Samadhi or not samadhi

— Aggiungo un’esperienza semplice ma per me importante: durante la pratica ho sentito di non essere da nessuna parte. Il sentirsi dentro o fuori dal corpo non ha senso, è solo il focalizzarsi della mente, dell’attenzione – che è sempre una parte della coscienza – su qualcosa; ma è un gioco, non è reale. Sento e comprendo che il corpo è un gioco della mente, così come io, tu, ed i vari oggetti. Se mi cerco, non mi trovo. Sento un infinito. Anche i suoni interiori, non so da dove provengano. Certo dalla coscienza, ma non posso localizzarla. Può essere da qualsiasi parte e probabilmente lo è. Da ciò, non esiste null’altro che la coscienza.

— Individua la Coscienza e stai in essa. Vivila/Conoscila direttamente, senza processi (soggetto, verbo/processo, oggetto). In altre parole divieni UNO con la Coscienza.

 — È incredibile come la Coscienza si percepisca con sfaccettature differenti… Eppure è sempre Lei/Io/Tutto. Ieri mi sentivo come da due parti… una qui, nelle forme, e l’altra la sorgente di ogni cosa… come un vuoto da cui ogni cosa proviene e poi ritorna lì… ma che è sempre presente. Credo sia il substrato stesso di cui parli. Sono giochi di percezioni, e ne sento tutta la bellezza, come potrei non amarli se la nostra natura è amore? Per me ora la luce di cui si parla è tutto questo gioco dell’essere. Sento una connessione con ogni cosa.

— Diventa la Coscienza, stai nella Coscienza, c’è solo la Coscienza e quello sei TU. Don’t give up!

— E sì, Maestro, la Coscienza è Beatitudine, lo sento… e Silenzio. Shivoham 🙂

Samadhi, Unione, become ONE!!!

— Inizio a sentire di essere uno… ho sentito Alberto… come morire… o almeno è qui dentro con tutto… e tutto è beatitudine.

— A., o sei UNO, o sei due. Uno non inizia a sentire che è UNO. Se questo sentire è veritiero, significa che c’è stato un momento, anche solo un istante, in cui sei diventato UNO e che non te ne sei accorto.

Un samadhi! Voglio un samadhi. Io sono vecchio è o puntato tutte le mie aspettative su di te. Non deludermi!… 🙂

— Ne sento l’esperienza, la consapevolezza… Ma ora sì, il dubbio, come giustamente dici: chi può averla sentita se tutto è UNO? O è così fugace… o forse mi attacco troppo nel sentirla e cercare di riconoscerla invece che viverla? Ne cerco i segni e così non la vedo? Eppure sono certo di essere coscienza.

La verità è che voglio regalarTi un sahaja samadhi, ed a questo che sto lavorando… Ma sei già realizzato, come fai ad essere vecchio? 🙂

Grazie per tutto il tuo impegno con questo allievo testardo … Mi sento anche un po’ Apuleio ora…

— Un samadhi, non il sahaja samadhi! Per quello occorrono anni di purificazione! Possibile che non ti rendi conto che stai scappando??? Che l’ego usa questa frottola per scappare dalla sua morte??? Morte temporanea, ma lui non lo sa…

Riprendi il check che ti mandai tempo fa.

Ok, senti di essere consapevolezza. Puoi individuare un momento da cui questo sentire ha avuto origine? Se sì, lavoraci col check. Se no, fonditi con la consapevolezza.

“Chi la può aver sentita se tutto è Uno????”… Grrrrrr. L’UNO, no? Che sei TU!!!!!!! Chi può sentire la beatitudine? Rileggiti il verso 28 del Commentario di Rajivji.

Ah, quante preoccupazioni che mi dai… :-/

Sento in te semi del Lato Oscuro della Forza. Non diventarmi come E. … 😛

— Credo che non sia stato samadhi. Provo a rispondere alle domande del check:

Quando è stato?
Mettendomi a meditare, pensando a chi sono, concentrandomi nel terzo occhio.

