La Via del Tantra

— Ciao Sergio, come stai? Io mi trovo a confrontarmi con nuove “malattie”…
Sembra che emozioni e pensieri creino blocchi fisici coi quali non so come comportarmi, se mai ci sia un modo…
In questi giorni Cinzia si trova in vacanza in Inghilterra e io provo un senso di “mancanza” veramente intenso; non mi era mai capitato nulla di simile. Questo senso di mancanza però non sfocia in particolari pensieri o emozioni, ma è come un blocco al plesso solare, sento pesantezza sul petto e non so cosa fare… Durante la meditazione questo blocco non disturba (non esiste proprio) ma non appena termino, ecco arrivare questa pesantezza con tutta la sua forza.
Forse la mia struttura psicofisica sta portando nel conscio un “attaccamento” che in questa circostanza si manifesta come “mancanza di Cinzia”?
Fatto sta che è forte e molto fastidioso, posso far qualcosa oltre a osservarlo?
Un abbraccio infinito.

— Porta fuori la passione, invece di farla diventare un blocco fisico. Lascia che ti bruci dentro, completamente. Usa questa energia per raggiungere l’unione (samadhi) con lei. Devi comprendere che le relazioni sono dentro, non fuori. Fuori succede qualcosa, ma e assai più superficiale e relativo e di poco conto del contatto dentro. Lei è te, è la tua Shakti. Brucia brucia bene!!! Fa sì che non resti niente di te.
Stop avere relazioni fuori! Sono tutte dentro. Tu sei maturo per bruciare e entrare nella fase del samadhi più profondamente…
Love

— Dici che non trovando Shakti in me ho creato all’esterno un suo simbolo (Cinzia)? In effetti lei ora è un ottimo “strumento” per la morte del mio ego.
Portare fuori la passione significa che devo immergermi in qualche attività? Ad esempio fare dell’attività fisica?

— No no.
Lei, Cinzia, è Shakti in te. Lascia che l’amore per lei ti bruci e consumi l’apparente separazione tra te e gli altri. Porta il tuo amore per lei nel petto, sentila, coltiva la tua passione per tutto il giorno se necessario, contattala dentro di te, trovala, non sul piano delle idee, ma della sua presenza sottile, come se dovessi trasferirle un messaggio. Questo alla fine dovrebbe portarti all’unione con lei. Tu sparisci come ‘io’ e l’Amore/Shakti si trasferisce. Scoprirai che lei, Cinzia, è dentro, anche se appare fuori. Sposterai il tuo centro più sul piani interiore/sottile. Brucia, consumati per amor suo. Questo è il dono della Grazia di Shakti/Cinzia.
Fammi sapere se hai compreso.

— Caro Maestro, hai fatto centro… Se riesco a permanere nell’amore che Cinzia evoca in me, tutto si dissolve nella gioia, ma non appena la mia identificazione nell’«io» torna… ecco che tutto cambia. Insomma più in alto salgo, più mi faccio male quando caso…

— Questa è al via del Tantra: lasciarsi bruciare dall’amore per l’Amata/o [vedendo il senso e il fine comune di Vie realizzative diverse, si posso guidare gli aspiranti in armonia con le loro reali esigenze senza costringerli in un metodo predeterminato. Il Mio Maestro è uno Jnani e insegna Atma Vichara, la Ricerca del Sé, secondo l’Advaita classica, eppure non ha avuto problemi a inserire un protocollo di esercizi yoga. Qualcuno potrà gridare all’anatema. Liberissimi! Ma un vero realizzato ha a cuore la liberazione dell’allievo, non questioni di ortodossia. Egli vede la verità che c’è in ogni autentica via realizzativa e guida l’allievo attraverso la via più breve e naturale]. Non è un’alternativa all’Autoindagine, è come la Grazia si è presentata a te adesso.
Non dare nessun peso alle cadute; anche Gesù ne ha avute fino all’ultimo… Nessun  peso! Quanti colpi di scure ci vanno per abbattere un albero? Tu colpisci e colpisci e non succede niente. Poi a un certo punto l’albero va giù tutt’in una volta. Così, o quasi, è con l’ego.
Lasciati bruciare dall’amore per lei e continua a cercarla dentro di te. La via del Tantra è riconoscere il Divino nell’Amata/o. Usa il drago della tua passione per unirti alla VERA LEI, LA VERA CINZIA !!!

