una delle più belle testimonianze dei colloqui tra maestro e allieva

UNA DELLE PIÙ BELLE TESTIMONIANZE
DEI COLLOQUI TRA MAESTRO E ALLIEVA

I punti salienti dell’insegnamento dell’autoindagine

Le esperienze profonde di un’anima matura che tocca con facilità
persino turiyatita (le assenze, lo stato senza mente, senza osservatore)

Aspirante: – Ciao Marco, ho visto un tuo video su YouTube, per la verità li ho visti tutti.
Era stato postato da Sergio Cipollaro sulla sua pagina Facebook, e vorrei farti una domanda.
Premetto che è da poco che mi sono avvicinata all’Advaita, è iniziato tutto dopo aver visto dei video di Tony Parsons sulla non dualità e volendo approfondire questo concetto di non dualità, che da sempre sento come profondamente vero, ho riletto il libro “Io Sono Quello” di Nisargadatta Maharaj e il libro di Ramana Maharshi “Chi sono io?” più vari articoli sull’Advaita, così ho iniziato a meditare sull’Io Sono vedendo cosa ne viene fuori .
Mi è capitata una cosa strana, spero di spiegarmi bene, sentendo la tua voce ho sentito dentro una pace e un’energia mai sentita prima, che andava dallo stomaco alla testa e poi tornava giù, l’ha fatto diverse volte, ascoltavo le tue parole e cercavo di concentrarmi, ma non ci riuscivo perché quell’energia, mi trasportava altrove, probabilmente all’interno di me, non so…
La cosa divertente è che un tuo video l’avevo visto già visto tempo fa e quando ti avevo visto la prima volta, ricordo di aver detto “ecco un’altro tizio che fa questo genere di video” e ti avevo “cestinato” nella mia testa.
Quando poi ti ho riascoltato in seguito e ho sentito quell’energia mi sono detta “cosa diamine mi è successo?”, possibile che la prima volta non ho sentito nulla e ora c’è questo strano effetto?
Ho provato a vedere se era quel determinato video a farmi sentire quell’energia, ma ho constatato che è la tua voce a farmi quell’effetto, le parole le seguo, ma è come se non interessassero alla parte cosciente di me, dato vengo trasportata “altrove” dalla tua voce. Vorrei sapere se hai mai avuto casi simili al mio nella tua esperienza di insegnante e se riesci a spiegarmi, da quel poco che ti ho raccontato, cosa sia potuto accadere, non mi intendo molto di energie, posso solo dirti che ora “ti uso” come calmante.
Grazie e scusa per il messaggio lunghissimo.

Marco: – Buonasera, grazie del messaggio.
L’energia che descrivi è il movimento della kundalini, l’energia vitale che fluisce in noi.
I blocchi che proviamo sono semplicemente stagnazioni di quest’energia, che quando invece fluisce liberamente consente all’attenzione di fondersi o “ritornare” alla consapevolezza (l’Io Sono), invece di restare magnetizzata dai contenuti mentali, limitati e limitanti, attraverso cui filtriamo l’esperienza.
Tu hai percepito lo stato in cui ero mentre parlavo, è una forma di trasmissione diretta.
A disposizione per ogni chiarimento.

A: – Grazie della risposta Marco, sapere comunque che c’è qualcuno che può rispondere ai miei eventuali dubbi, mi consola.
Dopo aver rivisto il video ho sentito una sorta di scossa interna, una energia che scorreva dai piedi alla testa, ho visto poi che è come se l’energia si accumulasse, a livello della bocca e del cuore, confesso che mi sono venute le lacrime agli occhi e ho notato che avevo bisogno di piangere, era come se avessi accumulato per troppo tempo qualcosa all’altezza del cuore che aveva bisogno di essere sciolta con le lacrime.
Ho avuto anche altre sensazioni, come di sdoppiamento, come se una parte di me rimanesse calma e immobile e un’altra volesse uscire fuori dal corpo.

M: – Per facilitare la purificazione che stai attraversando, puoi lavorare sui punti in cui senti l’accumulo di energia espandendoli, non con la volontà ma accompagnando il loro movimento naturale, lasciandolo libero di manifestarsi.
Se emerge del disagio lo lasci manifestare.
Lasciare completamente libero il movimento si traduce nell’esserne Testimone.
Prova a mantenere la posizione di testimone, osserva senza influire in questo processo.
Se senti puoi portare l’attenzione o avere l’intenzione di portare l’attenzione nel terzo occhio, questo direziona e unisce l’energia verso l’alto.

