la miseria della spiritualità

C’è Attaccamento e Avversione?

Se c’è Non Sei Realizzato!

la miseria della spiritualità…

Interessante è che malgrado la scuola di Nisargadatta e quella di Ramana arrivino a conclusioni diametralmente opposte, nessuno dei simpatizzanti dell’Advaita Vedanta pare rilevarlo. Questo vuol dire che non praticano e non sono neppure motivati a uno studio approfondito di quegli insegnamenti.

La suola di Nisargadatta usa neti-neti (non sono questo, non sono quello) che rimarca una forte separazione tra l’Osservatore l’osservato, mentre la Scuola di Ramana patrocina il dimorare nel Sé, che, dopo aver scoperto il vero Sé, rende spontaneo iti-iti (io sono questo, io sono quello) e quindi lo stato unitivo. La scuola di Ramana dice che la Realtà ultima è pura Esistenza-Consapevolezza, mentre quella di Nisargadatta dice che lo Jnani che si è fermato alla conoscenza del Sé è sottosviluppato, e che dobbiamo disidentificarci pure dalla coscienza. Nell’insegnamento di Ramana si parla molto di vasana e del fatto che fin quando sono presenti vasana non è possibile la Realizzazione definitiva, perché le vasana prima o poi romperanno l’equanimità del Sé e ti faranno uscire dalla stato naturale; nell’insegnamento di Nisargadatta non se ne parla mai in quanto neti-neti dovrebbe suggerire l’spirante che non è quelle vasana.

Il primo Nisargadatta, di “Io Sono Quello”, non è molto dissimile dall’autoindagine insegnata da Sri Ramana: “Stai sull’IO” è l’insegnamento di entrambi. Ma dopo un neti-neti assoluto Nisargadatta perviene al suo insegnamento ultimo che Jean Dunn ha raccolto nel libro “Prima della coscienza”. Quest’ultimo insegnamento e assolutamente dissimile da quello di Ramana.

In altri scritti ho messo in luce varie conseguenze del neti-neti assoluto della scuola di Nisargadatta (che include Ranjit e Siddharameshwar); qui vorrei presentarvi un risvolto di neti-neti che riguardala l’onestà dell’aspirante e la Realizzazione.

L’ininterrotto assoluto negare tutto ciò che appare porta l’aspirante a sentirsi l’Osservatore ultimo separato anche dalla propria forma. Mettiamo che questo aspirante abbia delle vasana e/o tracce di memorie condizionanti (ad esempio: problemi con la figura paterna) che si manifestano in comportamento condizionati. Egli può dire: “Io sono il Sé, la pura Coscienza Immota. Quello è il mio aspetto umano, la mia forma, ma io non sono quello”. Un tale aspirante è realizzato o non e realizzato? È una bella domanda, non vi pare?

Vi dico come si è comportato Lester Levenson, un grande Jnani, purtroppo poco conosciuto in Italia per cui i suoi libri sono tutti in inglese. Lester era già completamente realizzato con delle siddhi: non aveva bisogno né di mangiare né di dormire; lo invitarono a tenere una conferenza. Nella sua mente c’era il ricordo di essere timido, ed egli declinò l’invito. Poi rifletté, comprese che quella era una traccia di memoria che lo stava condizionando e la volta successiva accettò l’invito. Alla conferenza fu spontaneo e sereno e niente della sua esperienza passata di timidezza si ripresentò.

Vi sono degli aspiranti che dicono di essere realizzati, e che feriscono gli altri a causa delle loro memorie condizionanti. Tuttavia essi sostengono: “Io sono il Sé, Il Sé è sempre Grazia, perciò non mi scuso”. Se il malcapitato avanza qualche reclamo, dicono di essere stati aggrediti. Ho conosciuto uno che invece di scusarsi per aver ferito un suo devoto, lo ha in seguito allontanato da un suo ritiro dicendo che era meglio se non veniva perché aveva paura di ferirlo e questo l’avrebbe distratto. È paradossale, ma è realmente avvenuto…

Non voglio dire ciò che è giusto o sbagliato, dico solo che io ho scelto di seguire Sri Ramana Maharshi che ha insegnato sempre anche col suo stesso comportamento (così come altri Grandi Realizzati). Ho scelto di non giustificare mai le impunità della mia forma dicendo “Tanto quello non sono io”: di conseguenza quando sbaglio mi scuso e faccio autocritica per individuare le impurità che hanno indotto quel comportamento ed emendarle. Ho scelto di non usare il mio distacco dalla forma per nascondere vasana ancora presenti, e di indagare in me per verificare se sono ancor presenti attaccamento e avversione. Ho scelto di accettare la vita come maestra di purificazione.

Invito anche voi a tale riflessione.

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