poi nient’altro che ME

Ponte.d

Nello hatha yoga mi sembra di scorgere il cammino della sadhana.

All’inizio il corpo può essere rigido… bisogna ascoltare, e comprendere amorevolmente i limiti momentanei del corpo, scaldare i muscoli gradualmente e senza alcuna fretta. Respiro dopo respiro crei spazio nel corpo ed affondi un po’ di più nell’asana… Inspiri profondamente ed espirando fai una piccola conquista. Percepisci la fatica e lo sforzo, ma piano piano, se continui a respirare e a creare spazio, l’asana diventa agevole e il corpo si lascia andare.

La pratica deve essere costante ed equilibrata, né poco né molto. Rinforzi le braccia e la gambe perché ti sostengano, allunghi la colonna e apri il torace per espandere il respiro e portare il cuore verso l’alto. Provi a stare in equilibrio accettando ogni volta di cadere e riprovare, e ad accogliere ogni successo o fallimento con equanimità.

Oggi mentre stavo in chakrasana, la ruota, sentivo tutto questo: la spinta che partiva dalla terra, dalle mani e dai piedi, la forza sulle gambe e sulle braccia per sostenerla, la colonna che gradualmente si inarcava portando il bacino sempre più su e la testa abbandonata indietro senza più necessità di controllo. Tutto il corpo-mente sapeva cosa fare e come farlo, senza fatica, eppure la posizione era impegnativa.

Poi nient’altro che ME… Il respiro e il battito del mio cuore…

Anna Gagliano