la sadhana dell‘inviare amore

Se fatta in diade, il partner che ascolta dà l’istruzione ‘Invia amore’. Il partner che medita l’accetta, chiude gli occhi, trova un oggetto: tutto l’universo manifesto, una persona ecc., e invia amore; quando sente che il ciclo è concluso apre gli occhi e comunica al partner che ascolta ciò che è emerso dalla sua meditazione. Al gong si cambiano i ruoli. Se fatta individualmente il meditante fa lo stesso processo da solo, senza comunicazione.

A quali oggetti inviare amore? A quelli che appaiono alla coscienza in quel momento. La meditazione è cumulativa ed autocorrettiva. Praticando, l’amore raggiungerà tutti i nodi, anche i più nascosti: aspetti di voi che non amate, sensi di colpa, ferite ricevute, memorie, il tinello di casa vostra che non vi piace… ecc. ecc. ecc.

È una sadhana (pratica spirituale) molto interessante… Da un lato tu sei invitato a inviare amore senza limiti, non devi avvertite alcun limite nell’inviare l’amore; dall’altro incontri delle barriere. Devi appoggiarti alla barriera esercitando un po’ di pressione nell’inviare amore. Non devi inventarti storie mentali per sfondare – se lo fai puoi anche cadere nello stato non-duale, ma per una frazione di secondo e poi salti di nuovo fuori. Devi rimanere appoggiato alla barriera perché è vedere la barriera da un lato e l’amore dall’altro che crea consapevolezza. Ed è la consapevolezza a sciogliere la barriera, non la volontà di ego/mente.

E che cos’è questa barriera?… È l’ego, è la mente, il punto di vista della persona. È che per dare amore ‘senza limiti’ devi saltar fuori dalla mente, non puoi farlo nella mente! Se avviene nella mente, per quanto puro sia l’amore ha sempre qualche condizione. E finché trovi barriere, finché nell’Inviare Amore incontri in te commenti, considerazioni, giudizi, condizioni, c’è ancora mente.

La barriere ultima è la resistenza a passare nello stato unitivo. Ma per un amore incondizionato è ciò che deve accadere, ed è anche lo scopo di questa sadhana: rompere le barriere all’unità del samadhi! E allora saprai che cos’è l’amore incondizionato: È LA GRAZIA!! 🙂

Fin quando dura questa sadhana? Finché arrivi al samadhi, lo stato unitivo; quando il samadhi cessa, riprendi a ‘Inviare Amore’.

Quindi la posta è alta e definitiva… Praticando ti rendi conto che esiste solo l’unione di questo corpo unico (il Sé manifesto e immanifesto) nell’amore. Non c’è ‘quello ha fatto questo’, anche se l’ha fatto, perché qualcuno che ha fatto qualcosa appare solo nello stato duale. Nell’Unità dell’amore c’è solo la Vera Natura (senza attributi) che ama e contempla la Vera Natura senza attributi. La mente si dissolve… È magico! _/|\_

L’ego si assottiglia sempre più; entrate nel samadhi, e poi l’ego ritorna ma sempre più sottile, e sempre più prolungati diventano i samadhi…

Alla fine la pressione dell’Inviare Amore fa crollare le mura della dualità ed entrate nel samadhi permanente… ‘Inviare amore’ altro non è che la riabilitazione della Vera Natura… Se fatta in diade, il partner che ascolta dà l’istruzione ‘Invia amore’. Il partner che medita l’accetta, chiude gli occhi, trova un oggetto: tutto l’universo manifesto, una persona ecc., e invia amore; quando sente che il ciclo è concluso apre gli occhi e comunica al partner che ascolta ciò che è emerso dalla sua meditazione. Al gong si cambiano i ruoli. Se fatta individualmente il meditante fa lo stesso processo da solo, senza comunicazione.

A quali oggetti inviare amore? A quelli che appaiono alla coscienza in quel momento. La meditazione è cumulativa ed autocorrettiva. Praticando, l’amore raggiungerà tutti i nodi, anche i più nascosti: aspetti di voi che non amate, sensi di colpa, ferite ricevute, memorie, il tinello di casa vostra che non vi piace… ecc. ecc. ecc.

È una sadhana (pratica spirituale) molto interessante… Da un lato tu sei invitato a inviare amore senza limiti, non devi avvertite alcun limite nell’inviare l’amore; dall’altro incontri delle barriere. Devi appoggiarti alla barriera esercitando un po’ di pressione nell’inviare amore. Non devi inventarti storie mentali per sfondare – se lo fai puoi anche cadere nello stato non-duale, ma per una frazione di secondo e poi salti di nuovo fuori. Devi rimanere appoggiato alla barriera perché è vedere la barriera da un lato e l’amore dall’altro che crea consapevolezza. Ed è la consapevolezza a sciogliere la barriera, non la volontà di ego/mente.

E che cos’è questa barriera?… È l’ego, è la mente, il punto di vista della persona. È che per dare amore ‘senza limiti’ devi saltar fuori dalla mente, non puoi farlo nella mente! Se avviene nella mente, per quanto puro sia l’amore ha sempre qualche condizione. E finché trovi barriere, finché nell’Inviare Amore incontri in te commenti, considerazioni, giudizi, condizioni, c’è ancora mente.

La barriere ultima è la resistenza a passare nello stato unitivo. Ma per un amore incondizionato è ciò che deve accadere, ed è anche lo scopo di questa sadhana: rompere le barriere all’unità del samadhi! E allora saprai che cos’è l’amore incondizionato: È LA GRAZIA!! 🙂

Fin quando dura questa sadhana? Finché arrivi al samadhi, lo stato unitivo; quando il samadhi cessa, riprendi a ‘Inviare Amore’.

Quindi la posta è alta e definitiva… Praticando ti rendi conto che esiste solo l’unione di questo corpo unico (il Sé manifesto e immanifesto) nell’amore. Non c’è ‘quello ha fatto questo’, anche se l’ha fatto, perché qualcuno che ha fatto qualcosa appare solo nello stato duale. Nell’Unità dell’amore c’è solo la Vera Natura (senza attributi) che ama e contempla la Vera Natura senza attributi. La mente si dissolve… È magico! _/|\_

L’ego si assottiglia sempre più; entrate nel samadhi, e poi l’ego ritorna ma sempre più sottile, e sempre più prolungati diventano i samadhi…

Alla fine la pressione dell’Inviare Amore fa crollare le mura della dualità ed entrate nel samadhi permanente… ‘Inviare amore’ altro non è che la riabilitazione della Vera Natura… ❤

Sergio Cipollaro

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Marco Mineo, Renato Cadeddu e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”.
Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore.

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