Stabilizzare la realizzazione

Dai “Discorsi con Sri Ramana Maharshi”, Discorso 141

D. – È possibile perdere lo Jnana [conoscenza suprema, realizzazione] dopo averlo conseguito?

M. – Lo Jnana, una volta rivelato, ci mette del tempo a stabilizzarsi. Il Sé è certamente alla portata dell’esperienza diretta di tutti, ma non come s’immagina. Esso è semplicemente così com’è. È l’esperienza del ‘samadhi’.

Come il fuoco non brucia se si ricorre a incantesimi o ad altri espedienti (altrimenti brucerebbe),  allo stesso modo anche il Sé rimane velato dalle ‘vasana’, mentre si rivela quando non vi sono vasana. A causa della fluttuazione delle vasana, allo Jnana occorre del tempo per stabilizzarsi. Uno stato di Jnana instabile non è sufficiente ad impedire le rinascite. Lo Jnana non può essere stabile in presenza di vasana.

È vero però che in presenza di un grande maestro le vasana cessano di essere attive, la mente si calma e si produce il samadhi, proprio come il fuoco che non brucia grazie a degli espedienti. Così il discepolo in presenza del maestro ottiene la vera conoscenza e fa la giusta esperienza, ma per rimanere stabile in questo sono necessari altri sforzi. Infine il discepolo realizzerà che questo stato è il suo Essere reale e così sarà liberato mentre ancora vive nel corpo.

Il samadhi ad occhi chiusi è certamente positivo, ma bisogna andare ancora oltre, finché non si realizza che attività e inattività non sono contrarie l’una all’altra. La paura di perdere il samadhi mentre ci si dedica ad un’attività è un segno d’ignoranza. Il samadhi dev’essere la vita naturale di ognuno.

Esiste un altro stato oltre lo sforzo e l’assenza di sforzo, e finché non si realizza, lo sforzo è necessario.

Quando si è provata la Beatitudine, anche solo una volta, ci si sforzerà di riaverla continuamente. Una volta fatta l’esperienza della Beatitudine della Pace nessuno vuole privarsene o farne a meno. Per uno jnani è difficile essere occupato dai pensieri, come per un ‘ajnani’ [alfa privativo, un non jnani] lo è essere libero dai pensieri.

L’uomo comune dice di non conoscersi, elabora molti pensieri e non riesce a stare senza pensare. Nessun tipo di attività influenza lo jnani. La sua mente resta sempre immersa nella Pace eterna.

❖ ❖ ❖

Samadhi

da “Sii ciò che sei. Ramana Maharshi e il suo insegnamento’, a cura di David Godman, ed. Il Punto d’Incontro*

D. – Il samadhi, l’ottavo stadio del raja yoga, è lo stesso samadhi di cui parli tu?

R. – Nello yoga il termine samadhi si riferisce a qualche tipo di trance e ci sono vari tipi di samadhi. Ma il samadhi di cui parlo io è differente. È il sahaja samadhi. In esso hai stabilità e rimani calmo e composto anche quando sei attivo. Realizzi che sei mosso dal più profondo e vero Sé che è dentro di te. Non hai preoccupazioni, non hai ansietà, non hai problemi, poiché realizzi che non c’è più nulla che ti appartenga. Sai che ogni cosa viene fatta da qualcosa cui sei in conscia unione.

* Invito i ricercatori impegnati a studiare il capitolo “Samadhi” su questo libro eccellente.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
Questa voce è stata pubblicata in Autori_Vari e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.