Perché praticare se siamo già il Sé?

Una sentenza che dovrebbe smascherare l’insensatezza dei neoadvaitin i quali sostengono che non v’è bisogno di alcuno sforzo né alcuna pratica in quanto siamo già il Sé:

Discorso 354
“Rimuovere l’ignoranza è lo scopo della pratica, non l’acquisizione della Realizzazione.
La Realizzazione è sempre presente, qui e ora.
Se fosse qualcosa di nuovo da acquisire, sarebbe a dire che la Realizzazione è assente in un dato momento e presente in un altro. In questo caso non sarebbe permanente e dunque non varrebbe la pena di uno sforzo. La Realizzazione invece è permanente ed eterna ed è qui e ora”.
[Dai “Discorsi con Sri Ramana Maharshi”]

Rajivji chiama questa Realizzazione “riconoscimento”.
Stabilizzarla richiede altro sforzo perché tutte le vasana siano annichilite. Vedremo inseguito…

In un altro passo Sri Ramana dice:
“Non hai bisogno di aspirare a realizzare un nuovo stato. Liberati dai pensieri che hai adesso. Questo è tutto”.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
Questa voce è stata pubblicata in Articoli_di_Sergio e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.