mantieni la consapevolezza di essere tutto ciò che appare alla tua coscienza

La sentenza di Marco: “il vero distacco lo trovi quando abbandoni la separazione” non è facile trovarla in giro, non in maniera così lapidaria. Marco è un meraviglioso Maestro, e come tutti i buoni maestri è in grado di estrarre dalla proprio esperienza spirituale principi che possono tramutarsi in pratiche per aiutare la sadhana degli allievi.

Prendo spunto dall’affermazione di Marco per una riflessione:

Vi sono aspiranti che pur avendo molte esperienze non-duali si ricoinvolgono con la mente e il proprio ego con gran facilità. Quindi soffrono e sembra che i guadagni spirituali ottenuti con la loro pratica vadano persi in buona parte.

Ho pensato: “Il non rimanere nello stato unitivo, rimanere nell’ottica di un punto di vista separato, è un’abitudine!, che in alcuni è particolarmente forte. Questi aspiranti dovrebbero seguire la pratica di ricordare che tutto quello che appare alla consapevolezza in un determinato momento, in ogni momento, è loro stessi!”.

Quando sei tutto, i percetti che appaiano si livellano perdendo di differenziazione e di carica emozionale. Allora cosa risalta IN ASSOLUTA EVIDENZA? La CONSAPEVOLEZZA! E poiché è l’unico percetto che resta in evidenza, si ha la ‘Consapevolezza che osserva la Consapevolezza’, e quindi lo stato unitivo. Nessun senso di essere il corpo, che è soltanto uno dei percetti che appare nel momento.

Dice Marco: — Basta negare qualcosa di ciò che appare alla coscienza, seppur minimo, per velare la coscienza. Nello Zen è detto: “Basta fare una differenza dello spessore di un capello per rendere cielo e terra separati”.

Dunque l’istruzione è:

“Mantieni la consapevolezza di essere tutto ciò che appare alla tua coscienza”

È diverso dal dire: “Dimora nel testimone”. Questa istruzione, inevitabile all’inizio della pratica, induce a uno stato duale, in cui c’è un testimone che osserva qualcosa che non è lui.

Però “mantieni la consapevolezza di essere tutto ciò che appare alla tua coscienza” non è la tecnica più adatta a chi non ha ancora avuto esperienze dirette. Questi possono usarla occasionalmente basandosi sulla comprensione intellettuale che tutto è UNO. Tale pratica produce comunque un allentamento della sclerotica visione duale della mente. Essi però dovrebbero soprattutto ricercare l’esperienza diretta attraverso il dimorare nel ‘Soggetto ultimo’.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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