— Però ho compreso una cosa molto importante… Cinzia è la porta verso l’Assoluto, ma per attraversarla ci vuole molta forza di volontà, lucidità mentale e resa…
Tu sei la mia guida, lei la mia morte… Solo con voi due insieme posso superare il mio limite: me stesso. Grazie di cuore

— Amato mio, poco possono volontà e lucidità contro il fiume in piena dell’amore. Non aggrapparti a inutili salvagente per assicurati la sopravvivenza. La sola via è la resa incondizionata. Ricordati dell’esperienza di Kripalu quando cadde in un fiume in piena. Tentò di lottare, ma la forza della corrente lo sopraffaceva. Allora sentì interiormente la voce del Maestro che gli diceva di arrendersi; fece il morto e si lasciò trasportare dalla corrente. Intanto la gente del villaggio aveva trovato più a vale un punto per ripescarlo, e si salvò secondo la volontà del Divino.
Shiva e Shakti sono la stessa cosa. Tu avevi solo Shiva… Ricordi quanti limiti? Come la mente tentava di irretirti in aridi schemi di comportamento?
Poiché sei un aspirante di “altissimo livello”, la Grazia ti ha inviato Cinzia, la Shakti. Ora Amato sei seduto sulla coda del drago. Difficile mummificare in quella posizione…  :-)))
Lascia che il fiume in piena di Shakti ti guidi, abbandonati al tuo amore per Lei. Cercala nel tuo cuore, MUORI IN LEI !!!
Love

Il giorno dopo — Caro… è giusto che tu voglia bene a … [fa il suo nome]; è un bravo ragazzo, molto onesto e cerca sempre la Verità… E oggi, grazie a te, ha superato se stesso…
Stava guidando l’auto ed a un certo punto ecco nel petto quel forte dolore per la separazione dalla sua amata. Il primo impulso è stato quello di meditare di cercare l’amore dentro se stesso, ma poi è arrivata la tua voce decisa che diceva: “BRUCIA”. Allora … [fa il suo nome] ha desistito dal meditare (una chiara fuga dal dolore), e ormai stanco ha mollato pronto a farsi mangiare da quel dolore… Ma questo non ha il tempo di accadere… Arriva il Silenzio che tutto ingoia; quasi surreale, tutto è Silenzio, tutto accade nel Silenzio, la coscienza individuale si spegne nel Silenzio… tutti gli apparenti accadimenti della vita sono spontanee illusioni nel Silenzio…
Che dire a Sergio/Maestro/Shiva …. Nulla niente da dire, solo Silenzio.

Il giorno dopo — Caro Sergio, il silenzio ha portato nuove comprensioni nella mente, o forse ha solamente levato povere in una vecchia stanza permettendomi di vedere più particolari. Sostanzialmente tutto quello che accade nella vita è un’interpretazione della mente che appiccica significati/etichette a quello che le appare. Il colmo è che riesce anche a spaventarsi della sua stessa creazione 🙂
Ora vivo momenti in cui l’amore per Cinzia si manifesta senza che vi sia Cinzia…  È superando che l’amore per una persona (che ancora può contiene tracce di egoismo e attaccamento) si trasformi in un amore impersonale, che non ha più bisogno nemmeno di un oggetto per esistere: SEMPLICEMENTE C’È… Questa forma di Amore a me si presenta come un candore materno che accoglie tutto.

