meditazione formale

In generale fate troppo poca meditazione formale, so di persone che fanno solo 20 minuti al giorno; è troppo poca.

Nell’autoindagine noi non usiamo l’intelletto discriminativo, non la shakti come fanno gli yogi. Però shakti lavora comunque. È come quando usate un software che ha un interfaccia con dei pulsanti; cliccate su dei bottoni e il software compie delle operazioni, ma dietro il clic avvengono processi di elaborazione informatica che non vedete.

Vale lo stesso per l’autoindagine. Voi ricercate il Soggetto, fate neti-neti (non sono questo, non sono quello), e quando trovate il Soggetto vi dimorate. Ma mentre fate questo kundalini si attiva: ripara i corpi sottile e causale, li evolve perforando chakra e forando nodi (granthi)… Ciò succede soprattutto nella meditazione formale, dove la continuità della concentrazione provoca la massima attivazione di kundalini.

Se voi fate poca meditazione formale, tutto il lavoro pranico e il confronto con i corpi sottile e causale che ha luogo soprattutto nella meditazione formale (e che porta a non avere più variazioni di coscienza attraversando i tre stati di veglia, sogno e sonno) avviene solo in modo assai parziale. Questo è il motivo principale per cui aspiranti che pure hanno ripetuti contatti temporanei col Sé, continuino ad accusare disturbi psichici come depressione, attacchi d’ansia, di panico ecc.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Uno dei maestri risponderà alle vostre lettere.
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