Sadhana: Volontà e Resa – La Relazione Col Guru

Come rimanere in contatto
con Shakti e con Shiva?
L’ego può prendere
l’Energia Divina e usarla
per renderci ancora più schiavi
degli ego-desideri.
Cosa impedisce al Sé
di essere semplicemente Sé?
L’essere legato a uno scopo!
Essere senza desideri e ‘servire’ il Guru
è l’unico scopo appropriato!

 

Volontà e Resa

In una prima fase, relativamente lunga, la sadhana necessita di disciplina e sforzo.

Non date retta ai maestri new age di varie tendenze che dicono che non dovete far nulla perché siete già il Sé, e che fare qualcosa significa quindi negare in nuce la vostra vera essenza. Tutti i grandi Maestri – Buddha, Shankara ecc. – hanno insegnato che lo sforzo è necessario. Tutto quello che vi propongono questi profeti new age e i loro epigoni è una sorta di ‘pensiero positivo’, e tutto il beneficio che ne potete trarre è relativo a quel livello di pratica. Essi non hanno la più pallida idea degli stati profondi della coscienza, né tantomeno della scomparsa dell’ego.

Lo sforzo pone in attrito le vasana (tendenze) che conducono alla schiavitù con le vasana che indirizzano alla Liberazione. Questo attrito produce ‘purificazione’, indispensabile perché lo specchio della coscienza possa riflettere il Sé. Come potrebbe altrimenti un aspirante dipanarsi da quel groviglio di identificazioni che lo fanno sentire un mortale?

Disciplina e sforzo sono richiesti anche a quei sadhaka la cui pratica consiste nell’arrendersi all’energia vitale (meditazione/yoga naturale). Essi devono sforzarsi a mantenere la regolarità nella pratica, a controllare i loro stati (spesso alterati) al di fuori della meditazione, e a seguire una condotta etica. Non c’è niente che inquini di più la mente di agitazione e blocchi che una condotta non etica. Se mentite, ingannate, ferite gli altri la vostra mente diventerà presto una barriera quasi insormontabile. Vi ritroverete in un doloroso isolamento, con ansie e paure. E quando finalmente smettete di avere una condotta non etica, ci vorrà molto tempo per ripulire tutte quelle impurità e far sì la Shakti fluisca di nuovo libera dentro di voi e apra il vostro cuore. Tecniche di sfondamento come gli Intensivi di Illuminazione possono darvi anche dei samadhi istantanei, ma ricadrete quasi subito nel vostro isolamento doloroso; anche se quelle ‘esperienze dirette’ possono far parte della purificazione cui dovere passare attraverso.

Anche le persone che ricevono la Shaktipat – che a prima vista sembrerebbe un percorso del tutto passivo, perché c’è qualcun altro che fa tutto il lavoro trasmettendovi ‘secchiate’ di Shakti – devono andare attraverso un attrito tra vasana che portano a Bhoga (indulgere negli egoici piaceri di Maya) e vasana che conducono oltre Maya. È la battaglia del Kurukshetra, la cui essenza è raccontata nella Bhagavad Gita…  Che succede se non c’è questa battaglia purificatoria? Per uno scherzo del karma, questi ricercatori si ritrovano a disporre di una quantità di Shakti che il loro livello di purificazione non avrebbe mai consentito. E dove andrà tutta questa energia se loro non sono maturi?… È la metafora della fiaba di “Giacomino e i fagioli magici”. Qualcosa, la pianta di fagioli, s’innalza molto in fretta senza che Giacomino sia pronto ad affrontare la sfida. Egli si arrampica sulla pianta, ma quello che viene giù dall’altro è qualcosa di distruttivo… Infatti, in mancanza di una maturità spirituale adeguata, tutta quell’energia andrà assai probabilmente all’ego!!! Queste persone entreranno in qualche ego-trip. È probabile che sentiranno di essere loro stessi dei Maestri – e quando mai l’hanno vista tutta quella energia?… “Finalmente o il ruolo e il potere che mi spetta!” dirà l’ego, “Sono rimasto dietro le quinte abbastanza. Ora risplenderò come un sole. Shakti, Dio lo vuole! È la mia natura”. L’ego prenderà totalmente il controllo, approfittando che la coscienza è ebbra di energia. Forse queste persone apriranno una loro scuola spirituale e cercheranno presto di sbarazzarsi del loro Guru e di chi ha dato loro Shaktipat per avere mano libera… Insegneranno in nome di un Maestro rigorosamente morto, così che non li possa mai contraddire o, perché no?, di Shiva stesso. Ma in realtà essi sono soltanto arresi alla propria mente, prigionieri delle vasana che si srotolano e costretti a seguirle senza potere alcunché! Ne ho visti tanti… L’unico modo che hanno per indirizzare quella energia verso la Liberazione è deporre i desideri del loro ego ai piedi del loro Guru, essere devoti a lui e servire la sua azione e la sua volontà. “Sia la Tua, non la mia volontà!” insegna il Vangelo.