A: – Grazie per i suggerimenti che mi hai dato, da quel che ho capito devo solo osservare ciò che mi accade senza interferire con pensieri, impressioni e timori vari.
Vorrei chiederti se, secondo te, dovrei meditare solo cercando di osservare cosa accade dentro di me senza interferire con pensieri o sensazioni, cioè essere il Testimone, oppure posso anche ripetere mentalmente “Io Sono” o “Chi sono io?” e guardare cosa accade?
Oggi sono stata insolitamente calma, ogni tanto era come se mi addormentassi, cioè sentivo l’esigenza di fermare il pensiero.
Un’altra sensazione che ho sono delle piccole contrazioni interne, scosse di energia che arrivano e poi passano.

M: – L’attenzione all’io stimola la risalita della kundalini.
La domanda mentale “chi sono io?” va bene se serve a facilitare l’effettiva attenzione all’io o consapevolezza.
Osservare senza interferire è un “lavoro” di abbandono, che porta a tornare ad essere Testimone, o pura consapevolezza in cui tutto appare. Nel Testimone non c’è azione né accadere.

A: – Sto leggendo un libro di Michael Langford che ho trovato sul sito Itisnotreal: “Il mezzo più rapido e diretto per l’eterna beatitudine”, beh il titolo naturalmente ha catturato la mia attenzione.
La pratica della consapevolezza che osserva la consapevolezza.
La sto cercando di praticare il più possibile.

A (dopo qualche giorno): – Ciao Marco, c’è qualcosa che sta cambiando, come il senso del tempo.
Il tempo nel “mio mondo” si è dilatato, insomma non è più lo stesso, ho l’impressione che non me ne importi poi molto di sapere che giorno o che ora è, e ogni tanto mi chiedo spontaneamente “chi sono io?”.
Questa domanda me la faccio anche quando mi accorgo che sto pensando troppo e allora inizio a ripetere “chi sono io?” per cercare di calmare la mente.
Ogni tanto, quando sto cercando di non pensare, mi capita una sensazione di grande disagio, sembrano emozioni non risolte, oppure onde di energia “negativa” che vuole essere riconosciuta da me e accettata, quando mi accade la lascio salire, anche se vorrei mandarla via, la accolgo e cerco di “abbracciarla”. Oggi mi è capitato e la “cosa” si è dissolta, ne hai parlato tu in qualche video oppure devo aver letto di fare così quando arrivano queste robe.
Alle volte mi capita anche di rimanere con lo sguardo fisso a guardare il vuoto senza pensare a nulla.

M: – Ciò che ti accade stando nel non-pensiero, incontrare del disagio sotto forma di onde di energia che lasci salire e dissolvere, è molto importante, opera una pulizia profonda delle impressioni mentali.
Nelle sessioni formali (brevi, 15-20′ più volte al giorno) stai sul senso di “io” così come lo senti in quel momento.
Come pratica informale, durante la giornata nota di essere consapevole, nota che è presente l’osservazione e mantieni l’attenzione (o abbandonati) a questa consapevolezza, a questa osservazione.

A: – Grazie per la risposta, ieri ero in una fase di emotività piuttosto evidente.
Questa notte non avendo più sonno, ho mantenuto l’attenzione sull’io, come mi hai detto tu.
Dopo aver visitato per un po’ un immenso oceano di energia di una potenza infinita e inavvicinabile (per il momento) non sono riuscita molto a stare senza pensare, perché mi arrivavano nella mente riflessioni sulla vita o altro, nel momento in cui guardavo questo oceano, che mi sembrava composto di energia neutra, ho pensato all’amore come goccia di amore puro.

M: – “Oceano di energia”, “goccia di amore puro”, stai procedendo bene, prova a dimorare, a diventare uno con Esso.

