Ritiri Spirituali

Ritiri intensivi di Autoindagine

Sono di 3 giorni. In genere si arriva il giovedì sera tra le 18-19, e si riparte la domenica alle 14,00.
I Ritiri lunghi sono di 7 giorni o multipli di 7 (14, 21 giorni).

I partecipanti meditano su dei koan (istruzioni) con la tecnica della meditazione diadica.

La Meditazione Diadica

La meditazione è diadica. Diade significa coppia: due meditanti che siedono uno di fronte all’altro.

Le sessioni di meditazione diadica sono di 40 minuti, suddivisi in 8 periodo di 5 minuti ciascuno. I due meditanti si alternato nei ruoli di partner passivo e partner attivo. Al suono di un gong il partner passivo dà al partner attivo l’istruzione: “Porta tutta la tua attenzione all’Io”. Il partner attivo chiude gli occhi e cerca la sensazione di “io”, quando la trova, vi dimore, sta lì, invece di vagare nella mente.

Stare, dimorare nell’Io è la concentrazione che avviene nell’Autoindagine, la pratica dell’Advaita Vedanta; l’attenzione non è portata a un oggetto esterno – la fiamma di una candela, il 3° occhio, ecc. – ma direttamente al soggetto percipiente: l’IO.

Ciò che emerge nella coscienza del partner attivo, come conseguenza della sua pratica (cercare l’io e dimorarvi), viene comunicato al partner passivo. Poi il meditante richiude gli occhi e continua a lavorare in questo modo.

Dopo 5 minuti suona il gong, il partner che ascolta dice “Grazie” in segno di aver accettato il lavoro e la comunicazione del partner attivo e si cambiano i ruoli.

I 5 minuti sono un tempo ottimale per andare profondamente all’interno di se stessi, senza rimanere impantanati nei contenuti mentale. Il meditante ora diventa partner che ascolta e deve dare tutta l’attenzione al partner che medita. Questo lo porta fuori dai propri contenuti individuali, ma non dalla presenza consapevole del Sé.

Nella diade la comunicazione deve essere diplomatica. Il partner attivo deve esprimere con esattezza ciò che emerge nella propria coscienza come conseguenza dell’Autoindagine, ma in nessun modo deve coinvolgere sul piano personale il partner che ascolta o qualsiasi altro partecipate. CIÒ È FONDAMENTALE, perché tutti i praticanti devono poter meditare restando impersonali, come pura coscienza, senza essere richiamati alla loro identità personale. Facciamo l’esempio che a un partner attivo venga in mente come conseguenza della sua Autoindagine quello che ha appena ascoltato nei 5 minuti precedenti. Egli non dice “Quello che ho appena ascoltato mi ha commosso molto…”, perché in questo modo distrarrà il partner passivo portando la sua attenzione sui contenuti della propria mente o sulle qualità della sua personalità. Allora usa un linguaggio ‘diplomatico’. Ad esempio potrebbe dire “Ricordo qualcosa che mi è capitato di ascoltare anni fa, che mi ha commosso molto”.

Vorrei enfatizzare che i praticanti meditano sempre, sia quando ha il ruolo di partner che ascolta, che in quello di partner che medita  e comunica. Quando ascolta il praticante dà tutta l’attenzione al attenzione al partner che medita. Una tale attenzione, mantenuta per tutto il Ritiro conduce a rivelare che l’altro è il Sé, non una persona, e che solo il Sé esiste. Avviene spesso che i praticanti abbiano dei samadhi mentre sono nel ruolo del partner che ascolta. Qualcuno addirittura preferisce questo ruolo, perché non coinvolgendosi con la propria mente, riesce meglio nell’ascolto a contattare il Sé. Ma infine i due ruoli devono diventare identici. I partecipanti scoprono di contemplare il Sé dentro e fuori, quando meditano su se stessi e quando prestano attenzione al partner, e le categorie di ‘dentro’ e ‘fuori’ sbiadiscono o scompaiono del tutto nel samadhi, la coscienza unitiva. I praticanti sono estasiati quando lo sperimentano e, raggiunta questa fase, cominciano ad andare dentro e fuori dal samadhi. È meraviglioso. Le espressioni trasfigurate dei loro visi è sublime; non vi sono parole per descrivere tale bellezza!

