1227. il significato del termine ‘advaita’

Advaita’ è il termine più significativo per indicare la Verità Ultima. L’uomo ignorante conosce solo il mondo e tutto ciò che è al di là del mondo è a lui sconosciuto; in questo senso è a lui sconosciuta la Verità.

Tuttavia l’uomo si sforza di raggiungere la Verità, ma il mondo, così come è conosciuto, è l’impedimento al raggiungimento della Verità. Perciò il metodo adottato per realizzare la Verità è lo scrupoloso rifiuto (neti) di ogni cosa conosciuta.

Alla fine rimane il principio che ha respinto tutto il resto in quanto non può essere esso stesso respinto; è perciò senza un secondo.

Guardando dal mondo conosciuto, questo principio può solo essere contraddistinto in modo negativo come il ‘non conosciuto’. È sconosciuto e non è inconoscibile. Se viene considerato positivo, diventa conosciuto e allora arriva anche il conoscitore e si stabilisce la dualità.

Perciò il termine più significativo per indicare la caratteristica della Verità è ‘Advaita’ (non-dualità). Il conoscitore ultimo non può essere mai conosciuto.

[Notes on Spiritual Discourses of Sri Atmananda]

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COMMENTO DI SERGIO

Nei ‘Discorsi’ c’è un passo in cui Sri Ramana parla dei vari tipi di samadhi, ne elenca un po’ e poi dice: «Gli aspiranti credono di dover passare attraverso tutte queste tappe, ma il Sé è già lì». Sri Atmananda parla pochissimo dei samadhi e, che io sappia, non ne fa classificazioni. Questa è la via diretta. Invece di proiettare all’esterno da sé una carriera spirituale, va direttamente al Cuore, al Principio-Io.

L’esperienza di Swami Kumili è significativa. Egli, purissimo, viveva praticamente nel nirvikalpa, ma dopo tanto tempo non era ancora realizzato perché aveva identificato la realizzazione con quell’esperienza. Invece la realizzazione era Egli stesso, il vero Sé che fa da sfondo persino al nirvikalpa.

La difficoltà dell’aspirante sulla via diretta è capire – e accettare – che non c’è niente della molteplicità di oggetti, fisici e psichici, che identifichiamo come mondo. C’è solo lui come Sé! Quando lo comprende può accedere a un dimorare prolungato o stabile nel Sé; e dato che non vi sono oggetti né movimenti, il Sé si presenta come Pace, cui può aggiungersi beatitudine, bellezza, amore…

Insomma, la Realizzazione è estremamente più semplice ed essenziale di quanto si creda. La difficoltà sta nel deporre tutte le identificazioni col non-Sé.

Conoscere cos’è in essenza il processo della Realizzazione aiuta il sadhaka a non disperdersi e a procedere nella giusta direzione. Qualsiasi percorso realizzativo abbia intrapreso, egli comprenderà che si tratta di un viaggio purificatorio che non può che concludersi con Jnana, la realizzazione del Sé.

 

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