appunti

Marco 02bMarco Mineo
Maestro di Advaita Vedanta
www.nondualismo.net
FaceBook

❖ ❖ ❖

Sono qui al lavoro,
stimoli sensoriali da ogni dove;
non trovano un “centro di smistamento”;
si dissolvono nel silenzio.
Il piacere della dissoluzione
si trasforma a tratti in Pace pura e semplice.

❖ ❖ ❖

Guardati allo specchio,
ciò che guardi È ciò che guarda.
Ovunque si posa la tua attenzione
è indifferente,
sei tu.
Il pensiero si placa;
a cosa dovrei pensare?
Lo specchio svanisce.
Era un pensiero!
Il primo e l’ultimo.
Immota felicità.

❖ ❖ ❖

Assenza di movimenti mentali è pace, come scrive Sergio in un post, e la pace è eterna. Non foss’altro che sembra essere disturbata, appunto, dalla mente.
Comprendere che la mente non esiste del tutto e stabilizzare tale comprensione (jnana yoga), agire come se non esistesse (karma yoga), donarla al Signore/Guru (bhakti yoga), domarla agendo sull’energia vitale (raja yoga), sono i diversi aspetti della Via per l’emancipazione.

❖ ❖ ❖

C’è un pensatore dietro al pensiero?
Il senso di essere il pensatore è solo il pensiero-radice ‘io’
ed è ciò che dà l’illusione della sostanzialità e della durata al pensiero.
Una volta scoperto che anche il pensatore è un pensiero,
svanisce la falsa sostanzialità del pensiero,
che si rivela essere privo di una reale durata e cessa di disturbare il Silenzio.
Ahamkara vritti (il pensiero ‘io’) dà sostanza a tutto il castello…
di carta.

❖ ❖ ❖

La ricerca costante del silenzio/immobilità mi ha portato a piantarmi nella radice dell’io. Fino a che è implosa e ho percepito, o meglio ‘appercepito’, l’immobilità e il silenzio in tutto. Le immagini che si muovono sono immobili e tutti i suoni sono ‘il suono di una mano sola’.
Prima: cerca il Sé oltre la mente e il mondo.
Poi: la mente e il mondo sono il Sé, poiché non vi è altro che il Sé.
Adi Shankaracharya ha detto:
“L’universo è irreale
  Brahman è reale
  L’universo è Brahman”.

❖ ❖ ❖

“L’universo intero è una proiezione della mente; perciò è una modalità della mente.
La vera natura della mente è beatitudine, e quando la mente è placata, la beatitudine assoluta si rivela”.  Avadhut Gita 6, 1

❖ ❖ ❖

Conoscitore e conosciuto sono mutevoli: sono altro da me.
Conoscitore e conosciuto non sono esistenti in sé: non sono altro da me.

❖ ❖ ❖

La comprensione genera assenza del movimento mentale e devozione,
viceversa è speculazione.

❖ ❖ ❖

Ciò che chiamiamo ANSIA credo, basandomi sull’esperienza mia e degli allievi, rientri a pieno titolo tra le emozioni negative più diffuse e causa di tormento.
L’atteggiamento di base del ricercatore deve essere di indagine continua: CHI prova ansia?
Di preciso cosa in me sente quest’emozione?
Procedendo nell’indagine si scioglie la confusione che nutre l’emozione negativa.
Non c’è un’entità individuale che subisce l’ansia, l’entità individuale È ansia. Svanendo la dualità io-ansia, svanisce l’ansia.
Accanto all’indagine: “CHI sperimenta questo?”, proviamo a diventare una cosa sola con l’emozione.
Una mattina ero in preda ad una forte angoscia, e tachicardia fortissima.  Sono diventato una cosa sola con quel che provavo; dopo un po’ è svanito CHI provava quel turbinio, e non avendo più nulla su cui l’emozione potesse fondarsi, cominciò lentamente a svanire.

❖ ❖ ❖

testimone del buio dell’assenza di immagini
ho visto comparire il sogno
[Si tratta di un’esperienza di rimanere cosciente durante il sonno profondo che è il piano causale – nota di Sergio]
L’immagine illustrativa è tratta dal libro “Opere”, Ubaldini Editore, che raccoglie le opere in versi e in prosa di Sri Ramana Maharshi.
Sveglio nel sonno

❖ ❖ ❖

Non più vittima dell’illusione dell’io,
pensiero e non-pensiero sono identici.
La vera mente è non-mente.

❖ ❖ ❖

L’Eterno stato di non-mente non deve essere immaginato negativamente, come un nulla: il bicchiere rotto è mezzo pieno o mezzo vuoto?
I poli delle dualità sono identici, la radice delle dualità è non-esistente.
Nello stato di non-mente il mondo è identico al non-nato.