Cosa è successo?
Vedo e sento prima come oscurità, come se tutto si spegnesse, e si concentrasse, poi sento amore, beatitudine, felicità.

Chi eri tu in quel momento?
Osservatore consapevole di me stesso.

C’era spazio, tempo, materia, energia?
Energia, come un senso di vertigini.

C’era il corpo?
No.

C’erano altri esseri?
Qualche rumore esterno, forse ma altri esseri no.

C’era qualcosa che era fuori da te, separato da te?
No, ma questo sentire rumori esterni credo implichi che non fosse samadhi, c’è percezione di dentro e fuori, anche se magari flebile.

— I rumori che arrivano dai sensi non interferiscono col samadhi. Altrimenti Sri Ramana direbbe che il samadhi è una specie di trance ipnotica ove non c’è più percezione del mondo da parte del corpo-mente. Praticamente Sri Ramana sarebbe sempre rimasto come uno stoccafisso, no? Invece parlava, scriveva ecc. Quindi di percezioni gliene dovevamo arrivare un bel po’ al suo sistema nervoso e alla sua mente.

Il samadhi ha a che vedere con l’identità! O tu sei uno separato versus tutto ciò che appare altro, diverso e separato da te. O tu sei UNO indipendentemente da cosa il corpo-mente possa percepire.

Porta la tua attenzione al momento in cui eri un “osservatore consapevole di te stesso”. Chiudi gli occhi, rilassati e torna a quel momento. Non ci interessa se è stato un istante, perché se non c’era il tempo, quel momento è atemporale. C’era dualità lì? C’eri tu come osservatore separato da te stesso come oggetto??? O che cos’eri?

— Non ho coscienza di me come oggetto, sento solo beatitudine e qualche stimolo che porta a qualche reazione. Sento di essere il percepire, e tutto si perde in ciò. Un essere cosciente di essere cosciente, e basta. Accidente la tua domanda è semplice e precisa ma difficile per me.

— Questa volta ti aiuto io, perché non hai esperienze coscienti di samadhi in precedenza.

La tua pratica costante è diventata affinata e affilata. Il tuo unidirezionale flusso di attenzione ha prima ritirato l’energia dai sensi: pratyahara  (Vedo e sento prima come oscurità, come se tutto si spegnesse, e si concentrasse), poi si è concentrato: Dhyana, e quindi si è fuso con l’oggetto: samadhi. Gioia, beatitudine e amore si spigionano di conseguenza. Essi non sono attributi aggiunti, ma pura espressione della tua vera natura.

La coscienza che osserva la coscienza (o attenzione nell’attenzione, essere nell’essere…) è il quarto stato, il supercausale, turiya. Quando a seguito della purificazione della mente diventa più duraturo, ma ancora implica impegno per raggiungerlo, si chiama savikalpa samadhi; quando diviene senza sforzo ma è discontinuo, si chiama nirvikalpa samadhi: quando è naturale, senza sforzo e ininterrotto è il sahaja samadhi.

Brindo al tuo successo spirituale, Figlio mio!!! Va’ e non peccare mai più… 🙂

Ed essi dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio [si intrattiene con i sensi] […] allora Gesù le disse: «Donna, dove sono andati? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». (Gv 8:4-11)

MUCH LOVE, diverrai un buon Jedi…

Nota
Con questo aspirante io ho spinto perché riconoscesse il samadhi: 1) perché era evidente che aveva avuto un’esperienza diretta, 2) perché si rendesse conto della differenza tra conoscere mediante inferenze e conoscere direttamente mediate identità.
Una volta che questo riconoscimento c’è stato, tale accanimento non è più necessario; anzi è sconsigliabile. Praticare con la tensione di volere a tutti i costi un’esperienza diretta creerà inevitabilmente una forzatura col solo l’effetto di ritardare quell’esperienza.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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