Con la sola volontà individuale, Shakti può al massimo raggiungere il 6° chakra (Ajna) in modo poco stabile. L’aspirante può conoscere il vuoto, il silenzio, i suoni e le luci interiori, può anche conoscere qualche episodico samadhi istantaneo, ma non di più.

In genere questi praticanti – yogi, meditanti… – sono quasi sempre colmi di rabbia soppressa.  Quando ti scrivono concludono con un’interminabile lista di benedizioni, ma se vai a grattare un po’ la loro rabbia esplode facilmente. Si rimane stupiti: “Questo medita da 30 anni ed è così pieno di livore???”. Il motivo è semplice. Loro praticano con la volontà e grazie ai loro sforzi hanno raggiunto stati rarefatti. Durante la meditazione si disidentificano dal corpo fisico e dalle loro identità umana, possono avere esperienze fuori dal corpo, sogni lucidi, stati di grande brillantezza. E allora, ne vogliono sempre di più: “Medito 6 ore al giorno e raggiungo quel tale stato… Adesso ne mediterò 7, così riuscirò a raggiungere…”. Non si accorgono che stanno coltivando un ‘ego’ sempre più attaccato agli stai elevati, che poi perdono quasi subito, almeno in una certa misura, appena terminata la pratica. È un ego che si nutre dall’attaccamento a sattvoguna (purezza, brillantezza…). Le scritture mettono in guardia da questa trappola, dall’attaccamento alle siddhi (poteri spirituali). Quando pensate alle siddhi, non dovete necessariamente pensare a qualcuno che viaggia su un tappeto volente o che diventa invisibile. Concertazione, silenzio interiore, visione, intuizione sono già delle siddhi. L’ego di queste persone brama questi stati elevati, anche con le migliori intenzioni, non sto dicendo che siano in mala fede; ma più li bramano, più li perdono. Questi sadhaka sono pieni di frustrazione perché si trovano in questo vicolo cieco e non sanno come uscirne. Mettono ancora più volontà per praticare di più e andare oltre la mente, ma più mettono volontà, più rafforzano involontariamente l’ego il quale li sabota dall’andare veramente oltre.

Quindi, qualsiasi sia la Via percorsa, il sadhaka deve essere indirizzato sin dall’inizio verso la devozione, l’abbandono e il servizio al Guru. Egli deve gradualmente abbandonare la volontà individuale, e se deve compiere sforzi, li faccia in onore al Guru. Questo è il vero significato dell’«abbandono» sulla Via Spirituale, non fare qualche tecnica specifica di abbandono durante la meditazione, per poi abbandonarsi alla mente e all’ego subito dopo la meditazione. Se non sei arreso al Guru, non sai ancora cosa sia la resa. La vera resa arriva comunque alla fine, quando permani ininterrottamente nel Guru che è il .

 

La relazione col Guru

Quella col Guru è la relazione familiare più intensa. Un amore profondissimo lega Guru e discepolo.

Il Guru prova Amore Divino verso l’allievo, come una madre; riconosce l’allievo come il Sé stesso, scorgendo al contempo i meccanismi dell’ego; proferisce tutti i sui sforzi perché l’allievo raggiunga la Liberazione. L’allievo ama il Guru come un genitore, ne riconosce la divinità, e segue il suo insegnamento con amore e abbandono.

Non soltanto il Guru ha delle responsabilità in questa relazione. L’allievo pure ha delle responsabilità verso il Guru. Come figlio ha il dovere di prodigarsi come meglio può a sostenere sia l’azione del Guru, sia la vita fisica di questi, attraverso delle offerte.

Questi non sono doveri: sono PRIVILEGI! Se non riuscite ancora a vedere che sono dei privilegi, non avete ancora raggiunto una relazione intensa col vostro Guru.

