quando non c’è beatitudine è perché non senti la consapevolezza come il tuo vero io

Sergio — Come va? D. — Domenica pensavo a quella affermazione in cui Ramana diceva che stare nel Sé è come aver preso un narcotico. A livello mentale concordo, non c’è alcun problema, ma a livello fisico, quando ho dei dolori, tendo ad innervosirmi un po’... S. — E meditare in poltrona o disteso? Devi immergerti nel Sé, altrimenti non diventi mai la Consapevolezza. Non pensare ai samadhi. Quando ti immergi nella consapevolezza provi beatitudine? D. — No, tuttavia anche se Continua a leggere →

sto bene, anche se non c’è un motivo particolare

— Come va? — Bene, anche se non c’è un motivo particolare... Anzi le impressioni, i pensieri, le emozioni vanno e vengono; ma non soltanto li guardo da fuori: entro, li attraverso, esco, in un movimento che è solo apparente. A volte vengo agganciata, e allora appena lo scopro scivolo semplicemente nel Sé, senza effetti speciali. E accetto quello che c’è, quello che arriva. Oggi mi sono sorpresa a pensare: “Ma è sera? Com’è possibile?”… Si perdono i riferimenti. Cadono anche Continua a leggere →

esamina quali attaccamenti tengono ancora l’ego in vita e recidili

— Ciao Sergio. L’inconscio si sbizzarrisce molto. Tempo fa durante la meditazione ho sognato che ero legato vivo ad un albero in una specie di deserto e dei volatili mi toglievano dei brandelli di carne. Poi ho sognato che seppellivano vivo mio padre dopo un accanimento terapeutico. Un'altra volta ho sognato che tagliavano la testa ad un uomo in un vecchio palazzo ed in quel momento ho sentito una forte paura. Ieri ho sognato che, quando avvertivo alcuni sintomi che ogni tanto sento, significa Continua a leggere →

essere il Sé o uno che va attraverso un divenire?

Conosci il Sé ma continui a vederti come uno che va attraverso un’evoluzione, un divenire. Come puoi, in questo caso, non identificarti con l’io-agente? Rinuncia a quell’idea e identificati con il Sé immutabile. Ci potranno essere delle crisi da affrontare, come ad esempio la paura della morte. Lascia che emergano e stacci dentro; ci puoi stare dentro anche a rate, così da digerire un boccone grosso un morso alla volta. Quando decidi di non sfuggire alla crisi e starci dentro succede Continua a leggere →

attaccato all’idea che l’esperienza del samadhi sia la realizzazione

— Come va? — Diciamo che riesco abbastanza bene a dimorare nel Sé, ma per ora la fusione non avviene... — Vedo che sei ancora attaccato all’idea che l’esperienza del samadhi sia la realizzazione. Quando dimori nel Sé sei consapevole che c’è solo Quello, che tu sei Quello, e che gli oggetti del mondo, fatti di sogno, sono comunque anch’essi il Sé. Perciò dimorare nel Sé è già lo stato unitivo. In questo dimorare avvengono esperienze di assorbimento che chiamiamo samadhi; Continua a leggere →

realizzato il sé, la sua forza centripeta riassorbe tutti i movimenti

— Ciao Sergio. Stare nel presente ha prodotto in me come un ‘mettermi di lato’ rispetto al mondo fenomenico, che continua a prodursi. Mi viene l’analogia con un pilota automatico, che non ha tanto a che fare con la Consapevolezza, la quale sembra non interessarsi alle cose del mondo. Anche meditare o stare nel Se non hanno più un solco nella mente. Non c’è un più movimento verso qualcosa. — Realizzato il Sé, la sua forza centripeta riassorbe tutti i movimenti. Questo può avvenire Continua a leggere →

distacco e stare nel momento presente così com’è

Stare nel momento presente così com’è indica indifferenza per l’aspetto fenomenico. In questo modo la Presenza Consapevole si distacca dall’associazione con l’identità personale diventando sempre più forte, mentre il relativo perde progressivamente di valore. Questo significa che stare nel momento presente così com’è conduce a permanere nel Sé. Probabilmente, dati i tre prerequisiti che ho esposto in quando un aspirante è pronto a stabilirsi nel Sé, è il modo più veloce per Continua a leggere →

più debole è il distacco, più grande la difficoltà di individuare e permanere nella soggettività ultima

Più debole è il distacco, più grande sarà la difficoltà di individuare la soggettività ultima e permanervi, perché saranno troppi i ‘me’ che offuscano il vero soggetto. Senza un forte distacco non vi può essere successo risolutivo nell’autoindagine. La rinuncia a tutti i falsi ‘me’ e ‘mio’ e il dedicarsi solo al Vero Io è la devozione dell’advaitino sulla via dell’autoindagine. Continua a leggere →

individuare il Vero Io astratto, privo di attributi, se non quello della Soggettività, e di riferimenti alla persona

Il savikalpa è il primo samadhi che sperimentano gli aspiranti, ed è perché essi credono ancora fermamente che la creazione sia vera. In un aspirante avanzato il savikalpa si giustifica quando egli è ad occhi aperti e la sua forma sta agendo nel mondo, ma in meditazione dovrebbe dimorare naturalmente nel nirvikalpa. Il problema è che molti aspiranti non riescono a individuare il Vero Io astratto, privo di attributi, se non quello della Soggettività, e di riferimenti alla persona – Sri Continua a leggere →

quando ci si immerge nell’io o nel me, la Suprema Soggettività riassorbe tutto

— “L’ego non è un’entità, è un’attività. [...] Non è personale, è solo un’attività abituale”. Avasa — Ma non lo so F. Azione o abitudine di che? Quando ci si immerge nell’io o nel me, la Suprema Soggettività riassorbe tutto. Nessuna modificazione della coscienza, per dirla alla Patanjali, nessun pensiero, nessuna immagine mentale. Così il supremo Dakshinamurti, citato spesso ad esempio da Sri Ramana Maharshi, non disse mai una parola, eppure il suo silenzio dissipò Continua a leggere →