La giusta pratica

— Mi pare di aver capito che devo cercare di percepire la sensazione che tu hai chiamato “testimone”. Da lì guardare le emozioni e guardare ciò che percepisco e tutto questo col tempo si scioglierà – SEMBRA TUTTO COSÌ SEMPLICE…

Ci sono dei momenti in cui l’emozione è così travolgente che mi è impossibile staccarmi, ma se ci riesco è veramente una gioia. Mi è stato facile e difficile lasciarmi andare: a seconda dei momenti.

 

— Devi risalire alla sensazione di ‘io’, o di ‘esistere’, di ‘te stessa’, o risalire al ‘testimone’…  come ti viene meglio; vai attraverso la linea di minor resistenza. Quando hai individuato questa sensazione devi rimanere/dimorare là più a lungo che puoi. La sensazione di ‘io’ è il Sé, solo che si presenta come ‘essere il corpo’, una ‘persona’, o un ‘io individuale’, un ‘testimone’…

 

Dimorando nella sensazione di ‘io’ ciò che è falso se ne va e ciò che è vero si afferma. Così questa sensazione gradualmente si purifica mostrando alla fine di essere ciò che realmente è: la Coscienza Indifferenziata, o Puro Essere, o Puro Io Sono ecc. L’io è un punto di assoluta quiete e non-azione.

 

Come avviene la purificazione? Attraverso l’osservare/sentire. Quando la Coscienza vede completamente un’impressione illusoria la dissolve. Le impressioni mentali sopravvivo solo perché restano nascoste, non viste. Quando sono viste dalla Coscienza si dissolvono nella misura in cui sono viste. Quando invece la Coscienza vede la Verità, cioè Se Stessa, allora diventa UNA nel Samadhi. Ecco perché in definitiva il samadhi avviene solo con il Sé, ed è sempre lo stesso – anche se all’inizio ci possono essere svariate realizzazioni/comprensioni soggettive…  come quelle grossolane dei patriarchi del Vecchio Testamento: “Noi siamo i figli di Dio e gli altri sono i nemici” (???).

 

Questo significa che uno deve vedere tutte le impressioni della mente?

 

No! La liberazione è disidentificazione. Dissolvendo molte impressioni mentali con cui si è identificati, l’aspirante raggiunge un livello di comprensione che lo disidentifica da intere aree mentali; questo avviene spontaneamente. È come spegnere un interruttore generale e fermare un’intera officina, anziché spegnere macchina per macchina.

 

Tu fai la tecnica dell’Autoindagine molto bene. Il problema è che hai molti contenuti mentale sospesi che non sono stati visti/osservati.

 

Se tu li rifiuti e spingi solo nell’andare verso la sensazione di ‘io’ potrai anche avere esperienze spirituali significative, ma dovrai conquistarle con molto sforzo e perciò non dureranno più di qualche istante. Inoltre la massa gravitazionale di quei contenuti non visti a cui sei ancora identificata ti porterà via dalle tue realizzazioni, impedendo che diventino stabili.

 

Questo non è valido solo per i principianti, è valido sempre, anche per chi è in un nirvikalpa che tarda a trasformarsi in sahaja ininterrotto. Egli dovrebbe chiedersi: “Cos’è rimasto a cui sono ancora identificato?”, e osservare!!!

 

Come risolvere questa problema nella pratica spirituale?

 

Il ricercatore deve trovare e mantenere un EQUILIBRIO tra lo spingersi a ritroso verso la sensazione ‘io’ abbandonando tutte le impressioni e il fermarsi a osservare (senza giudicare o evitare) le impressioni che si presentano, soprattutto quando sono molto forti e coinvolgenti. Deve evitare di fare o solo una cosa o soltanto l’altra.

 

Questo equilibrio è soggettivo e il sadhaka lo troverà attraverso l’esperienza. Egli deve comprendere che dissolvere le impressioni aiuta l’immersione nell’io, e l’immersione nell’io aiuta il dissolvimento delle impressioni.

 

Questo è il modo corretto di procedere nella pratica.

 

Valuta inoltre se hai la disponibilità a partecipare a un Intensivo di Illuminazione. È un ritiro di meditazione di 3 giorni molto intenso. Il mio amico Giacomo Bo (tra i miei amici Facebook) è un Maestro di Intensivi di Illuminazione. Se sei interessata puoi contattarlo per informazioni. Ha anche scritto un libro sull’Intensivo, così potrai avere tutti i ragguagli:

http://www.intensivodiilluminazione.it/

 

Io però non ti sto dicendo che devi farlo! Perché non ti forzerò mai a fare qualcosa verso cui non senti disponibilità. Ti sto solo “informando” di una possibilità. Se decidi di farlo prendi la responsabilità della tua decisione. Se la dai a me, nei momenti di inevitabile crisi mi darai la colpa del tuo disagio e questo incrinerà la nostra relazione. C’è gente che dorme attaccata alla parete di una montagna. Lo fa perché lo vuole. Ma che succederebbe se fosse stata forzata. Ogni difficoltà risulterebbe insopportabile, indesiderata e irritante.

 

L’Intensivo è molto buono per chi ha difficoltà a ingranare con la tecnica dell’Autoindagine o ha molti contenuti in sospeso (non visti) che rendono ardua la sua pratica. Egli dovrebbe fare Intensivi fino ad avere la prima esperienza diretta sul koan ‘Chi sono io?’ – io ci misi 5 Intensivi, ma sono stato tra i più lenti. Se gli piacciono gli Intensivi, può continuare fino a che il koan si spegne, cioè fin quando pur cambiando koan la realizzazione è sempre la medesima. Poi gli Intensivi vanno abbandonati perché per avere esperienze più lunghe e stabili è necessaria una pratica di maggior abbandono.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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