Turiya).

Quando la vostra identità si ritira dal piano fisico, voi andate attraverso la vita fisica come fosse un sogno, cioè con distacco. Come Re Janaka di Mithila insegna, non è necessario che disinvestiate la vostra energia, se dovete costruirvi la casa e curare il vostro lavoro, lo fate. È la vostra identificazione che viene disinvestita dal piano fisico; l’energia continua ad esserci e a far funzionare il corpo e le cose.

La prima cosa che dovete fare è spostarvi sul piano sottile o astrale, e da lì verso gli altri piani di esistenza.

Per fare questo dovete praticare la meditazione sul 3° occhio, consapevoli dello scopo di questa pratica. Rajivji l’ha chiamata l’Autoindagine Implosiva e ha dato indicazioni solo per gli studenti avanzati. Infatti egli non l’ha associata al mantra e al pranayama (respirazione) e ha detto che dopo 10 minuti si ricade spontaneamente all’indietro nel Sé. Questo però non accade agli studenti che iniziano e a quelli di medio livello che hanno anche bisogno del mantra e del pranayama per rilassarsi profondamente e mantenere la concentrazione sul 3° occhio.

Dunque noi non possiamo sapere a priori quanto duri la contemplazione sul 3° occhio prima che l’attenzione ricada spontaneamente all’indietro nel Sé. Perciò io vi propongo di praticare la  meditazione sul 3° occhio come esercizio separato dall’Autoindagine. Alla fine diverranno la stessa cosa.

Di seguito alcune considerazioni sulla meditazione sul 3° occhio.

Nel kriya yoga lo si fa associato a un mantra. Yogananda suggerisce il mantra hong-so, la pronuncia è ‘honnn’ (‘o’ aspirata), ‘sooo’ (‘o’ larga) che dovrebbe voler dire ‘io sono spirito’. Inspirando pronunciate mentalmente ‘honnn’, espirando pronunciate mentalmente ‘sooo’. Dovere pronunciare il mantra mentalmente, non con la voce.

Questi mantra riproducono il suono naturale del respiro quando l’aria entra ed esce. Va bene anche il mantra so-ham (io sono Lui); inspirando ‘sooo’, espirando ‘hamm’.

Rajivji non l’ha associata al mantra e al pranayama perché agli studenti avanzati non sono in genere più necessari. Agli altri invece il mantra è di aiuto; in più, dopo un po’ si associa al respiro e può perciò riportarvi spontaneamente al piano sottile durante la giornata anche mentre non state praticando.

Il mio consiglio è di provare col mantra per un po’ e di abbandonarlo solo dopo che avete verificato che ne potete fare a meno.

A questo punto, praticando la meditazione sul 3° occhio, possono succedere varie cose, che possiamo esaminare insieme se vi fa piacere di condividere con me. Una di queste è che si attiva un processo di PURIFICAZIONE. Potrebbero, per esempio, venire a galla tutte le paure che vi tengono fissati al piano fisico, immagini mentali di voi che sostengono la vostra identità fisica, la registrazione del ricordo di quella volta che vostra madre vi ha amato come essere fisico, e ancora credenze, identità, postulati come: “non c’è vita fuori dalla terra” e “non c’è vita fuori dal corpo” ecc. ecc.

Ovvio che tutto questo è sgradevole. Ovvio che è anche un’autentica benedizione!!!

Come comportarsi di fronte a questi processi di PURIFICAZIONE?

Come ho già scritto ne “La giusta pratica”, entrateci dentro!!! Vivete appieno tutte quelle impressioni che legano la vostra identità al piano fisico e osservatele. Quando la loro intensità diminuisce ritornate alla contemplazione sul 3° occhio; quando di nuovo emerge un’impressione coinvolgente, andate dentro quell’impressione e osservatela. Dovete passare dal 3° occhio alla purificazione delle impressioni e viceversa, con un equilibrio che dovete trovare e che sicuramente troverete.

Ricapitolando:

  1. Ponderate sull’esistenza fisica. Esaminate tutte le mete che avete sul piano fisco rispetto a voi e agli altri e proiettatele nel tempo prendendo atto che termineranno inevitabilmente nella malattia e nella morte. Vi deve essere chiaro che il piano fisico non è il luogo su cui costruire la ‘casa’ della vostra IDENTITÀ.
  2. Praticate la meditazione sul 3° occhio con la consapevolezza che essa serve per portarvi fuori dal piano fisico verso livelli di esistenza superiori, fino all’Assoluto, cioè alla Liberazione.
  3. Accettate i processi di purificazione come una benedizione e praticate come è detto sopra.
  4. Alternate la meditazione sul 3° occhio con l’autoindagine classica.

LOVE

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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