Malattia mentale

— Sergio, cos’è la malattia mentale? È un tema che mi ha sempre toccato. Vedere una persona disgregarsi fino a non riconoscerla più. Ma non ho mai capito cosa provoca quella devastazione del carattere, della personalità e della percezione… e cosa, in realtà, porta alla guarigione.

— Be’, la stessa cosa succede con la malattia fisica.

Ma cosa si ammala? È la mente e il corpo che si ammalano, non TU! Noi sperimentiamo la malattia della mente e del corpo come nostra solo perché siamo identificati col corpo e con la mente.

Quando hai nella tua mente delle immagini costanti che generano un delirio, o un complesso di persecuzione, una fobia, esaltazione, dissociazione ecc., e non riesci a toglierle restano sempre là  questa è malattia mentale.

Le persone sono più identificate con la mente che col corpo. Se il corpo sta male questo non viene vissuto come un attacco alla propria identità e si va dal medico. Se invece è la mente a star male, lo si vive come un attacco alla propria identità, all’io; la persona cerca di negarlo dando giustificazione improbabili, e di nasconderlo agli altri e a se stessa. Difficilmente andrà a farsi visitare dallo psichiatra di sua sponte, quantomeno bisognerà convincerla.

Cercherà invece di ritrovare un equilibrio cominciando a studiare naturopatia, a seguire tutti i possibili metodi di guarigione new age, spesso ricerca la guida di un maestro spirituale.

Se non è troppo grave e riesce ad avere un dialogo abbastanza logico, io l’accetto se credo vi sia anche un sincero desiderio spirituale. L’accetto perché è sempre e soltanto una questione di identificazione. Quelle immagini restano fisse davanti agli occhi mentali solo perché c’è una forte identificazione del Sé con esse.

Immagina qualcuno con una malattia fisica. Passa la vita a combatterla e ha cercare di guarire. Meno ci riesce, più diventa compulsivo nel desiderio di venirne fuori. Più vuole venirne fuori, più vi rimane imprigionato/identificato…

Questo dovrebbe rispondere alla tua domanda: “cosa, in realtà, porta alla guarigione”. Forse ti sembrerò banale, riduttivo, ripetitivo… ma c’è una sola cosa che porta, in realtà, alla guarigione: è la Realizzazione.

Il vero problema con queste persone è: hanno un vero desiderio di realizzare l’Assoluto?

Quasi sempre no! Vogliono solo stare meglio, guarire dalle loro disfunzioni mentali, vogliono avere un fidanzato, degli amici, essere felici ecc. Non hanno la motivazione per passare tutte le prove che solo un ricercatore veramente motivato, ossia che realmente desideri realizzare l’Assoluto, può attraversare. Invece continuano a lamentarsi di non star bene, di avere sempre gli stessi problemi, che il Maestro non dà loro quella compagnia umana che vorrebbero ecc. Così, non vedendo i risultati umani che auspicano, perdono fiducia nella sadhana e prima o poi l’abbandonano. Ma è cronaca di un abbandono annunciato… Il bello è che spesso sono veramente promettenti, hanno esperienze profonde… Un potenziale che rimane inutilizzato perché non sono interessate alla realizzazione… Alla fine tutto quello che posso fare per loro è indirizzarli da uno psichiatra per una cura farmacologica o, se non son o troppo gravi, suggerire una psicoterapia.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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