cosa non accetto e non mi piace di me? – parte 1

Per la maggior parte dei sadhaka, lavorare su questa domanda è fondamentale e accorcia i tempi della sadhana.

Praticamente tutte le difficoltà che abbiamo ad abbandonarci e dimorare nel Sé, che è la Nostra Vera Natura, sono dovute al fatto che nella mente vi sono cose che non accettiamo o che non ci piacciono di noi stessi.

Quando nel subconscio abbiamo una cosa che non accettiamo di noi stessi, sul piano cosciente noi forziamo un opposto. Per esempio se il soggetto ritiene di essere un inetto, svilupperà una personalità che tenterà di tutto per mostrare di essere molto efficiente e competente; immaginate il conflitto che ha con se stesso… Non solo, tale conflitto verrà proiettato sull’esterno e questo soggetto sarà molto critico e intollerante con gli altri per la loro inefficienza. Io ho vissuto 20 anni a Torino. Era interessante notare come i più razzisti verso i meridionali erano i meridionali apostati, o convertiti al razzismo contro i meridionali…

Quando un aspirante non riesce a stare seduto a meditare e perché la sua mente è troppo agitata. Allora dovete farlo lavorare sull’item (una voce di una lista): “Cosa non accetto e non mi piace di me?”.

Un esempio:

— Buongiorno Sergio. Dopo molto tempo che non riuscivo a meditare per più di 20 minuti, in seguito al nostro ultimo colloquio questa mattina ho meditato per 90 minuti. Purtroppo ero sempre distratto. Sto cercando tutti i modi per mantenere costante l’attenzione e nello stesso tempo cerco di non tendermi ma rilassarmi. Tutto ciò dura pochi secondi, poi perdo il focus e quindi lo riprendo, così per decine e decine di volte. La mia è la meditazione dell’asino cocciuto!

— Facciamo una seduta telefonica di mind clearing. Quando ti sarebbe possibile?

SEDUTA:

“Voglio stendere una lista. Ti farò la domanda ‘Cosa non accetti e non ti piace di te?’. La tecnica è che tu rivolgi la stessa domanda alla tua mente, la mente ti darà una risposta e tu mi riporti la risposta della mente”.

Ottengo una prima lista. Poi, per mostrargli come lavorare da solo, prendo dalla lista l’item ‘la mia limitatezza’.

“Guarda questa ‘limitatezza’, quest’oggetto mentale separato da te. Avvicinati, apriti ad esso… Ora fai un intento dolce di diventare Uno con questa limitatezza e quando l’hai fatto mi dici cosa è successo”. “Come si fa a diventare Uno?”. “Non si può spiegare meglio a parole perché la mente è di sua natura duale. Ma dato che ‘Tu’ non sei duale, tentando lo farai”. “L’ho fatto”. “Cosa è successo”. “Bla bla bla… Adesso vedo questa limitatezza anche negli altri. Nel loro cuore c’e una parte buona, illuminata e una cattiva e oscura”. “Bene. Osserva questa limitatezza che vedi nel cuore degli altri. Avvicinati, apriti ad essa… Ora fai un intento dolce di diventare Uno con questa limitatezza e quando l’hai fatto mi dici cosa è successo”. “Vedo un nero ripugnante”. “Guarda questo ‘nero ripugnante”… Ripeto la stessa istruzione. “L’ho fatto”. “Cosa è rimasto di questo ‘nero ripugnante?”. “Ora è un nero calmo che non mi suscita nessuna reazione”. “Bene. Guarda questo nero calmo”… Ripeto la stessa istruzione. “Fatto”. “Cosa è successo?”. “Sono sparito… non c’è più nessun problema. Sto bene”. “Ok, hai sganciato la mente e hai avuto una liberazione temporanea, ma non pensare che la cosa se ne sia andata. La ritroverai quando riagganci la mente, un pochino meno coinvolgente di prima”.

“Quando sganci la mente devi smettere il mind clearing e tornare a dimorare nel Vero Io. Lavora così partendo sempre dalla domanda “Cosa non accetto e non mi piace di me?”.

“Fammi sapere”.

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