quindi mi abbandono a questo?

al corso di m.c.R.: — Ciao Sergio. Potresti dirmi qualcosa riguardo l’estensione della coscienza, la profondità? Sento come se qualcosa mi spingesse al dialogare, al relazionarmi. Prima ho sempre cercato di muovermi verso l’interiorità ma adesso è come se fossi in stallo, non mi sembra ci sia differenza.

Sergio: — Non riesco a rispondere a questo messaggio, troppo pochi indizi. Dovrei sentirti al telefono.

R.: — Ho letto molto riguardo maestri come Osho, Tolle, “Io sono quello” di Nisargadatta, “Chi sono io” di Ramana Maharshi, video di Mooji, ed anche molti tuoi post… In pratica delle volte mi sembra di fluire ed essere molto spontaneo, e le conversazioni con chiunque incontro sono semplici, altre volte è come se calasse una specie di nebbia e sembra che le cose siano statiche. Spesso quando sento qualcuno parlare con un tono di lamento si attiva il pensiero compulsivo che centro io, a causa del pensare che tutto è uno, ed è come se in un certo senso mi sembra che tutto quanto si crea da me, e questo forse mi fa pensare al controllo, o comunque ci sono pensieri a cui resisto e che sembra debba risolvere… Forse ora sono stato un po’ più chiaro.

Sergio: — Quali esperienze spirituali hai avuto riguardo a chi sei tu? Pratichi l’autoindagine? Come? Fai altre pratiche?

R.: — Sì sì, seguo i pensieri o anche spesso vengono troncati sul nascere… La prima volta che mi domandavo chi sono io anni fa, si è rivelato che quella domanda era sorta da sola.

Sergio: — Sai chi sei tu?

R.: — L’ascolto, il silenzio.

Sergio: — Hai avuto esperienze di non-dualità?

R.:— Del tipo?

Sergio: — Il tuo essere non duale.

R.: — Una mattina mi sono svegliato ed è stato come se tutto nascesse da un puntino, cioè provenisse da un nulla… E quindi vedevo gli altri come un estensione, erano estensioni.

Sergio: — Perfetto!
Allora segui questi moti di maggior relazione o introversione spontaneamente. Può darsi che stai vedendo che è la stessa cosa.
Da ciò che hai scritto vedo che sei molto aperto al Sé, perciò va bene che segui spontaneamente il tuo sentire. Vi sono ancora false concezioni, come quella di essere responsabile della sofferenza altrui, ma andranno via nel corso della tua maturazione.

R.: — Ecco proprio questa.

Sergio: — La tua pratica è prevalentemente abbandono al vero tu. Se il vero tu vuole maggiore relazione, ok. Non ti avrei scritto questo se avessi visto che eri identificato coi pensieri e i concetti. Dire a qualcuno identificato con i pensieri di abbandonarsi è dirgli di abbandonarsi alla mente.

R.: — Ahhh no no… più che altro io vedo questa manifestazione come un gioco di cui godere, non prendo le cose sul serio, mi ingarbuglio sul fatto che l’esterno riflette l’interno e a volte è come se volessi aggiustare le cose… Mi consigli quindi di seguire il sentire? Anche perché ogni volta che lo seguo sto bene….

Sergio: — Bene!

R.: — Vedere negatività o comunque prenderne parte non è una proiezione che fa la mente?

Sergio: — Quando la tua realizzazione sarà matura, tu vedi solo il Sé, e il Sé non ha nessun problema. Comprendi che le persone soffrono, ma mostri loro la via di uscire dalla sofferenza, che è uscire dal sogno.

R.: — Ma vedere il Sé significa sentire la non distanza?

Sergio: — Quando sei nel Sé e tutto è il Sé, che distanza ci può essere? Mantieni solo un comportamento adeguato nel sogno umano ma interiormente non c’è nessuna distanza.

R.: — E quindi non c è neanche sofferenza?

Sergio: — Esatto! Ramana dice: “Il Sé è felicità”, e così è.

R.: — Allora quando sento resistenza vuol semplicemente dire che c’è qualche nuvola con cui mi identifico?

Sergio: — Sì, qualche concetto errato. Senti distanza con me? Io e te siamo due?… Interiormente, dico.

R.: — Ahaha interiormente no.

Sergio: — Perfetto! Quando sei uno con tutto hai la possibilità di sentire sofferenza?

R.: — No perché non c’è un focus.

Sergio: — Esatto, non c’è un punto di vista focalizzato! C’è solo consapevolezza che versa in se stessa. La realizzazione è che sei UNO, e non c’è niente che sia diverso e separato da te, nel senso che Tutto è il Sé.

R.: — Ok il problema sorge quando penso che ci siano nomi e forme, vero?

Sergio: — !!!!!!!!!!!!!

R.: — Per il resto quindi non c è qualcosa di miglior o peggiore da fare. Mi muovo come sento 🙂

Sergio: — Sì. All’esterno tu continui a comportarti in modo duale – Arjuna uccideva nemici – ma interiormente non c’è più l’io individuale e non c’è niente da fare… La causa di tutta la sofferenza è soltanto l’io individuale.

R.: — Bene bene.

Sergio: — Congratulazioni per la tua apertura spirituale.

R.: — In pratica non cambia niente, basta anche solo essere spontanei.

Sergio: — Al tuo livello puoi essere spontaneo. Anzi è la spontaneità che ti guida, perché la verità è molto maggiore di quei pochi concetti erronei che sono rimasti.

R.: — Perché ci sono livelli ?

Sergio: — Due di base: nel primo prevale lo sforzo e la disciplina e nel secondo prevale l’abbandono.
Nel primo l’aspirante è molto identificato con la mente e allora continuamente esercitare la discriminazione per distinguere il vero dal falso.
L’idea di volere aggiustare le cose nasce dal credere che vi sia un ego agente; cancella questa idea. Invece tutto dipende da un potere superiore, è tutto perfetto, anche una guerra nucleare.

R.: — Ho anche letto concetti riguardo la creazione dell’esperienza, che dipende dai pensieri, e va in contrasto col concetto dell’io agente.

Sergio: — Tu pensi di creare?

R.: — Ecco , a volte mi sembra di sì e infatti mi intoppo, altre volte no e fluisco liberamente.

Sergio: — Il Sé è pura non-azione!!!!!!!!! Adesso abbiamo trovato la causa dell’intrappolamento. Togli questo e puoi abbandonarti senza problemi.

R.: — Quando sono nel Sé, il Sé è come se tutto fosse libero e fluido e leggero… Quindi mi abbandono a questo?!

Sergio: — Sììììììì!!!!!

R.: — Va beneee. Graziee tante.

Sergio: — Ti abbraccio. Stai bene.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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