Perché la comunicazione?

La comunicazione assolve a due funzioni: di purificazione della mente e di consapevolezza.

Quando un contenuto mentale è compreso, abbandona lo spazio della coscienza. Ciò avviene anche nella meditazione individuale. osservando i contenuti (emozioni, pensieri, ricordi, ecc.) che emergono dalla pratica, questi gradualmente sbiadiscono e infine si dissolvono. Ciò che alla fine li dissolve è la comprensione che, in quanto osservatori, noi non siamo quei contenuti, ma ‘Chi’ li sta osservando.

La comunicazione accelera questo processo.

Avrete avuto l’esperienza di parlare di un vostro progetto a una persona che sapeva ascoltare senza interrompervi, e senza interferire con frasi tipo: “Adesso ti dico io cosa devi fare…”. Alla fine della comunicazione avvenuta correttamente tutto il progetto sarà diventato più concreto. Le cose meno reali saranno sbiadite, e quelle più vere si saranno affermate. La comunicazione ha avuto l’effetto di purificare dei contenuti falsi e di rendervi più consapevoli di quelli veri. Tali funzioni della comunicazione sono alla base di ogni psicoterapia.

La meditazione diadica è utile fin quando vi sono movimenti mentali. Quando non ve ne sono più, non ha più ragione d’essere.

I koan (le istruzioni)

La tecnica dell’autoindagine classica consiste nell’inverte il flusso dell’attenzione. Le persone normali hanno sempre l’attenzione rivolta agli oggetti percepiti, incluso il loro corpo, la loro personalità e le esperienze psichiche che si presentano nella loro coscienza. Ciò crea l’illusione di un mondo di oggetti sempre mutevoli e perituri e l’illusione di essere un  personaggio di questo mondo altrettanto soggetto a mutamenti e perituro.

Nella pratica dell’autoindagine invece l’aspirante porta l’attenzione al soggetto percipiente. Questo soggetto è il Sé, che è Essere e Consapevolezza non individuale, senza forma né qualità al di fuori di Sat-Chit-Ananda (Essere-Consapevolezza-Beatitudine); nella teogonia indù corrisponde al Brahman nirguna, che presenta come un Io o Io Sono cosmico. Quando Gesù dice “Prima di Abramo io sono”, non si riferisce certo a un ‘io’ personale.

Come fa l’aspirante a scoprire e riconoscere il Sé quale soggetto percipiente ultimo e quale sua vera identità?

Parte da ciò che egli sente essere il soggetto percipiente e la propria identità.

Il più classico e naturale è il senso dell’io. Perciò l’istruzione principale e di base su cui meditare ai Ritiri Intensivi di Autoindagine è ‘Porta tutta la tua attenzione all’Io’. A meno che l’aspirante non incontri grande difficoltà a lavorare su questo koan, è l’istruzione su cui egli lavora prima di aver ottenuto un’esperienza molto profonda sulla sua vera natura; poi, se lo desidera, può passare ad un altro koan. Può anche rimanere l’unico koan su cui meditare per tutta la propria sadhana. In effetti sia Sri Ramana Maharshi che Sri Siddharameshwar Maharaj (Maestro di Nisargadatta e Ranjit) – e così altri grandi jnani – hanno insegnato a meditare sull’io.

Meditare sull’istruzione ‘Porta tutta la tua attenzione all’Io’

È l’Autoindagine classica praticata attraverso la meditazione diadica. Conduce ad apprendere il vero dimorare nel Sé, e quindi a stabilirsi permanentemente nel Sé.

