l’io separato è un oggetto che appare nel vero io: la coscienza

Dai Satsangha di Francis Lucille

Partecipante: — Molte volte, quando sono sola e mi chiedo: “Cosa sono io?”, avverto una profonda nostalgia.

Lucille: — Questo senso di nostalgia è una percezione; sei la percezione o lo spazio in cui essa appare? Non sei la nostalgia e la nostalgia non è sempre presente, va e viene. Tu non sei la percezione, sei ciò in cui essa appare; ma tu non potrai mai percepire lo spazio in cui appare, se potessi sarebbe per definizione una percezione. La vera esperienza di noi stessi è che non siamo nulla che possa essere un oggetto.

Il passo successivo è vivere in accordo con questa comprensione. Quando di nuovo c’è poca chiarezza e ci troviamo a pensare e sentire di essere localizzati da qualche parte, di essere limitati ecc., allora dobbiamo tornare a quella comprensione. Dobbiamo essere seri e onesti nel cercare quel che veramente siamo. Non vogliamo sprecare la nostra vita servendo qualcosa che non esiste. Se sono il servo di qualcosa, voglio almeno sapere cosa sto servendo. Dobbiamo servire quello spazio, quella consapevolezza, quella presenza, che non potremo mai percepire come un oggetto e che è al tempo stesso innegabile, e sappiamo che è innegabile perché, non fosse presente, nient’altro esisterebbe.

Quando non fai nulla, allora ti rendi conto che si può intraprendere l’azione in due modi: o al servizio della presenza consapevole, o come schiavo di un’ombra, cioè dell’entità personale. All’inizio può sembrare una cosa teorica e la mente opporrà resistenza insinuando: “Tutto ciò è teorico, dimenticarlo” – questo pensiero è uno dei modi in cui l’entità separata cerca di proteggere se stessa. La questione è un’altra, non è se sia teorico o no, ma se è vero o no.

Se la risposta è: “Sì, la mia azione è al servizio di un’entità separata”, allora dobbiamo indagare questa entità, questo ‘io’. l’io separato è un oggetto percepito! E dove appare? Appare nel vero ‘io’: la coscienza. Una tale indagine ci porta dall’oggetto alla sua sorgente, concedendoci un assaggio della nostra vera natura. Dopo qualche tempo, dovuto all’abitudine di pensare, e sentire, sempre a noi stessi come oggetti, scopriremo di non poter continuare semplicemente ad essere la presenza pura, senza oggetto; torna di nuovo la sensazione di separazione, col suo inseparabile treno di pensieri e attività. Ma la mente ha ricevuto un colpo mortale da questo incontro col non-conosciuto e la sua capacità di impersonare in modo convincente il vero ‘io’ è stata irrimediabilmente indebolita.

Partecipante: — In che modo dovremmo affrontare il piccolo ‘io’ quando si ripresenta?

Lucille: — Semplicemente tornando alla comprensione che il piccolo ‘io’ compare nel vero ‘io’. I pensieri relativi al piccolo ‘io’ diminuiranno gradualmente, non rimpiazzarli con nient’altro. Si creeranno così delle brecce, delle aperture nella nostra esperienza, precedentemente occupata da pensieri, sensazioni ed emozioni legati al piccolo ‘io’. In seguito riconoscerai queste aperture come la tua originaria apertura.

All’inizio le aperture sembreranno apparire di volta in volta tra due pensieri o due sensazioni/emozioni. Più avanti scoprirai che sono invece i pensieri, le sensazioni e le emozioni ad apparire di volta in volta nella presenza senza tempo della coscienza. Dal punto di vista della mente tali aperture appaiono fugacemente nel flusso continuo di pensieri, sensazioni e emozioni, ma dal punto di vista della coscienza sono i pensieri, le sensazioni e le emozioni che appaiono fugacemente nell’oceano ininterrotto della coscienza.

Partecipante: — Perché è così difficile essere lo spazio aperto della coscienza in modo stabile?

Lucille: — In realtà è impossibile non essere lo spazio aperto della coscienza, ma esserne consapevoli è una questione diversa. La difficoltà è dovuta al fatto che una volta scomparso il ‘pensiero-io’ per effetto della comprensione, nuovi strati di sensazioni/emozioni salgono in superficie, ma a differenza dei pensieri legati al piccolo ‘io’, che sembrano offrire qualche promessa di felicità e appagamento, queste sensazioni/emozioni sono spiacevoli, e allora fuggiamo da esse rifugiandoci nei pensieri. Così, il processo di fuga attraverso il pensiero e l’attività che ne deriva vengono di nuovo generati. Sono necessari grande coraggio, amore e pazienza per affrontare queste sensazioni/emozioni senza voler fuggire.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Uno dei maestri risponderà alle vostre lettere.
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