❖ ❖ ❖

tutto è niente, la mente si ferma, la realtà splende

❖ ❖ ❖

Se riconosci l’irrealtà del quotidiano, allora il distacco, la devozione, il dimorare nel Sé… vengono da soli! Anche l’assenza di pensieri verrà spontaneamente, non occorre che tu la cerchi.
Allenati continuamente a sentire il senso di essere che è perennemente con te e percepisci il mondo come un sogno.
Dici che hai paura che possa succedere qualcosa di brutto. Se senti di essere una forma, sarai inevitabilmente affetto dalle azioni di altre forme.
Tu non sei una forma, non hai una forma!

❖ ❖ ❖

al centro del corpo-mente c’è un qualcosa che immaginiamo come permanente e continuo, l’io, che sentiamo di dover proteggere a tutti i costi.
ed è precisamente questa pseudo-entità che consideriamo noi stessi a velare l’Eterno.
Parafrasando Nisargadatta, l’io ci indica dove cercare, non cosa cercare.

❖ ❖ ❖

Cosa c’è di più intimo e familiare del nostro stesso io?
Cosa c’è di più liberatorio e definitivo della scoperta della sua inesistenza?
Che altri passaggi occorrono.
Io non riuscivo a stare a lungo sull’io (che è ciò che serve) per via di traumi passati, grazie a Sergio ho superato l’impasse. Ma il vero fulcro è: l’io e la liberazione dall’io.
Dimora in ciò che senti essere la radice, godine la calma che ne deriva naturalmente. Se senti un certo disagio mentre pratichi, continua e lascia bruciare, non deve restare niente.

❖ ❖ ❖

nel sonno profondo non dimentichi forse la stessa mente, il mondo?
abbandona ciò che può essere dimenticato in qualsiasi momento, ciò che resta è la Realtà.

❖ ❖ ❖

preghiera del mattino:
io non sono, la Realtà è

❖ ❖ ❖

dal punto di vista assoluto, un ologramma è inesistente
in senso più relativo è luce (coscienza)
ancor più relativamente è forme

❖ ❖ ❖

il trambusto del sogno più agitato turba il silenzio della nostra camera da letto?

❖ ❖ ❖

Quando parliamo di forme, gli allievi in genere considerano tali solo le forme grossolane, mentre vivono le energie e gli stati emozionali non come forme sottili, ma come loro stessi, tale è l’identificazione.
Le energie che formano il senso dell’io dovrebbero essere comprese come semplici forme al pari degli oggetti ‘esteriori’.

❖ ❖ ❖

Sri Ramana Maharshi: “I pensieri sono l’ostacolo alla realizzazione”

Commento di Marco Mineo:

L’io, l’identificazione con il pensiero (primo fra tutti il pensiero “corpo”), è nient’altro che un loop, un pattern ripetitivo di pensieri autoprogrammato per proteggere se stesso. Quando attraverso la pratica si rompe il loop, il pensiero si libera, diviene lucido e completamente disinteressato. Non è più in grado di oscurare completamente la Realtà. Da qui al non-pensiero, l’eterna realtà, il passo è breve… spero.

Il senso più o meno inconscio di “rinuncia” o sacrificio che accompagna la pratica rallenta molto. Chi abbandonerebbe con piacere qualcosa che sente come fondamentale per la propria stessa vita? Siamo tormentati dal pensiero e vorremmo esserne finalmente liberi, ma lo crediamo indispensabile, in tutti i sensi possibili.

Il piacere che deriva dalla soddisfazione dei desideri è in realtà un lievissimo bagliore della pace del non-pensiero.

Da qualche parte in un testo Dzogchen è scritto che per i praticanti un momento molto proficuo per cogliere lo stato naturale è l’istante preciso in cui un desiderio o voglia o bisogno intenso è soddisfatto poiché il pensiero per un breve lasso di tempo s’interrompe spontaneamente senza il minimo sforzo.

❖ ❖ ❖

Il mondo ti pesca con la rete di pensieri,
ma è tutta buchi, passa oltre!

❖ ❖ ❖

Aggrapparsi alle sensazioni impermanenti è il corpo.
Aggrapparsi ai pensieri impermanenti è la mente.
Aggrapparsi al corpo-mente impermanente è l’io.
Aggrapparsi all’io impermanente è il mondo.

Cosa resta? Niente di impermanente.
Satchitananda

❖ ❖ ❖

Mantenere un’attenzione/concentrazione costante porta al di là del fenomenico. Il vento del divenire non ti muove, anche il senso dell’io ti attraversa come fumo nello spazio.
La domanda: “attenzione/concentrazione verso cosa?” sorge solo se si crede ancora fermamente al mondo della dualità.