Quattro livelli di jnani

Le scritture classificano quattro livelli di jnani (realizzati, illuminati): Brahmavidvarishta, Brahmavid-Vareeyaan, Brahmavidvara, Brahmavid.

Il primo, il Brahmavidvarishta, non ha più vasana (tendenze, desideri, spinte). Egli manca persino della spinta alla sopravvivenza del corpo; così dev’essere risolutamente sollecitato a nutrirsi – almeno in certi periodi della propria vita – perché il suo corpo possa sopravvivere. Nessun moto o azione emerge da lui verso il mondo. Il suo assorbimento nel Sé è così totale che, anche se a un osservatore esterno che viva ancora sotto l’illusione dell’ego possa sembrare che di vedere una persona che parla, cammina e svolge varie attività nel mondo, il Brahmavidvarishta non è più consapevole del mondo e del proprio corpo.

Di tali supremi jnani io ho conoscenza solo di Sri Ramana Maharshi, Sri Ramakrishna e Sri Anandamayi Ma.

Si dice che Sri Ramakrishna fosse completamente inconsapevole del mondo e di cosa capitasse attorno a lui – anche se dall’esterno sembrava vi fosse una persona che agiva, si muoveva e viveva normalmente come tutti gli altri. Egli ripeteva che l’unica vasana che gli era ancora rimasta era la spinta a nutrirsi per mantenere il corpo in vita, ma quando anche questa si spense, il suo corpo collassò.

Vorrei evidenziare che mentre Sri Ramakrishna diceva che il corpo non poteva sopportare di rimanere nel sahaja samadhi più di un breve periodo (mi pare 21 giorni), Sri Ramana non la pensava in questo modo. È infatti piuttosto difficile trovare una definizione univoca del sahaja samadhi; perciò invito i lettori ad affrontare questo studio con una comprensione aperta, che miri a individuare la sostanza più che a soffermarsi sulle divergenze nelle definizioni.

Gli altri tre livelli di jnani hanno ancora delle vasana che si trovano però in uno stato quasi letargico, dovuto all’immersione nel Sé.

Il diverso livello di queste tre categorie di jnani è dato dal diverso bilanciamento dei tre guna (le qualità di base della natura):

Sattva che si manifesta come amore, santità, gioia, luminosità, purezza, consapevolezza, saggezza, virtù, pace, calma, fiducia, senso di unità con tutto e tutti;

Rajas che si manifesta come passione, attività, moto, mutamento, eccitazione, creazione, desiderio, egoismo, attaccamento, oscillazione, instabilità, dolore;

Tamas che si manifesta come ignoranza, oscurità, indolenza, pigrizia, inerzia, staticità, illusione, apatia, indifferenza, morte.

Mentre il Brahmavidvarishta non avverte più alcun mutamento, caratteristica degli altri tre livelli è di sentire che la loro illuminazione diventa sempre più profonda. Tale percezione è, a mio avviso, dovuta al progressivo spegnersi delle rimanenti vasana, e conseguentemente al fatto che questi jnani diventano sempre più inconsapevoli del mondo. Poiché il loro jnana diventa più profondo col tempo, di solito anche il loro insegnamento matura col tempo – vorrei comunque ricordare che stiamo parlando di realizzati non di sadhaka.

Il Brahmavid-Vareeyaan è lo jnani più elevato di questi tre livelli inferiori – per così dire.  Ha solo vasana di puro sattva, mentre nel Brahmavidvarishta anche sattvo-guna si è estinto. Egli è praticamente un Santo e irradia amore, benevolenza e misericordia ovunque si muova.

Alcuni ricercatori sostengono che il sahaja samadhi può aver luogo solo se ogni vasana è stata già estinta. Ma Sri Ramana afferma che esistono due tipi di vasana: bandha-hetu e bhoga-vâsanâ. Quelle del primo tipo provocano schiavitù, mentre bhoga-vâsanâ, che è gioia, non dà luogo ad asservimento.

Sri Ramana dice inoltre che con l’estinzione dell’ego (bandha-hetu) le vasana che portano ad asservimento diventano inoperanti, sterili. Non dice che non debbano più esserci. Riporto un passo dai “Discorsi con Sri Ramana Maharshi”, n. 515: «Le vâsanâ sono di due tipi, bandha-hetu, causa di schiavitù, e bhoga-hetu, causa soltanto di piacere. Lo jnânin ha trasceso l’ego; di conseguenza tutte le cause del suo asservimento sono diventate inoperanti. I samskâra sono stati sterilizzati. Bandha-hetu è dunque giunto a termine e il prârabdha (il karma accumulato nel passato) del quale siamo gravati, non sussiste più se non come fonte di gioia (bhoga-vâsanâ)».

In “Sii ciò che sei” Sri Ramana afferma: «Aggrapparsi allo stato supremo è samadhi. Quando avviene con sforzo a causa di disturbi mentali, è savikalpa. Quando questi disturbi sono assenti, è nirvikalpa [che non è ancora ininterrotto]. Rimanere senza sforzo permanentemente nello stato primordiale è sahaja».

sc

• Vedi anche “Che cos’è la liberazione

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
Questa voce è stata pubblicata in Articoli_di_Sergio e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.