se non molli la vita non puoi essere Dio

— Perché dopo tanta sadhana tante esperienze dirette non ottengo ancora la liberazione?

— Perché sei attaccato alla vita… Intendo quella serie di compiti e attività che si devono espletare per mantenere in vita la persona, sotto tutti gli aspetti: fisico, relazionale ecc. Quella è la trappola, quella la prigione, e quando lo capirai sarai a buon punto, finalmente vedrai il problema: o Dio o la vita, non puoi avere tutti e due.

— Vuoi dire che uno dovrebbe vivere come un eremita, lontano dal mondo?

— No. La vita ti raggiungerà anche se vivi isolato in una foresta cibandoti di bacche selvatiche; anche lì vi saranno problemi e cosa da fare quotidianamente. Mollare la vita è una profondissima comprensione interiore, profondissima, probabilmente la più profonda, e da questa deriva un spostamento interiore, profondissimo, il più profondo.

Non è facile descrivere cosa e come avviene… In genere avviene così:

Dopo molto attrito/sofferenza, non riuscendo a ottenere la liberazione pur potendo a stare nel Sé quando e quanto vuoi, a un certo punto tu vedi che il problema è il tuo attaccamento alla vita: allora la molli, non te ne occupi più, non sai cosa succederà, se le cose andranno bene o no. Devi capire che se hai mollato la vita non sai più niente, non controlli più niente, non ti occupi se la salute del tuo corpo è buona o no, non pianifichi più niente. Allora vivi una forte esperienza di morte (la morte della presunta persona, è lì che muore), a volta in un momento unico psicologicamente drammatico, a volte più gradualmente, attraverso più esperienze di morte meno intense. È il caso di Cristina che dice: “Sento che continuo a morire, ogni volta di più”.

Quando hai mollato la vita, la tua attenzione di immerge nel Sé immanifesto (anche se la tua forma è in attività), cosa che a questo livello hai già conquistato.

È la vita? Continua. Ti presenterà una serie di attività da espletare, ma tu sei senza mente di fronte a questo, osservi ciò che si presenta in quel momento, come fosse la prima volta, è sempre tutto nuovo, e questo può dare gioia: la gioia di scopritore una margheritina per la prima volta… Poiché non resisti, l’intelligenza artificiale, cioè l’intelligenza che la mente ha accumulato, il know how, le espleterà; puoi anche fare un piano quinquennale, ma viene fatto, o meglio, vedrai che lo stai facendo, in quel momento, e poi lo dimentichi. Lo riscopri – nuovo – tutte le mattine, ma tu, in tutto questo, rimani sempre abbastanza assorto nel Sé. Sri Ramana fu molto attivo e direttivo nella costruzione dell’ashram, ma ha sempre detto che si limitava a osservare, un’affermazione che si può comprendere solo nella prospettiva che ti sto dicendo.

Invece, se non hai mollato la vita, ti sveglierai la mattina con la sensazione che devi fare, organizzare, controllare qualcosa. Notala: quella è la trappola!

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Uno dei maestri risponderà alle vostre lettere.
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