— Sì sì, è proprio così, AMORE MATERNO, niente di meno!!! Ma può rivolgersi anche verso qualcuno, senza attaccamenti personali. È così!!!

— Tutto il dolore che appare nella vita di … [dice il suo nome] è una benedizione, in realtà sono porte verso l’amore impersonale…

— Sì sì: è sempre solo Grazia. Quando il cuore si apre – come nel tuo caso – non c’è un momento in cui non vedi la Grazia!
Ma questo amore materno impersonale può rivolgersi verso qualcuno. Questo è il modo in cui ama il Guru. Riconosce nell’altro il Sé ma il suo amore divino include la completa accettazione di tutti gli aspetti personali dell’allievo.

— … [dice il suo nome] è molto coraggioso e attento perché riesce ad accorgersi dei suoi tentativi di fuga dal dolore per poi abbracciarlo. Deve essere stata proprio una brava persona nelle vite precedenti per avere tutti questi doni…

— È vero.

— Grazie Caro maestro per la tua pazienza, per i tuoi consigli, per l’esserci anche quando non ti vedo. Come un faro nell’oscurità illumini il sentiero che porta a casa… Mi inchino alla tua immensità.
Love

— Sì, i Maestri hanno un segreto, si annullano nel Guru, così la Grazia di Rajiv-Ramana può scorrere attraverso un ‘canale vuoto’. Nessun merito, nessun attaccamento, nessun senso di doership (il sentirsi il titolare dell’azione), nessun senso di ‘io’ individuale – sai cosa intendo, tu hai sperimentato questo… quando non trovi più il soggetto, che ci sia qualcuno, anche a volerlo cercare col lanternini… Solo la Grazia infinita onnipresente e onnipervadente. Freedom and Love…
Grazie per avere ‘benedetto’ la mia vita con la tua presenza.
Love

Due giorni dopo — Ciao amato Maestro, ogni tanto perdo le misure sul “come comportarmi” …
In questi giorni in cui ho provato forte dolore per la separazione da Cinzia (pur conscio del fatto che si sarebbe trattato solo di 21 giorni), ho fatto molto lavoro su me stesso.
Ti riportò un piccolo esempio per rendere più chiaro quello che voglio dire. Stamattina, molto presto, ci siamo scambiati alcuni messaggi per telefono nei quali io ero molto passionale e mi aspettavo da lei lo stesso tipo di risposta; invece lei si è addormentata lasciandomi di sasso… Inizialmente ho provato un po’ di rabbia – mi son sentito abbandonato in un momento importante in cui mi stavo confidando – poi mi son fermato ad osservare e dal cuore ho visto lei sul suo letto con un sorriso e il telefono nella mano, e ho provato amore/compassione e felicità per averla accompagnata nel mondo dei sogni.
Ora mi chiedo: … [fa il suo nome] ha i suoi desideri, le sue aspettative che se non vengono realizzati iniziano a provocare sentimenti negativi; eppure osservando questo vedo benissimo che tutto nasce da un’interpretazione della vita anziché un’altra… E la domanda è: … [fa il suo nome] può rimproverare Cinzia se un suo atteggiamento gli causa dispiacere? Oppure mi limito soltanto a osservare quello che accade in [fa il suo nome]? Perché poi è un problema che sta dentro e non fuori.
Se guardo Cinzia con gli occhi della compassione provo un amore più paterno nei suoi confronti e non mi viene da contestarle assolutamente nulla…. Ma posso costruire un rapporto di coppia in questo modo???

— Non è sufficiente giocare con un’interpretazione anziché un’altra. Tu devi andare attraverso una definiva e completa trasformazione: ABBANDONARE L’UMANO E STABILIRTI NEL SÉ.

Perciò quello che ti sto indicando non è un consiglio banale, una sorta di pensiero positivo tipo: “pensa col cuore e non con la mente…”, ma una trasformazione totale, radicale, basilare che richiede tutto il tuo sforzo, impegno, perseveranze, fede, ardore e amore assoluto per la Verità.