Ricevuta l’istruzione, il partner attivo chiude gli occhi e cerca di individuare la sensazione di ‘io’; una volta individuata vi dimora, sta lì, si immerge in essa. Quando ritiene che questo ciclo si sia concluso, apre gli occhi e comunica al partner che ascolta tutto ciò che è emerso come conseguenza della sua pratica. Quindi, se è ancora il suo turno di meditazione, richiude gli occhi e ripete un altro ciclo: individuare la sensazione di ‘io’ e dimorarvi, senza bisogno di ricevere un’ulteriore istruzione.

La comunicazione, come abbiamo detto, produce una purificazione dei contenuti mentali relativi all’io. Le false identificazioni che vi si sono sovrapposte gradualmente sbiadiscono, lasciando la consapevolezza del vero ‘IO’, che non è altro che il Sé immortale, impersonale e universale, non condizionato dal corpo e dalla mente.

Riassumendo, ricevuta l’istruzione il partner che medita deve:

  1. Individuare l’io (va bene anche se crede di essere il corpo).
  2. Dimorare lì il più a lungo possibile.
  3. Quando sente che il ciclo si è in qualche modo concluso, apre gli occhi e comunica ciò che è emerso come risultato della meditazione.
  4. Poi ripete il ciclo da 1 a 4.

Meditare sull’istruzione: ‘Trova l’Altro’

L’ALTRO è tutto ciò che è non-Sé.

Il partner che ascolta dà l’iscrizione ‘Trova l’Altro’. Il partner che medita chiude gli occhi e mette a fuoco nella propria coscienza qualcuno/qualcosa che ritiene altro da sé. Può essere qualsiasi oggetto del mondo esteriore e interiore: una persona, il partner di diade, un sentimento, un pensiero, un ricordo, la sua stessa persona, il suo corpo… Una volta individuato l’altro, l’osserva e quindi fa un intento di diventare ‘UNO’ con questo oggetto altro da sé. Dopo l’intento di diventare ‘UNO’ con questo oggetto, osserva cosa è apparso nella propria coscienza come conseguenza di tale intento. Qualsiasi cosa sia apparsa, apre gli occhi e la comunica al partner che ascolta. Poi richiude gli occhi e fa un altro ciclo di meditazione: 1) mette a fuoco nella propria coscienza qualcuno/qualcosa che ritiene altro da sé, 2) l’osserva, 3) fa un intento di diventare uno, 4) osserva cosa è apparso come risultato dell’intento, 5) comunica quello che emerso come conseguenza della sua meditazione.

Perché l’intento di divenire UNO con l’oggetto ‘altro da Sé’?

Ecco cosa dice Sri Ramana Maharshi nel discorso 626:

Domanda: È vero che l’io esiste solo in relazione a ‘questo’ (un oggetto altro).

M.: Io e questo ora appaiono insieme [due cose ], ma ‘questo’ è contenuto nell’io, non sono separati. ‘Questo’ deve fondersi e diventare una sola cosa con l’io. Allora l’IO che rimane è il vero IO (il Sé).

L’aspirante può meditare sul koan ‘Trova l’Altro’ quando il dimorare nell’IO è divenuto abbastanza chiaro.

Riassumendo, ricevuta l’istruzione ‘Trova l’Altro’ il partner che medita:

  1. Mette a fuoco nella propria coscienza qualcuno/qualcosa che ritiene altro da sé.
  2. L’osserva.
  3. Fa un intento di divenire UNO con ciò che gli apparealtro da sé.
  4. Osserva cosa è apparso come risultato dell’intento.
  5. Quando sente che il ciclo si è concluso, apre gli occhi e comunica ciò che è emerso come risultato della meditazione.
  6. Poi ripete il ciclo da 1 a 6.

Perché meditare sull’istruzione ‘Trova l’Altro’

La pratica dell’autoindagine include due aspetti: il dimorare nel soggetto percipiente ultimo (il Sé, il senso dell’io o sinonimi: la coscienza, la presenza, l’essere…), e il portare l’attenzione ai contenuti della mente, quando la nostra forte identificazione con essi li fa apparire reali e persistenti, al fine di dissolverli e così avanzare  verso il dimorare permanentemente nel Sé.