A: – Ciao Marco, vorrei aggiornarti sull’Autoindagine.
Quando dico “io”, quell’io non si colloca in nessuna parte del mio corpo, è come se non avessi un corpo definito, quell’io è come se si disperdesse in uno spazio dove dovrebbe essere il mio corpo, ma non c’è nulla.
Se chiudo gli occhi e penso al mio corpo, ho la percezione di avere una mente e sotto di non avere nulla, se non uno spazio (quello che dovrebbe contenere il mio corpo) che sconfina in un altro spazio più grande.
La prima volta che ho avuto questa percezione mi sono spaventata, è una sensazione brutta per la mente, anche adesso se ci penso, mi sembra di aver perso qualcosa di importante.
Forse è stata quella percezione dell’energia che scorreva in me quando ho visto il tuo video che ha “risvegliato” in me la consapevolezza di essere, oltre che materia, anche energia ed ora sento solo l’energia e non più il corpo.
Quando non riesco a stare tranquilla faccio un “tuffo” nella tua mente e lì ho l’impressione di trovare pace e purezza, oggi mi sono “collegata” e dopo un po’ stavo per piangere, perché non sono abituata a quelle sensazioni, in quella pace ci si sente accettati così come si è, accolti, ci si scioglie nell’abbraccio del Sé.
L’unica cosa che, con il passare del tempo, si fa più nitida e reale è il senso del “me”, la mia consapevolezza di essere.
È come se prima non mi fossi mai accorta di essere, la sensazione che l’unica cosa davvero “reale” in questo mio mondo di sogno sono io, il problema ora è capire chi sono e far tacere la mente che proietta nel sogno una immagine falsata di me stessa.

M: – L’io non si colloca da nessuna parte del corpo! E da nessuna parte del corpo sottile! Non si può trovare da nessuna parte… eppure È, fuori da ogni dubbio, È!
Lo spazio più grande che la mente interpreta come sensazione “brutta” non è uno “spazio” nel senso fisico, puoi intenderlo come Ciò-in-Cui la mente appare, che è oltre la mente e quel che la mente può concepire.
È lo “spazio” in cui la mente non può che abbandonarsi, come una zattera nell’oceano.
Stai acuendo la percezione del corpo sottile, dato che non senti il corpo fisico come percezione principale.
Riguardo il “capire chi sei” basta capire che non sei l’immagine nel sogno proiettata dalla mente, non occorre farla tacere: quale ‘io’ dovrebbe farla tacere?

A: – Dovrei chiederti un’altra cosa: durante la meditazione affiorano delle immagini, delle frasi e delle riflessioni, credi che debba farle affiorare e lasciarle andare senza soffermarmi su di loro?
Per quanto riguarda le riflessioni che mi vengono in mente, riguardano l’esistenza, il Divino e cose simili, mi stupiscono per la loro profondità, ma credo che anche con quelle dovrei tornare a “concentrarmi” sul senso del “me”.
Mi torna in mente il tuo video sull’Abbandono e il Dissolvimento, credo che con quel video tu abbia già risposto alla mia domanda.
Per quanto riguarda l’Abbandonarsi trovo che questa “pratica” sia veramente utile, questa notte mi è accaduto di avere un forte mal di pancia e ho iniziato ad abbandonarmi al dolore, l’ho accolto con tutta me stessa, ad un certo punto sono “diventata” il mio dolore, c’era solo lui, è stata una bella esperienza nonostante il dolore, poi piano piano il dolore si è dissolto.

M: – Le immagini, qualsiasi esse siano, anche quelle più elevate, devono essere lasciate emergere liberamente e in modo egualmente libero devono essere lasciate dissolvere, senza interagire o interagendo il meno possibile: Tutto emerge e si dissolve spontaneamente e istantaneamente.

A: – Oggi ho rivisto un tuo video, quello dal titolo “Lascia espandere”.
Dopo averlo visto, ho percepito la Coscienza e la sua espansione e di come in questa si riuscivano facilmente a disperdere i pensieri, ma anche il nostro mondo personale, le galassie, gli universi, tutto ciò che ha forma e ciò che non lo ha.
È talmente illimitata questa coscienza che può comprendere ogni cosa senza sforzo, anche perché Essa è anche ogni cosa.
Riflettendo su questo sono arrivata a pensare che la Coscienza è anche mente, è anche la mia mente, il mio ego, i miei pensieri, la mia sofferenza e la mia gioia, ogni cosa vista dal Suo punto di vista è qualcosa di Sacro e ha una sua “realtà” o motivo di esistenza.
Ho sentito dentro di me la mia unione con la mia mente, con i miei pensieri, ho sentito che loro hanno un motivo di esistere, li ho accolti e in questa “accoglienza” li ho sentiti poi dissolvere. Percepisco che ora quando si presentano preoccupazioni, ma anche impressioni, sensazioni, immagini, cioè tutto quello che si presenta alla mente può essere dissolto, ma prima deve essere riconosciuto e amato.
Senza che ogni cosa sia riconosciuta come appartenente a te ed amata per questo, non si riuscirebbe a dissolverla, e l’amore in questo ha un ruolo fondamentale.