Tu conosci già il Sé e sai che il principale problema nell’essere stabili nel Sé è costituito dalla vita. Il partecipante all’Intensivo di Illuminazione ha l’esperienza diretta: lacrime… “Sono tutto, sono ogni cosa, niente è fuori e separato da me… Sono il Divino!!!”. Poi torna a casa e incontra la moglie, in ufficio incontra i colleghi si relaziona con altre persone e a causa dell’attrito che si crea tra lui/lei e gli altri perde lo stato diretto, il samadhi: in altre parole, perde il Sé e si ritrova un misero essere umano qualunque.

“Ma la vita esiste o non esiste?” si chiede. “Nel samadhi c’è solo il Sé, e io sono quello, non c’è nessuna vita, non ci sono ‘altri’, non c’è tempo, non c’è spazio, né corpi, né materia ecc. Poi mi ritrovo nella vita e tutta questa mia esperienza spirituale naufraga, e mi ritrovo di nuovo ad essere una scheggia sballottata dalle onde dell’oceano del samsara, un povero essere umano con tutte le sue debolezze e i suoi bisogno…”.

Quello che ti sto indicando è la via per stabilizzarti ne Sé.

La vita c’è e non c’è, ma tu ora parti dal fatto che c’è. Quello che devi fare è ABBANDONARE L’UMANO E VEDERE SOLO IL SÉ IN OGNI ALTRO. Il Sé nel tuo cuore e il Sé in ogni altro.

Non è una cosa facile, attraverserai crisi e sfide; la moltitudine dell’umana famiglia sparirà con tutti i suoi giochi, incluso quello di avere una ragazza… e tu percepirai una sorta di solitudine divina… Non temere, persevera! Nessuno si è mai lamentato di permanere nel Sé. Ma non è una sfida ordinaria. Ma è completamente alla tua portata!

Quando hai relazione con qualcuno vedi solo il Sé. La tua forma mente-corpo è già completamente addestrata a dare le risposte del caso. Lasciala andare in automatico, mentre tu ti relazioni solo ed esclusivamente col Sé, che è in ogni cosa, nel santo come nel peccatore, in tutto.

Se riguardi i Vangeli sotto quest’ottica, Gesù non ha mai smesso, nemmeno una volta, di fare questo, nemmeno nel momento più drammatico (e lì di dramma ce n’era un bel po’…). Egli si è sempre esclusivamente rivolto al Sé, parlando poi il linguaggio del caso, secondo la circostanza e il livello di coscienza degli interlocutori.

Per favore cancella in un sol colpo tutti gli infiniti esseri senzienti e vedi solo il Sé!

Abbandona l’umano! C’è solo il Sé! Il Sé immutabile nel tuo cuore, e il Sé immutabile in ogni atro.

Sei pronto ad affrontare questa sfida?

Non mi rispondere, conosco già la risposta. Il tuo amore per la Verità non conosce condizioni. Quanta grazia conoscerti. E il Divino mi ha benedetto persino con altri figli di un tale rango. Da dove mi viene tanta Grazie?

Mi inchino alla Grazia  della discendenza di Maestri Sri Ramana-Rajivji.

Cosa avrei combinato da solo in quest’anno di post?… Niente di valido, se non trovarmi ancora più aggrovigliato nelle impressioni…

Ti amo profondamente.

— Tu scrivi: «Il partecipante all’Intensivo di Illuminazione ha l’esperienza diretta: lacrime… “Sono tutto, sono ogni cosa, niente è fuori e separato da me… Sono il Divino!!!”. Poi torna a casa e incontra la moglie, in ufficio incontra i colleghi si relaziona con altre persone e a causa dell’attrito che si crea tra lui/lei e gli altri perde lo stato diretto, il samadhi: in altre parole, perde il Sé e si ritrova un misero essere umano».

