Nirbija samadhi, alias turiyatita

Nel nirbija, o turiyatita, è la conoscenza a venire meno, non la coscienza.

Per conoscere ci deve essere ancora un osservatore: l’intelletto; ma quando anche questa parte di mente si ritira, tu non puoi conoscere la tua esperienza, perché non c’è nessuna mente che la testimonia. Puoi capire un po’ di quello che è successo solo quando esci dal nirbija; allora l’intelletto ritorna e come un supercomputer da pochi indizi ricostruisce un’approssimativa immagine digitale di quello che è successo.

Non mi riferisco alla coscienza unitiva, al sabija samadhi, quando tu e l’osservatore diventate Uno; mi riferisco al nirbija: nessuna mente e nessuna conoscenza. Nel sabija samadhi tu puoi ricordare lo stato unitivo perché c’è ancora l’intelletto che lo testimonia.

Io penso che Nisargadatta abbia creato confusione quando ha affermato ‘Sono prima della coscienza’. Lo so che nel linguaggio comune i termini ‘coscienza’ e ‘conoscenza’ vengono spesso usati come sinonimi. Si dice indistintamente: ‘Hai perso i sensi’, ‘Hai perso coscienza’ o ‘Hai perso conoscenza’; ma la spiritualità è una scienza, e se l’insegnamento non è esatto, dà origine a confusione. Non puoi essere prima della coscienza, perché la coscienza sei TU. Credere di non essere la coscienza porta a erronee conclusioni, come qualche seguace di Nisargadatta che è arrivato a sostenere che la coscienza deriva dalla biologia del corpo. Non solo, se tu pensi di non essere coscienza, non potrai mai comprendere né accettare Turiya, Sat-Chit-Ananda, il livello di Brahman nirguna. Dirai ‘No, questo è falso. Qui c’è la coscienza, e la coscienza non sono io. La coscienza è qualcosa che nasce e muore, quindi è impermanente, mentre io sono il non-nato’. Io ho un amico che è caduto in questa trappola, ed era seguace di Nisargadatta. Diceva ‘Io non voglio la coscienza! Perché la coscienza deve tornare?’ e continuava a cercare la sua vera natura, quando l’aveva già trovata. Chiedeva chiarimenti ad altri seguaci di Nisargadatta che postavano insegnamenti e poi rimaneva deluso dalle loro risposte, perché questi non si sognavano nemmeno il suo livello di realizzazione. Ne uscirà presto! Troppa consapevolezza per rimanere confusi a lungo.

Sul piano spirituale, l’Assoluto stesso è coscienza, ma questa coscienza può conoscere e riconoscersi, o non conoscere, e quindi essere una coscienza non consapevole di sé. Quest’ultima è la condizione dell’assoluto prima della manifestazione. Ma di questo abbiamo già parlato.

Tutto ciò trova piena conferma nel dettame delle Scritture, che univocamente affermano che tutto è Coscienza e che è la conoscenza ad essere impermanente.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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