M: – Meraviglioso!
Ogni onda è anche oceano, l’oceano ama le “sue” onde.

A: – Vorrei aggiornarti sul come sto e dove sto.
In questo momento l’amore che porto con me, che io sono, ha bisogno di diffondersi dallo spazio che mi sembra di occupare fino ai confini di quello che riesco a percepire.
Inizio a credere davvero che “io sono Quello”. In quei momenti mi espando, mi disintegro fino a penetrare in ogni cosa; non so nemmeno che cosa, perché sento di esserci solo io e che ogni cosa fa parte di me: è un amore per se stessi che vorrebbe farti gridare al mondo “IO SONO!”.
Quando poi torno “giù” nella mia condizione di “sonno” è davvero brutto, perché si percepisce la differenza tra i due “stati”; passo insomma “dalle stelle alle stalle”.
Ma va bene così, ho capito che devo lasciar fare e poi mi sembra già di avere tutto, adesso so di essere e questo mi basta.
Pian piano sta cambiando anche la percezione delle cose, è come se la scenografia del mio mondo stesse lentissimamente cambiando e si stia allestendo un nuovo sfondo, sto anche diventando meno ansiosa.
Vorrei chiederti se è una cosa normale avere degli sbalzi di umore così profondi.

M: – Difficile aggiungere altro alla tua descrizione.
Anche se poi l’esperienza passa è molto importante la tua comprensione di essere Quello: a poco a poco questa convinzione stessa stabilizzerà l’esperienza!
Sono normalissimi gli sbalzi d’umore, ed è normale percepire inizialmente un contrasto tra lo stato unitivo e lo stato ordinario… finché non si vede che sono la stessa cosa, poiché un solo “stato” esiste realmente: essere-coscienza-beatitudine.

A: – Sono davvero contenta per quello che mi hai detto, che cioè la convinzione, anzi la comprensione di essere Quello si stabilizzerà con il tempo, d’altronde non riesco a vedere chi altri io possa essere. Per me Lui è in ogni cosa, anzi è ogni cosa, per questo non vedo chi altri io possa essere.
La sensazione di unione con “gli altri” deve essere ancora perfezionata, con alcune persone mi viene spontanea, con tanti altri subentra ancora il giudizio, ma, come dici tu, l’esperienza dell’unità dovrebbe stabilizzarsi e piano piano amare tutti, come amo Lui.

A (dopo qualche giorno): – Nello stato unitivo c’è un osservatore che osserva la sensazione di espandersi nello spazio, di disintegrarsi in infinitesimi frammenti, e nello stesso tempo la sensazione di essere ovunque e in tutte le cose che tu riesci ad immaginare.
Tu sei Quello che compone tutto e non puoi che essere che Quello, perché non esiste null’altro.
Per quanto riguarda invece quelli che io chiamo “momenti di assenza”, in quei momenti ho come l’impressione che non ci sia un osservatore, avvengono spontaneamente, oppure posso farli accadere io, basta che mi fisso a guardare davanti a me e stacco la spina della mente.
Se la cosa ti sembra importante, posso esaminare ancora meglio questo stato e cercherò di darti maggiori informazioni.

M: – Vedi bene rispetto agli “altri”. La mente, o meglio il coinvolgimento che crea l’identità con la mente, è nutrita dal credere ci siano altre persone, mentre invece dovremmo investigare sulla natura della nostra stessa persona.
Cos’è più profondo, reale, lo stato Unitivo o i momenti di assenza?

