Samadhi: kevala e sahaja

Domanda – Ritengo che il corpo fisico di un uomo immerso in samadhi, come risultato della contemplazione ininterrotta del Sé, diventi per la stessa ragione immobile. Può essere in uno stato di attività o d’inattività. La mente concentrata nella contemplazione non sarà influenzata dal corpo o dai sensi agitati. Una distrazione della mente non presagisce sempre l’attività fisica. Un’altra persona sostiene invece che l’agitazione fisica impedisce di certo il nirvikalpa samadhi o la contemplazione ininterrotta. Qual è la vostra opinione? Voi siete la prova vivente della mia tesi.

Maharshi – Avete ragione tutti e due: voi vi riferite al sahaja nirvikalpa, l’altro si riferisce al kevala nirvikalpa. Nel kevala, la mente resta immersa nella Luce del Sé (mentre normalmente, durante il sonno profondo, resta immersa nelle tenebre dell’ignoranza). Il soggetto distingue nettamente il samadhi, il fatto di uscire dal samadhi e l’attività che viene dopo, l’agitazione del corpo, della vista, della forza vitale e della mente, la conoscenza degli oggetti e l’attività, tutte cose che per lui sono ostacoli.

Nel sahaja samadhi, la mente si è fusa nel Sé e si è perduta. Le differenze e gli ostacoli menzionati sopra in questo stato non esistono. Le attività dell’uomo in sahaja samadhi sono paragonabili a quelle di un bambino addormentato che viene nutrito senza che ne abbia coscienza (mentre chi guarda ne ha coscienza). Il cocchiere addormentato al posto di guida non si rende conto che la carrozza avanza, perché la sua mente è immersa nell’incoscienza. Allo stesso modo, il sahaja jnani non è consapevole delle attività del suo corpo perché la sua mente è morta – dissolta nell’estasi di Chid Ananda (il Sé).

Nella domanda, avete usato le parole contemplazione e samadhi in maniera inesatta. La contemplazione è un processo mentale forzato, volontario, mentre il samadhi è al di là di ogni sforzo.

(Discorsi con Sri Ramana Maharshi, 187)

Kevala

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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