Confusione tra piano causale e Sé

Risposta ad un sadhaka:

Questo Vuoto o Nulla dove tutto scompare, foriero di tanta desolazione, è il piano causale, non è il ! L’aspirante può anche avere una esperienza diretta, ma poiché si trova al livello di dover passare il piano causale, ha come realizzazione che non c’è nulla, non solo non c’è il mondo, ma non c’è Essere. Proprio qualche giorno fa ho ricevuta la lettera di un aspirante che mi testimoniava un samadhi profondo in cui per la prima volta aveva sperimentato di essere uno con tutto (l’immanenza). Egli ha sentito il bisogno di precisare: ‘Non era il Sé infinito immanifesto, ossia non era quel vuoto infinito, quell’assenza di essere che tutti conosciamo’. Quell’assenza di essere, non è il Sé, è il piano causale.

La confusione tra il Sé – che è Turiya, Sat-Cit-Ananda – e il piano causale si complica per il fatto che le parole: vuoto, nulla, immanifesto… riferite all’esperienza del piano causale, vengono identificate con quelle simili che si riferiscono al nirvana, nirbija, turiyatita, stati (non-stato) che sono tutta un’altra cosa. Inoltre chi ha l’esperienza del piano causale è sostenuto da tutta quell’erronea cultura buddista del vuoto a credere che quello è il Sé, quando non è!

Dopo il piano causale c’è il Supercausale, c’è Turiya, che è puro Essere-Coscienza (senza attributi né mondo), il Sole che splende nel cielo, e al contattarlo si è sopraffatti da gioia sovrumana.

Le realizzazioni che si hanno dopo aver passato il piano causale, sono proprio quelle dell’immanenza, di essere uno con tutto. Le persone dicono: “Sono la luce, o l’amore, o l’energia che pervade tutto l’Universo…”. Poi l’assorbimento nel Sé aumenta, e il mondo scompare, ma rimane puro Essere-Coscienza, e gioia, beatitudine: Sat-Cit-Ananda.

Tu, dopo essere stato tanto in questo nulla depressivo e terrificante, tanto da desiderare il suicidio, ora puoi permettere che il mondo sia, anche se te ne senti testimone distaccato. E difatti descrivi: “…questa gloria che è perfetta in se stessa, spontanea, inottenibile, assolutamente incorruttibile ed estranea ad ogni forma creata eppure in tutte le forme…”. “Questa Gloria” è quella che i saggi chiamano Sé. Andrebbe notato che la parola “Sé” è un pronome che sta a indicare un ‘io’ impersonale. Anche solo questo dovrebbe suggerire che non è il vuoto.

Perfetto! Vuoi la realizzazione? Tieni la tua attenzione costantemente sull’Io, fino a che scompare ogni senso di io individuale.

Grazie per la condivisione <3

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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