sulla differenza tra sonno profondo e turiya

Meraviglioso! Entro in estasi quando leggo Ramana…

D: Sì è più vicini alla pura coscienza nel sonno profondo che nello stato di veglia?

R: Il sonno, il sogno e la veglia sono semplici fenomeni che appaiono sul Sé che è stazionario. Il Sé è anche uno stato di semplice consapevolezza – qualcuno può rimanere lontano dal Sé in qualunque momento? Questa domanda potrebbe sorgere soltanto se ciò fosse possibile.

D: Non si afferma spesso che si è più vicini alla pura coscienza nel sonno profondo che non nello stato di veglia?
R: La domanda potrebbe anche essere: sono più vicino a me stesso nel sonno che nel mio stato di veglia?
Il Sé è pura coscienza. Nessuno può essere mai lontano dal Sé. La domanda è possibile solo se c’è dualità. Ma non c’è dualità nello stato di pura coscienza. La stessa persona dorme, sogna e si sveglia. Lo stato di veglia è considerato essere pieno di cose belle ed interessanti. L’assenza di tale esperienza fa dire che lo stato di sonno è monotono. Prima di procedere ulteriormente chiariamo questo punto: riconosci di esistere nel sonno?

D : Sì, lo riconosco.

R: Sei la stessa persona che ora è sveglia, è così?

D: Sì.

R: Dunque c’è continuità nel sonno e nella veglia. Che cos’è questa continuità? È soltanto lo stato di ‘puro essere’.
C’è una differenza nei due stati. Qual è la differenza? Gli avvenimenti, e cioè: il corpo, il mondo e gli oggetti, appaio nello stato di veglia ma scompaiono nel sonno.

D: Ma nel sonno io non sono consapevole.

R: Vero, non c’è consapevolezza del corpo e del mondo. Ma tu devi esistere nel sonno per poter dire adesso ‘non ero consapevole nel sonno’. Chi dice questo adesso? È la persona in stato di veglia, il dormiente non può dirlo. È come dire che l’individuo che sta ora identificando il Sé col corpo dice che tale consapevolezza non esisteva nel sonno.
Poiché ti identifichi col corpo, vedi il mondo attorno a te e dici che lo stato di veglia è pieno di cose belle e interessanti. Lo stato di sonno appare monotono perché non c’eri come ‘individuo’ e perciò tutte queste cose non c’erano. Ma qual è la realtà? C’è la continuità dell’essere in tutti e tre gli stati, ma non c’è continuità dell’individuo e degli oggetti.

D: Sì.

R: Ciò che è continuo è anche durevole, cioè permanente. Ciò che non è continuo è transitorio.

D: Sì.

R: Perciò lo stato di essere è permanente e il corpo e il mondo non lo sono. Sono fenomeni momentanei che passano sullo schermo dell’Essere-Coscienza che è eterno ed immobile.

D: Parlando in senso relativamente, lo stato di sonno non è più vicino alla pura coscienza dello stato di veglia?

R: Sì, in questo senso: quando si passa dal sonno alla veglia il pensiero ‘io’ (il sé individuale) deve attivarsi e la mente deve entrare in funzione. Quindi sorgono pensieri e le funzioni del corpo cominciano a operare. Tutto questo ci fa dire di essere svegli. L’assenza di tutta questa evoluzione è la caratteristica del sonno e perciò è più vicino alla pura coscienza dello stato di veglia.
Ma non per questo si dovrebbe desiderare di essere sempre nel sonno. In primo luogo è impossibile, perché necessariamente si alternerà con gli altri stati, secondariamente non può essere lo stato di beatitudine in cui si trova lo jnani perché quello stato è permanente e non si alterna. Inoltre lo stato di sonno non è riconosciuto come uno stato di consapevolezza, mentre il saggio è sempre consapevole. In questo modo lo stato di sonno differisce dallo stato in cui è stabilito il saggio.
Per di più nello stato di sonno non ci sono pensieri, e quindi essi non possono esercitare la loro influenza sull’individuo. Lo stato di sonno non può essere alterato dalla volontà del dormiente in quanto è impossibile compiere sforzi in quella condizione. Dunque, sebbene sia più vicino alla pura coscienza, non è adatto agli sforzi per realizzare il Sé.

[da Sii Ciò che Sei, Cap. 2]

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Uno dei maestri risponderà alle vostre lettere.
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