Sono tante le memorie/identificazioni che si dovrebbero risolvere per accedere a un reale, virtuoso dimorare nel Sé. Alcuni aspiranti, ad esempio, si rifugiano nella spiritualità, immergendosi nei mondi sottili e mentali, per evitare di confrontare dei fallimenti personali; ma se non li confrontano (e quindi dissolvono), rischiano di essere fermato da quei nodi per lungo tempo, anche se praticano l’autoindagine per molte ore al giorno.

Da ciò appare evidente che se dessimo un po’ di mind clearing ai nostri allievi, li solleveremmo dal dolore e consentiremmo loro di praticare un proficuo dimorare, senza il rischio di bypassare identificazioni senza dissolverle.

Come fare?

La risposta viene spontanea se arriviamo una corretta definizione della mente.

Che cos’è la mente?

Se guardate i vostri pensieri e esaminate su cosa vertano, qual è il loro contenuto, la risposta è semplice: la mente è la relazione con l’altro.

Tutto quello che non è andato come avreste voluto nella relazione con l’altro, costituisce la materia  mentale. E poiché l’altro è un altro (in senso relativo), non va mai come avreste voluto: “Il leone mi ha mangiato. Non avrei voluto che andasse esattamente così; mi ero avvicinato per fotografarlo… Sembrava così sornione…”.

La mente si dissolve quando l’ALTRO scompare definitivamente. Ricordate cosa dice Sri Ramana di Turiya: “Solo il Sé, l’UNO senza secondo”.

L’altro è anche la vostra persona. Spesso il conflitto è con voi stessi: ‘Accidenti non avrei dovuto fare così’, ‘Non riesco mai ad avere continuità nella pratica’… O il vostro corpo: ‘Non riesco a dimagrire’, ‘Sono sfortunato, con un naso così le donne mi scartano a prima vista’, ecc. ecc.

Per ultimo ‘altro’ è proprio il ‘pensiero io’. Tu (come Sé, consapevolezza) osservi il ‘pensiero io’, e divieni cosciente che non è TE e così lo dissolvi.

Una volta compreso che la mente è la relazione con l’altro, tutto quello che dobbiamo fare è un Ritiro Intensivo di Autoindagine e meditare sul koan: ‘Trova l’Altro’.

Chi non ha ancora chiaro il ‘dimorare nell’IO’ dovrà invece continuare a lavorare sull’istruzione ‘Porta tutta la tua attenzione all’Io’.

Alti koan

Qualora se ne rilevi l’utilità, il Maestro, d’accordo con l’aspirante, può affidargli un altro koan che utilizzi un termine che indichi il soggetto percipiente ultimo: ‘trova la coscienza’, ‘stai nell’essere’, ‘stai nell’osservatore’, ‘stai nella presenza’ ecc.

La tecnica è sempre la stessa:

  1. Ricevuta l’istruzione l’aspirante deve individuare l’oggetto: la coscienza, o l’essere, o l’osservatore, o la presenza ecc.
  2. Poi deve dimorare lì il più a lungo possibile.
  3. Quando questo dimorare si conclude, o quando sente il bisogno di comunicare qualcosa, apre gli occhi e comunica al partner che ascolta, ciò che è emerso come conseguenza della propria meditazione.
  4. Poi riprende il ciclo da 1 a 4.

I benefici di un ritiro intenso

Assai rare le persone che possono meditare 3 giorni o più ininterrottamente, con tutte le circostanze esterne (la struttura del Ritiro: orario, regole, maestro e assistenti) che non solo non ostacolano la meditazione, ma addirittura dispongono tutto a favorirla, pensando a tutto ciò che occorre (cibo e tutte le altre incombenze esterne) perché i meditanti possano rimanere indisturbati nella loro autoindagine.

