solo il suono della rugiada

Quando si esce fuori dalla mente,
ossia quando si smette di appoggiarsi al sentire della mente,
c’è pura osservazione non coinvolta in ciò che osserva.
C’è molto silenzio.
La pura osservazione è vuota perché è priva di giudizi,
così anche tutto ciò che osserva appare vacuo,
privo della sostanza/essenza
che era proiettata dai giudizi della mente.
Oppure l’osservazione osserva se stessa
e non vi è altra percezione
se non la consapevolezza di Sé.
Poi ti dimentichi anche di quello
e resta solo il suono della rugiada.
C’è molta beatitudine
quando avviene il riconoscimento:
‘Io sono Questo!’.
Ma non bisogna pensare beatitudine significhi necessariamente
che uno è fuori di testa per il Divino.
È qualsiasi stato
di cui si possa dire
di non avere bisogna si altro.
Può essere un senso di totale libertà, pace profonda, silenzio.
Può essere come dormire,
ma senza che svanisca la consapevolezza.
Dall’espressione di Sri Bhagavan in basso,
vi sembra che sia ebro del Divino?
Ecco perché io e Giulio
lo chiamiamo
‘il suono della rugiada’,
qualsiasi sia lo stato emozionale
che emerge dall’essere fuori dalla mente.
Se invece ti adagi a sentire la mente,
vai su e giù,
e quando sei su vuoi rimanerci,
e quando sei giù non vuoi starci,
oppure ti specializzi a rimanere giù…
Tutto questo Buddha lo chiamava dukkha,
‘sofferenza’.
Ascolta il suono della rugiada.

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