La Sofferenza Equivale al Sé Separato

Ho trascritto il testo del video di Rupert Spira per un non udente. Lo condivido con voi:

Rupert – La sofferenza è uguale a resistenza, e la resistenza vuol dire: sé separato.

D. – La mia impressione era che la sofferenza in se stessa non era il problema, ma che il problema sorge quando c’è qualcuno che soffre.

R. – Prendiamo prima questa tua affermazione per cui la sofferenza non è un problema.

Uno dice: “La mia ragazza mi ha lasciato e come risultato sto soffrendo”, ma aggiunge: “La mia sofferenza non è un problema”.  Se io comprendo che la mia sofferenza non è un problema, perché non applicare la stessa comprensione al fatto che la mia ragazza mi ha lasciato, e dire: “Non è un problema il fatto che la mia ragazza mi abbia lasciato”, e quindi immediatamente la sofferenza finisce? Se sono nella posizione di poter dire: “La sofferenza non è un problema”, allora posso portare lo stesso approccio direttamente alla causa della sofferenza, e quindi la mia sofferenza finisce subito. Ma se non sei nella posizione di poter dire ciò: “Non è un problema che la mia ragazza mi abbia lasciato”, allo stesso modo non sei nella posizione di poter dire che la sofferenza non è un problema. Dobbiamo essere onesti e coerenti.

Dire “La mia sofferenza non è un problema”, è uno dei modi in cui il sé separato si appropria della comprensione non duale e la usa per perpetuare se stesso.

D. – Ma sto parlando della mia sofferenza.

R. – Quando tu soffri, chi è che soffre? È la tua esperienza o no? Se tu stai soffrendo, stai resistendo. È vero?

D. – Sì, c’è una resistenza che sorge.

R. – Chi sta facendo resistenza? A quale soggetto si riferisce questa resistenza? Non alla Consapevolezza. La Consapevolezza non conosce nemmeno il significato della parola resistenza. Quindi ‘chi’ sta resistendo?

Se tu sai che il sé separato è non esistente, allora questa resistenza da parte di chi sta avendo luogo? Chi sta resistendo?

La resistenza ‘è’ il sé separato. ‘Resistere all’adesso’ non è qualcosa che il sé separato ‘fa’, è ciò che il sé separato ‘è’.

Magari dici: “C’è la consapevolezza che il sé separato è un’illusione, ma la sofferenza può ancora apparire come illusione”.

Se tu realizzi che ‘quello’ (l’ego) attorno al quale la sofferenza si dispiega non esiste, cosa accade alla tua sofferenza? La tua sofferenza c’è soltanto quando c’è quell’entità attorno alla quale ruota la sofferenza.

È molto comune nei circuiti dell’Advaita contemporanea dire: “Sto soffrendo, ma la sofferenza appare, come qualunque altra cosa, a nessuno”. È uno pseudo-advaita luogo comune.

D. – Per me scoprirlo è stato un grande sollievo.

R. – Ok, se per te è un sollievo, se la sofferenza è giunta alla fine, molto bene! Ma se la tua sofferenza non è giunta alla fine, non puoi dire ‘è un sollievo’. Se tu stai soffrendo non c’è sollievo.

Un’altra parola per ‘sofferenza’ è ‘ricerca della felicità’.  Non c’è sollievo mentre stai cercando la felicità. Non puoi dire “Sto soffrendo e sono sollevato”, perché il sollievo è pace, felicità. Felicità e sofferenza sono due stati che si escludono a vicenda.

D. – Quindi la vera felicità non è senza condizioni ma pone come condizione il fatto che non vi sia sofferenza?

R. – No. La vera felicità è senza condizioni. Ma l’esperienza della sofferenza è la velatura di quella felicità. Quindi non possiamo dire: “Io sto soffrendo e sono felice di questo”. Non ingannare te stesso.

Vi consiglio vivamente di ascoltare i video di Rupert Spira. Ha un’eccezionale capacità di spiegare con le parole la natura dell’Essere. Sono una grande risorsa e possono essere di grande aiuto agli aspiranti!

I suoi video YouTube tradotti in italiano sono qui: https://www.youtube.com/channel/UCbpwTELXOr9H0iaUyT-9KaQ

Altri video sul suo sito: http://non-duality.rupertspira.com/feeds/it/#video

 

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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