stare fuori dalla mente non significa che non vi siano pensieri

— Amato Maestro, dopo l’apertura di ieri, ho avuto una pratica straordinariamente limpida. Sto cominciando a percepire cosa significhi stare nel Sé… Eppure i pensieri ci sono, ma nessuno sforzo, sono naturalmente lì… E lì amo stare… Che meraviglia…

— Stare fuori dalla mente non significa necessariamente che non vi siano pensieri, significa che tu, il Sé, non vieni alterata da essi. Appare un pensiero, un’onda, e l’ego e dice: “Questo pensiero l’ho pensato io”, ma non è così. La pura Consapevolezza non agisce e non possiede nessun pensiero, così come l’oceano non crea onde e non le possiede. Può vedere un’onda, ma è sempre Lui, e non vi fa nemmeno caso.

Comunque, come dice Ramana, quando i sensi non sono inattivi, non vi sono pensieri, e l’esperienza del samadhi è più intensa. Rinunciare alla mente è rinunciare a Maya, al mondo. Non è facile, ma gradualmente, perseverando, vi si riesce.

Per rimanere nel Sé, non è necessario che non vi sia più mente, altrimenti si potrebbe avere questa esperienza solo nella meditazione formale, ma non nella vita quotidiana. L’importante è che tu ti renda conto che la mente è la mente e tu sei la consapevolezza, e resti con l’attenzione su di te come presenza. Se la mente è un film che si srotola davanti ai tuoi occhi, tu devi solo renderti conto che il film è il film e che tu sei lo spettatore e rimanere nella presenza invece di dimenticare chi sei e identificare il tuo io individuale con la scena e il personaggio del film. Ciò porta molto silenzio interiore e col tempo si diviene sempre meno consapevoli del film.

Con tale pratica, avviene anche un’altra cosa. Poiché tu sei consapevolezza e non un io individuale (e la pratica lo pone in rilievo), a un certo punto l’io individuale sparisce e la tua forma interagisce col movimento di shakti (ciò che appare nel quotidiano) mentre tu resti nel Sé. Come dice C.: “Quando mi dimentico di me, è tutto un dono”, perché è tutto il Sé, identicamente meraviglioso in ogni sua apparenza.

Allenati a riconoscere quando sei consapevole di te e della mente (che non sei tu), e di quando invece il tuo io individuale si fonde con la mente, viene da essa assorbito.

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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