In più, tali fortunati aspiranti hanno a disposizione un Maestro per risolvere subito i problemi che possono sorgere con la tecnica, ricevere suggerimenti per superare le barriere, chiarire le esperienze spirituali, ricevere amore, incoraggiamento e ispirazione.

E ancora, quante volte vi è capitato di interrompere una sessione di meditazione perché sopraffatti da stati negativi (apatia, rabbia, scoraggiamento…)? Nel Ritiro invece fluite attraverso un orario impersonale. Se è l’ora della meditazione durante la passeggiata, fate la meditazione durante la passeggiata; se è l’ora della meditazione diadica, fate la meditazione diadica… e così via. Ciò fa sì che continuiate a meditare indipendentemente dal fatto che la vostra mente sia favorevole, contraria o neutra. Quali barriere possono resistere a una tale pratica? Praticare in questo modo, indifferenti allo stato mentale, che grande insegnamento per colui che aspira davvero alla Realizzazione.

Le regole dei Ritiri

L’orario e le regole sono l’ordito su cui si tesse tutto il Ritiro, dovete mantenerli in essere.

Le regole sono state addolcite rispetto a quelle dell’Intensivo di Illuminazione. Ciò perché mentre all’Intensivo di Illuminazione bisognava portare la struttura psichica del partecipante a un punto di quasi collasso (come si fa negli interrogatori di polizia nei regimi autoritari) per far loro avere l’esperienza diretta, ai nostri Ritiri l’orario e le regole servono solo per mantenere la meditazione continua e priva di distrazioni, ma per il resto, più il partecipante è a proprio agio e in uno stato di relativo confort e meglio dimora nel Sé.

Regole:

  • Chi soffre di disturbi fisici e/o psicologici, e chi prende medicinali deve dirlo al maestro prima dell’iscrizione.
  • Durante il Ritiro non si assumono sostanze che alterano il sistema nervoso: fumo, alcol, caffè ecc.
  • Puntualità – Gli assistenti scandiscono i vari tempi e passaggi dell’orario giornaliero: tempo per la diade, tempo per la meditazione durante la colazione, tempo per la meditazione durante la passeggiata ecc. Ai partecipanti è richiesta la puntualità così che l’orario giornaliero venga rispettato senza intoppi.
  • Non si parla fuori dalle diadi; chi ha qualche problema particolare deve parlarne con l’assistente senza distrarre altri partecipanti.
  • Non sono consentiti contatti sul piano personale con gli altri partecipanti, né contatti fisici: non si toccano, non si abbracciano.
  • Non si legge, non si scrive e non si tiene il diario. Tutta l’attenzione va alla tecnica di meditazione.
  • L’alimentazione è vegetariana. Si mangia solo quello che si riceve, non si passa il proprio cibo ad altri partecipanti.
  • Durante il Ritiro ci si astiene dall’attività sessuale e dal violare i principi del dharma: ferire, mentire ecc.
  • I cellulari vanno spenti. Se qualcuno ha bisogno di telefonare (ad esempio per avere notizie dei bambini rimasti a casa) lo deve dire all’assistente che glielo ricorderà al momento stabilito, di modo che non abbia l’attenzione su cose che lo distraggano dalla meditazione.
  • Gli orologi vanno lasciati in borsa e non si guarda l’orario, la qual cosa sarebbe una distrazione.
  • Non si fa la doccia [nei Ritiri lunghi si stabiliscono turni per la doccia]. Ci si lava in maniera essenziale, in modo da avere un minimo di confort, ma senza dedicare troppa attenzione al corpo. Gli uomini non si radono.
  • Non si indossano monili o gioielli, non ci si trucca e non ci si profuma.
  • I partecipanti devono seguire le indicazioni del maestro e degli assistenti.
  • La crisi – La pratica spirituale consiste nella purificazione; la purificazione porta a una crisi del vecchio equilibrio per il rilascio delle tossine (fisiche, emozionali e mentali) e l’instaurarsi di un nuovo equilibrio; la crisi porta una a fase di disagio. Il partecipante deve sapere che la via che porta fuori dalla crisi passa attraverso la crisi. Chi non comprende questo principio, non potrà avere successo sulla via spirituale. Al fine di dissuadere il partecipante dal cedere alla crisi di purificazione, coloro che abbandonano il Ritiro prima della sua conclusione naturale non potrà farne altri con la nostra scuola.

