1316. la pace e le attività del corpo e della mente

Si può dire che si è completamente sani nel corpo e nella mente solo se nessuna parte del corpo o della mente si fa sentire. Una parte si fa sentire solo quando c’è qualcosa che non va. Tu sai che hai una testa solo quando fa male.

Tu conosci le cose negli stati di veglia e sogno separandole da te. È allora che compare la dualità.

Quindi, nel caso di un uomo sano, il corpo e la mente continuano a funzionare senza problemi, senza che si facciano notare in particolar modo; così egli rimane in uno stato di pace esterna, per quanto breve possa essere.

Ma durante il sonno profondo, in cui né il corpo né la mente appaiono disturbando la tua vera natura di Pace, tu rimani nella tua stessa gloria. Anche nella conoscenza fenomenica, al momento di conoscere tu hai la stessa identità dell’oggetto, in perfetta non-dualità.

Solo in seguito appare il pensiero e si separa da sé la cosa conosciuta. Quando vi è identità [del Sé con l’oggetto – n.d.t.], non sono possibili né pensiero né riconoscimento.

Tutto questo si riferisce all’esperienza involontaria della pace che si ha occasionalmente, sebbene questa pace dipenda dall’assenza casuale di attività. Nel caso del jivan-mukta [colui che è libero dai legami con la personalità], a causa dalla sua esperienza cosciente della natura della Pace, il suo vero Sé, questo diventa permanente e indipendente dalla presenza o assenza di attività. Le apparenti attività del suo corpo, dei sensi e della mente non disturbano la tranquillità della sua natura [perché egli è sempre nella non-azione del Sén.d.t.].

[Notes on Spiritual Discourses of Sri Atmananda]

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