1210. Come si esprime l’advaita mentre agiamo nel mondo?

Vedete un dipinto e godete della sua bellezza. Cosa significa ciò? Che durante quel periodo siete passato dagli aspetti fisici esteriori a un’idea sottile, dimenticandovi del vostro sé personale (l’ego). Solo in un tale stato sperimentate la pace sotto forma di bellezza e di gioia. In quei momenti vi trovate nell’Advaita (non dualità).

Prima di produrre quel quadro, il pittore aveva dentro di sé l’esperienza advaitica (non duale) di bellezza e di pace; questa si è poi gradualmente condensato in un’idea, che a sua volta si è condensata nel quadro materiale. Seguendo l’ordine inverso, anche coloro che ammirano il dipinto sono presi dalla medesima esperienza advaitica di bellezza e di pace vissuta dal pittore.

Non è forse vero che sperimentate sublime bellezza e gioia nel rimirare oggetti come una montagna, il mare o una cascata? Ciò perché in quel momento dimenticate il vostro sé inferiore e rimanete tutt’uno, in senso advaitico, con l’oggetto.

[Notes on Spiritual Discourses of Sri Atmananda]

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Nota di Sergio:
Nei momenti descritti da Sri Atmananda allenatevi a riconoscere che siete in uno stato unitivo, non duale. Se non lo riconoscete nel momento stesso, dopo aver vissuto l’esperienza, tornate indietro e notate che in quel momento eravate non-duali.
In realtà siamo ‘sempre’ non duali. La dualità soggetto-oggetto è soltanto una sovrapposizione alla nostra vera natura. Pensate a come tutta l’educazione che riceviamo sin dalla nascita sia improntata a costruire una solita visione duale. Una volta consolidata, la visione duale sembra essere la realtà delle cose, ma non è nient’altro che un’abitudine. Per questo possiamo dissolverla!
Nel mentre, in quei momenti di grazia in cui ci abbandoniamo, è più facile vedere come veramente siamo e trarne ispirazione.

 

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