A: – Grazie per la domanda che mi hai fatto perché mi hai dato modo di sperimentare e capire meglio questi due diversi stati.
Quello che è scaturito dall’immergermi in essi è questo: nello stato unitivo sperimento unità, amore, espansione di energia, è tutto molto bello e pieno, è uno stato che mi fa pensare a come potrei vivere bene la mia realtà se riuscissi a stabilizzarlo.
Ma… sento di non essere interessata al mondo, allo sperimentare l’unità o allo sperimentare amore.
In questo stato sento che c’è un mondo, popolato da esseri, da tante forme, c’è anche una mente che mi fa percepire queste forme o i sentimenti di amore e compassione, ma io sento di non essere forma, né mente, non sono solo amore e unità, sono ciò, ma anche molto altro e sinceramente è come se il mio essere fosse stanco di sperimentare stati mentali, forme materiali e volesse farla finita con queste cose, per cui direi che lo stato unitivo non lo sento molto reale e sento più profondi i momenti di assenza, anche se alla mente sembrano totalmente alieni e simili alla morte, ma è proprio la morte ciò a cui aspiro, la morte della mente, per tornare a ciò che sono.
Ho però dei dubbi riguardo questi stati, non so se l’uno esclude l’altro o magari possono o devono essere complementari, il dubbio riguarda anche il fatto che potrebbe essere la mia mente a farmi preferire uno stato rispetto all’altro per confondermi.
Io Sono! A prescindere dagli stati, dalle parole, dai sentimenti, dalle forme, dalle menti, dalle preferenze e anche da ciò che penso di essere.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi sugli stati o magari dirmi come dovrei procedere nella pratica.

M: – Se sei Uno non c’è altro da te, non mondo, non altri, non mente.
“Io sono a prescindere dagli stati” è corretto! È la maturazione, il completamento dello stato di espansione che hai descritto.
Quello che cerchi nei momenti di assenza, lo “trovi” stabilizzando lo stato di unione.
La morte della mente è Manonasa, la condizione suprema da cui non c’è ritorno.
Lo stato di espansione contiene ancora l’immagine di una dualità (come hai detto tu, c’è un mondo, una mente, uno stato) ma stabilizzandosi e maturando diventa lo stato unitivo.

A: – Non so perché, spesso i tuoi messaggi, ma direi anche i tuoi video, prima che mi arrivino alla mente mi arrivano prima al cuore, alla mente del cuore, percepisco la tua umiltà, la tua trasparenza e bontà e mi si illumina qualcosa dentro, inizio a sorridere, è come riconoscere un linguaggio che ho dimenticato, ma che ti fa ricordare casa e ti fa venire nostalgia di essa.
Ho sentito in questi giorni una sensazione strana, come un’energia particolare che fuoriesce dal mio stomaco e che mi spinge a contattarti, nei momenti in cui ho bisogno di sostegno.

M: – Riportami per come ti è possibile il momento in cui hai perso il senso del tempo.

A: – Mi hai chiesto di riportarti il momento in cui ho perso il senso del tempo, non ricordo se è accaduto di mattina appena svegliata oppure in qualche altro momento, ricordo solo che per un po’ ho perso il senso del tempo, mi sono ritrovata come in uno spazio senza tempo, la mente si è chiesta se fosse mattina, pomeriggio o sera e non trovando risposta è andata nel panico temendo di rimanere in quella situazione, il pensiero è andato per un momento alla mia famiglia, forse temevo che non potessi più tornare da loro, la mente, senza il tempo, non ha più punti di riferimento e fosse perduta e con lei fosse perduto anche il corpo.
Ho avuto uno bello spavento, il tutto è durato poco tempo.
A proposito di episodi di “straniamento”, ultimamente quasi tutte le mattine mi capita che appena sveglia ci metto un po’ a capire chi sono e dove sono, è una situazione strana, mi sveglio ed è come se per un attimo dovessi capire dove mi trovo, in quale luogo mi sono svegliata ed anche che “personaggio” interpreto in quel luogo.
Sì, perché la sensazione è quella di dover ritrovare nella memoria quale persona appartiene a quel luogo, a quella vita lì, alle volte penso quasi con noia: “Ah! Sì questa (riferendomi a me che mi sono appena svegliata) è quella tizia che sta facendo la ricerca di se stessa, che vive questa noiosissima vita con queste altre persone che sono i suoi familiari, che ha quei problemi economici.
Il tutto viene pensato in pochissimi istanti.
Non so cosa provochi questa mia esperienza mattutina, probabilmente mi sto “distaccando” da qualcosa.

M: – Molto interessante la tua esperienza!
La prossima volta che capita prova a non spaventarti e a non avere premura di tornare alla solita identità.
Tu sei prima di assumere una qualsiasi identità. In essenza non sei nessuno.
Vedi cosa succede, prendi confidenza con lo stato disidentificato. È normalissimo che la mente ti invia segnali di paura.
Appena prendi dimestichezza non ti spaventerà più.