Se non dico una sciocchezza già quando il partecipante dice “Io sono il Sé, io sono tutto” ormai è già separato; diciamo che in quel frangente il Sé è identificato nella coscienza?

— La tua incomprensione nasce dal fatto che tu hai sempre avuto samadhi con il “nulla” del piano causale. Dopo il piano causale c’è il supercausale, o Turiya, in cui li Sé si riflette nello specchio della coscienza. Questa esperienza inonda di gioia. Anche se è ancora uno stato (infatti Turiya è detto il “quarto stato”) permane quando lo Jnani è nella coscienze e viene alternato da momenti di assoluto assorbimento in cui non c’è alcuna coscienza (Turiyatta, Turiyattita, nirbija). I due stati si alternano e “l’oltre la coscienza”, Turiyatta, rende Turiya (che è la conoscenza suprema) incommensurabilmente più profondo: Egli sa che è il Sé è sa anche che è al di là di ogni conoscenza. Una Conoscenza Suprema (prajnana) che non si reifica, cristallizza in un concetto ma che è incessante abbandono allo Sconosciuto riconosciuto come la propria vera natura inconoscibile. Conoscenza suprema e oltre ogni conoscenza… Come descriverlo? Ranjit l’ha chiamato “lo stato non stato” e l’ha chiusa lì.

A te Turiya non è ancora chiaro – quante volte ne abbiamo discusso – e sei piuttosto ostile e chiuso alla coscienza, il che ritarda il tuo Turiya.

Ma quando Nisargadatta diceva “Io sono Quello”, Gesù “Io è il Padre siamo UNO”, Ramana che parla del Sé, ed così altri infiniti altri grandi Santi e Maestri, tu cosa pensi? Che sono tutti dei ciarlatani? Non è necessario uscire dal samadhi per dire “Io sono il Sé” se ti sei disidentificato dalla tua forma e hai imparato a lasciarla che agisca in automatico. Allora per essere al tuo interno il Sé immobile devi rimanere inchiodato alla sedia?

Proviamo così:

  • 1) Individua la coscienza, penetrala e diventa uno con essa… la coscienza dentro la coscienza, attenzione nell’attenzione… vediamo che succede…
  • 2) Quello che per te è Il Sé, fosse anche un concetto, vedilo in ogni altro
  • 2) Osserva quando entri/agisci come Gualtiero [mi sono inventato uno pseudonimo]

— Quello che tu mi chiedi mi sembra di capirlo ma non so come attuarlo perché se cerco il Sé nell’altro è ovvio che “Non vedo il Sé perché sto vedendo un altro”; dunque che fare?

— No, tu riconosci che quello che appare alla coscienza umana come un altro è te, cioè il Sé: “So Ham Ham So” (Io sono Lui. Lui è me). Mettiamo che per te il Sé è puro Silenzio, o il Niente che hai sperimentato, tu ti relazioni all’altro riconoscendolo come il “Niente”, che per te è il Sé. Quando non ci sono più altri, come possono sorgere pensieri nella tua mente? C’è solo il Sé. Il gioco è finito.

— Bisogna mantenere sempre l’attenzione verso la coscienza quando ci si relaziona con gli altri? È questa la strada ?

— È un nonsenso! Attenzione e coscienza sono sinonimi. Adesso per scrivermi stai mantenendo l’attenzione sulla coscienza? La coscienza c’è. È il Sé. Essa sviluppa coscienza di sé nel duale, fino a un punto in cui può diventare cosciente di se medesima (Turiya). E dopo che questo Turiya dura a lungo ininterrotto, la coscienza si assorbe talmente in se stessa da sparire (Turiyattita).

Amato mio, la tua ostilità verso la coscienza è veramente non comune. Se mi consenti preparerò un lavoro con te che potremo fare a telefono prima che Cinzia rientri. Dopo immagino che avrai molto da fare… 🙂

Fammi sapere se ti è più chiaro, se puoi praticare come ti ho detto e quando possiamo sentirci.
Love

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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