Io ho sempre servito l’azione dei miei Maestri: indirizzando a loro altri ricercatori, traducendo e diffondendo i loro insegnamenti, ho creato un sito in italiano per Rajivji (itisnotreal.net) e insegno per vece sua. Ho lottato strenuamente per inviare donazioni in denaro a Rajivji. Lui non ne voleva sapere, ma io non ho mai mollato. Riuscivo qua e là a trovare una scusa per inviargliene… Alla fine, dopo un anno e mezzo di strenua lotta si è arreso e ha acconsentito. Allora non ne aveva bisogno, ma ora ha più di 100 allievi. Immaginate di ricevere quotidianamente la posta del 10% di loro… ma le percentuali reali sono introno al 25%. Rajiv ha una famiglia a cui badare: 2 figli, genitori anziani… e ha un lavoro a cui gli è sempre più difficile dedicare il tempo necessario… Poiché il Guru trascorre la propria vita a prendersi cura degli allievi tralasciando per questo anche i suoi bisogni primari come essere umano, gli allievi dovrebbero sentirsi ‘onorati’ di prendersi cura della vita del Guru. Quale gioia!!! Quale privilegio!!!

Questo è l’aspetto pratico, ma c’è anche un motivo più sottile. La psicologia infantile sa che quando a un bambino non è consentito di collaborare, egli diventa distruttivo. La mamma e il papà dovrebbero permettere al bambino, già dai 4 anni e anche meno, di aiutare in casa in qualche modo – anche se in realtà ciò comporterà un aggravio di lavoro per i genitori, perché il piccolo non è ancora in grado di essere ‘produttivo’.

Per la stessa dinamica, quando un discepolo si prende cura del Guru, si apre di più, si sente più vicino al Guru e si permette di ricevere di più dalla sua Grazia.

Per questo motivo io ora invito gli allievi più maturi a inviare delle donazioni periodiche a Guruji in armonia con le loro disponibilità, oggettive e soggettive. Nessuna competizione, nessuna imposizione. È mio dovere indicare la giusta via per la loro Liberazione, cosa poi succeda non sta nelle mie mani, né l’amore di un Maestro è condizionato dalle donazioni.

Perché a Rajivji e non a me? Prima perché come Rajivji non mi va di ricevere denaro e perciò ho vigliaccamente scaricato la cosa su di lui. Secondo perché io sono nella quarta fase della vita, quella della rinuncia, che è la meno dispendiosa: non vado al cinema, non sento l’esigenza di andarmi a fare una pizza, non esco di casa, faccio il pieno all’auto, che uso solo per andare a fare la spesa, ogni 3 o 4 mesi… Rajivji invece è nella seconda fase della vita, quella della famiglia, che è la più dispendiosa. È la fase della famigli che sostiene tutta la società, i giovani come gli anziani; è l’unica fase produttiva della vita umana.

Chiedere delle offerte per il lavoro del Guru funge anche come sbarramento per quelle persone che praticano il ‘Guru shopping’, passando da un guru all’altro senza grande responsabilità. Quando si chiude a una persona poco responsabile di dare un’offerta in denaro – di fare cioè un sacrificio personale, non importa di che ammontare, per ottenere l’insegnamento – diviene immediatamente più seria, concentrata e costruttiva verso la sadhana e l’insegnamento a cui ora, grazie a quel sacrificio personale, è in grado di dare valore.

Non prendete le cose che sto scrivendo come una ramanzina. Il mio unico scopo è quello di darvi indicazioni utili perché possiate crescere e progredire verso la Liberazione. Nessun altro scopo.

Se vi sentire a disagio divenendo coscienti di vostri modi di agire inadeguati, sappiate che questo avviene sistematicamente ogni volta che avete un salto qualitativo di consapevolezza. Dunque guardate avanti e brindate al vostro progresso anziché guardare indietro e rattristarvi. In definitiva, se mai vi fossero stati degli errori, chi li ha commessi non siete di certo VOI, ma solo il gioco illusorio di Maya. Io stesso sono stato selvaggio, ma ho tentato di seguire il consiglio di Yukteswar (il Guru di Yogananda) che a un allievo che si lamentava di sentirsi in colpa per i suoi errori passati rispose: “Un Santo è un peccatore che non si è mai arreso”.

 

Informazioni su Sergio Cipollaro

Io e gli altri Maestri della nostra famiglia spirituale – Anna Gagliano, Cristina, Marco Mineo, Renato Cadeddu, Roberta Gamba e Sara Salvatico – insegniamo l’Autoindagine, la ricerca del Sé, secondo la nostra esperienza diretta e gli insegnamenti dell’Advaita “classica”. Nessun fine di lucro! Unici due requisiti richiesti agli allievi: sincero desiderio di realizzare l’Assoluto, accedere all’insegnamento con abbandono e amore. Dato che abbiamo ricevuto molte e-mail da persone non mosse da serie intenzioni, che hanno chiesto la nostra guida e dopo uno o due contatti non si sono più vive, per verificare la serietà delle intenzioni abbiamo deciso che chi vuole ricevere la nostra guida per l’autoindagine deve prima partecipare a un nostro Ritiro di Autoindagine.
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