A: – Per quanto riguarda l’episodio della perdita del tempo, se dovessero ricapitarmi cose simili, cercherò di non aver più timore.
Quando inizio l’immersione nel Sé, mi aiuto con l’immagine del tuo viso, come una sorta di accompagnatore in quello spazio sconosciuto e vuoto.

M: – Quando puoi pratichiamo insieme, non dovrai fare nulla, solo abbandonarti, lasciare che tutto si dissolva nel momento.
Nessuna tecnica, nessuna intenzione, solo abbandono.

A (all’indomani della sessione): – Sulla pratica di ieri: credevo che ne venisse fuori qualcosa di sereno e rilassante, ma non è proprio andata così.
Verso l’inizio ho avuto una immagine mentale di te che sedevi in sukhasana.
Poco dopo devo aver pensato ad Anandamayi Ma e mi si è aperto il cuore con una sensazione di pace, amore, devozione; ho avuto poi la sensazione, sempre a livello del cuore, di una energia, forse un blocco, non so come definirlo, che voleva o doveva uscire fuori ed era come se Anandamayi Ma mi invogliasse a farla uscire, come se mi dicesse che era una cosa buona farla uscire fuori, ma era faticoso e strano per me, non sapendo nemmeno cosa fosse e come farla uscire fuori. Poi è come se fosse arrivata una presenza negativa e anche questa mi chiedeva di far uscire questa cosa dal petto, gli ho come chiesto il perché e lui mi ha detto: “perché mi appartiene”.
Ad un certo punto della pratica mi sono immobilizzata, era come fossi diventata una statua, è come se fossi entrata in una dimensione senza tempo, buia, dimensione che mi ha catturato letteralmente, ho avuto l’impressione che sarei potuta rimanere lì per tanto, tanto tempo, anche perché lì il tempo era dilatato, cercavo di parlare e di pensare, ma era tutto al rallentatore, sia le parole che i pensieri uscivano fuori con molta difficoltà.
Non provando nulla, avrei potuto desiderare di non tornare più indietro.
Ripensando ora a tutto questo, ho capito che la mente ha un grande potere è solo da poco che mi “immergo” nel mio mondo interno e quindi sono ancora inesperta sull’abbandonare senza dar troppo peso a quello che affiora, con l’esperienza credo sarà tutto più semplice.
È strano che ieri sia venuta fuori tutta questa roba, perché ultimamente le mie meditazioni vanno alla grande, sono tranquille e ho sempre meno pensieri, sta diventando tutto anche piacevole, anche quando ho qualche minuto libero, porto l’attenzione al mio interno e me ne sto lì, mi sembra di aver trovato, dentro di me, un posto (ed è all’altezza del petto) dove sto veramente bene, c’è tutto quello che mi serve, non potrei desiderare un posto migliore e appena riuscirò con la pratica a ritrovarlo con facilità e naturalezza, mi trasferirò definitivamente lì, d’altronde mi sento come il re di quel luogo, e dove altro potrei abitare se non nel mio regno?

M: – Bene, stai liberando completamente l’energia.
Questo ha prodotto una pratica di tipo “fenomenico”, basata su fenomeni energetici.
Libera questi fenomeni fino a lasciarli dissolvere nell’abbandono assoluto.
Liberarli fa sì che l’attenzione si liberi da essi.
Liberare l’energia ovviamente mette in evidenzia eventuali blocchi, che sono semplicemente energia “stazionaria”, che deve essere lasciata espandere senza interferire con la volontà.
Lascia danzare Shakti su Shiva!

A: – Ieri è capitato che per un momento mi sono focalizzata solo su di me, cioè non c’era mondo, non c’era nemmeno l’idea di Dio, c’ero solo io ed è stato come se tutta l’energia che potevo immaginare fuori di me si concentrasse solo ed unicamente dentro di me, insomma non c’era nient’altro che l’IO.

M: – Si c’è solo l’IO. Questo è Turiya, il quarto stato.
Gli stati di veglia, sogno e sonno profondo sono come l’acqua, il ghiaccio e il vapore: c’è solo acqua!
Turiya, poiché non è uno stato di coscienza ma il Substrato di ogni cosa, oltre ogni cosa, è anche Turiyatita (oltre il quarto stato).

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Uno dei maestri risponderà alle vostre lettere.
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