Chi conosce il Sé è ancora legato alla conoscenza di un oggetto? La beatitudine è ancora mente perché nasce dal contatto con l’oggetto Sé?

Introduzione di Sergio

Vi invito a notare che Sri Ramana Maharshi asserisce che il Sé è la Conoscenza Stessa. Egli afferma: “Il Sé è esso stesso conoscenza”. Non la conoscenza relativa all’illusione del mondo fenomenico, ma Prajnana, la somma conoscenza. Tale darshana (visione, paradigma) domina nell’Advaita Vedanta.

Nel discorso 1233, Sri Atmananda (Krishna Menon) dice: “Io so di essere”. Come dimostrare che questa conoscenza non sia un’azione? Io dico di essere il fautore e di essere il fruitore. Il fautore non è il fruitore, eppure io sono entrambi. Dunque io sono lo sfondo non-agente di entrambi. Conosco il fare e conosco il fruire. Questa conoscenza, che non un’azione, è la mia stessa natura, perché la conoscenza non si separa mai da me. Perciò, ‘io so di essere’ significa: risplendo nella mia stessa luce”.

Sri Adi Shankara, nella strofa 135 del Vivekacudamani (Il gran gioiello della discriminazione) scrive: “Il supremo Atman, distinto dalla sostanza primordiale dell’universo (prakriti) e dalle sue trasformazioni, ha la natura della pura conoscenza. Esso rivela l’intero universo reale e non-reale, sussiste al di là dei tre stati e del senso dell’io, e manifesta sé stesso come testimone della buddhi [l’intelletto, la facoltà di comprendere].

Nella seguente strofa, Sri Jnaneshwara esalta la natura di Autoconoscenza del Sé: “Se il Sé, che è la pura Conoscenza stessa, avesse bisogno dell’aiuto di un’altra conoscenza, sarebbe come se il sole cercasse l’aiuto di un’altra luce?” Amritanubhava 3, 19.

La visione del Sé come pura Conoscenza non è solo dell’Advaita Vedanta, la ritroviamo anche in altre tradizioni. Lo Zen e lo Dzogchen, ad esempio, asseriscono che lo stato naturale e Autoluminoso. Autoluminoso significa Autocosciente, Autoconoscente, Autorealizzato.

Essendo il Sé esso stesso Conoscenza, non può diventare un oggetto di conoscenza. Da qui, l’idea secondo cui se conosci il Sé, vuol dire che quello è un oggetto o un concetto, e dunque non sei tu, viene falsificata. E di conseguenza viene falsificata anche l’idea che la Beatitudine, pur non essendo uno stato condizionato, è comunque mente perché legata al concetto-oggetto del Sé. Dice Sri Ramana: “Il Sé è beatitudine, pura e semplice. Tu sei il Sé. Quindi non puoi che essere beato”.

Se nutrite ancora perplessità su questo argomento, vi suggerisco di attivare uno studio e sperimentare su voi stessi, così che possiate decidere da voi quale delle due visioni è quella giusta.

Ramana Maharshi, Discorso 618

Un gentiluomo di Hardwar: Quando continuo ad analizzare me stesso vado oltre l’intelletto, e allora non c’è felicità.

M.: L’intelletto è solo uno strumento del Sé. Non può aiutarvi a conoscere cosa c’è oltre sé stesso.

D.: Lo capisco. Ma non c’è felicità al di là dell’intelletto.

M.: L’intelletto è lo strumento con cui conoscere cose sconosciute. Ma voi siete già conosciuto, essendo il Sé che è esso stesso conoscenza; così non diventate oggetto di conoscenza. L’intelletto vi fa vedere le cose che sono fuori, e non ciò che è la sua stessa fonte.

D.: La domanda si ripete.

M.: L’intelletto è utile fin qui. Vi aiuta ad analizzare voi stesso, niente di più. Deve fondersi nell’ego, e si deve quindi cercare la fonte dell’ego. Se ciò avviene, l’ego scompare. Siate quella fonte e l’ego non sorgerà più.

D.: Non c’è felicità in quello stato.

M.: “Non c’è felicità” è soltanto un pensiero. Il Sé è beatitudine, pura e semplice. Voi siete il Sé. Quindi non potete che essere beato; essendo così, non potete dire che nel Sé non c’è felicità. Ciò che lo dice non può essere il Sé. È il non-Sé, e dev’essere eliminato per realizzare la beatitudine del Sé.

D.: Come si fa?

M.: Guardate dove nasce il pensiero. Dalla mente. Guardate per chi funziona la mente o l’intelletto. Per l’ego. Fondete l’intelletto nell’ego e cercate la fonte dell’ego. L’ego scomparirà.

“Conosco” e “non conosco” implicano un soggetto e un oggetto. Essi sono dovuti alla dualità. Il Sé è puro e assoluto, Uno e solo. Non ci sono due sé affinché l’uno possa conoscere l’altro. Cos’è allora la dualità? Non può essere il Sé che è Uno e solo. Dev’essere il non-Sé. La dualità è la caratteristica dell’ego. Quando i pensieri sorgono, la dualità è presente. Riconoscete che la dualità è l’ego e cercate la fonte dell’ego.

Il grado di assenza dei pensieri è la misura del vostro progresso verso l’Autorealizzazione. Ma l’Autorealizzazione stessa non ammette progresso: è sempre la medesima. Il Sé rimane sempre nella realizzazione. Gli ostacoli sono i pensieri. Il progresso si misura dal grado di rimozione degli ostacoli alla comprensione che il Sé è sempre realizzato. Quindi i pensieri devono essere controllati attraverso il cercare a chi essi si manifestano [questioning]. Perciò andate alla loro Fonte, là dove i pensieri non sorgono.

D.: I dubbi sorgono sempre. Da qui la mia domanda.

M.: Nasce un dubbio e viene chiarito; ne nasce un altro e anche questo viene chiarito, lasciando il posto ad un altro ancora, e così via. Quindi non c’è possibilità di fugare tutti i dubbi. Guardate a chi sorgono i dubbi. Andate alla loro fonte e dimorate in essa. Allora i dubbi cesseranno di sorgere. È così che vanno chiariti i dubbi.

D.: Solo la grazia può aiutarmi in questo.

M.: La grazia non è esteriore. Infatti il vostro stesso desiderio di grazia è dovuto alla grazia che è già in voi.

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