L’orario

5.45 – 6.15 Sveglia
6.15 – 7.00 Diade
7.00 – 7.15 Movimento fisico
7.15 – 7.30 Tè
7.30 – 8.15 Diade
8.15 – 8.30 Preparare la colazione
8.30 – 8.45 Consumare la colazione
8.45 – 9.30 Diade
9.30 – 10.30 Passeggiata
10.30 – 11.15 Diade
11.15 – 12.15 Lavoro
12.15 – 1.00 Pranzo, sparecchiare e lavare le pentole
1.00 – 1.45 Diade
1.45 – 2.15 Discorso del maestro
2.15 – 2.45 Meditazione individuale o guidata
2.45 – 3.30 Diade
3.30 – 3.45 Merenda
3.45 – 4.45 Riposo
4.45 – 5.30 Diade
5.45 – 6.30 Passeggiata
6.30 – 8.15 Lavoro
8.15 – 9.00 Cena, sparecchiare e lavare le pentole
9.00 – 8.45 Diade
8.45 – 9.00 Dessert
9.00 – 9.30 Meditazione individuale o guidata
9.30 – 9.55 Tempo per coricarsi

Ultimo giorno:
5.45 – 6.15 Sveglia
6.15 – 7.00 Diade
7.00 – 7.15 Movimento fisico
7.15 – 7.30 Tè
7.30 – 8.15 Diade
8.15 – 8.30 Preparare la colazione
8.30 – 8.45 Consumare la colazione
8.45 – 9.30 Diade
9.30 – 10.15 Passeggiata
10.15 – 11.00 Diade
11.15 – 12.00 Lavoro
12.00 – 12.45 Pranzo, sparecchiare e lavare le pentole
12.45 – 1.30 Diade
1.30 – 2.00 Discorso conclusivo

Ritiro di Autoindagine e Darshan – Orario

6.30 – 7.00          Sveglia
7.00 – 7.45          Diade
7.45 – 8.00          Movimento Fisico
8.00 – 8.15          Tè
8.15 – 9.00          Diade
9.00 – 9.15          Colazione
9.15 – 10.00        DARSHAN
10.00 – 11.00      Passeggiata
11.00 –11.45        Diade
11.45 – 12.45        Lavoro, Preparare pranzo
12.45 – 13.30       Pranzo, Sparecchiare, Lavare pentole
13.30 – 14.15       Diade
14.15 – 14.45        Discorso
14.45 – 15.15        DARSHAN
15.15 – 16.00       Diade
16.00 – 17.00      Riposo
17.00 – 17.15       Merenda
17.15 – 18.00       DARSHAN
18.00 – 18.40     Passeggiata
18.40 – 19.20      Diade
19.20 – 20.00     Lavoro, preparare cena
20.00 – 20.45     Cena
20.45 – 21.30      Diade
21.30 – 22.15       DARSHAN
22.15                     Dessert / Tempo per Coricarsi

Ultimo Giorno:
6.30 – 7.00          Sveglia
7.00 – 7.45          Diade
7.45 – 8.00          Movimento Fisico
8.00 – 8.15          Tè
8.15 – 9.00          Diade
9.00 – 9.15          Colazione
9.15 – 10.00        DARSHAN
10.00 – 11.00      Passeggiata
11.00 –11.45        Diade
11.45 – 12.15        Discorso conclusivo
12.15 – 14.00       Preparare e Consumare il Pranzo

Jai Bhagavan