cosa non accetto e non mi piace di me? – parte 2

— Ciao Sergio, questa mattina ho lavorato sull’item ‘non sono pratico’. Ho provato più volte a sprofondarmi, sino a sentire tutta l’ansia, che si posizionava nei punti soliti dello sterno, dello stomaco e nei reni, credo. Dopodiché ho provato a sentire l’Io, ma senza risultati. Però lì per lì ho intuito che dovevo soprattutto mollare l’ego e la mente chiedendo al Divino di fare per me il lavoro. Il respiro si è un poco armonizzato, anche se si sentiva parecchio, perché trasportava ‘chili’ di ansia. Quindi ho continuato così sino ad arrivare a un ora di pratica. Nel contempo vedevo che potevo essere nel nulla pur rimanendo l’ansia. Ho capito in qualche modo che sbagliavo forse a contattare l’Io, mentre il silenzio dell’ego mi permetteva maggiore autonomia nel dolore. Quindi medito lo stesso portandomi la mia zavorra. È un po’ come camminare con 50 chili sulle spalle: si cammina, però è faticoso. Riconosco che questa meditazione è anche una cura. Sono positivo. Dimmi se è opportuno come sto facendo, per favore. Non contatto l’Io per ora, ma lascio essere il dolore qual è e lascio fare al Divino. Grazie infinitamente!

— Innanzitutto sono contento di quel che hai fatto perché come sadhaka hai bisogno di sperimentare. Il sadhaka non è un allievo delle elementari ma è un ricercatore, perciò è giusto che faccia i suoi esperimenti.

Alcuni chiarimenti preliminari:

a. Quando si fa mind clearing ci si cala nella mente il che significa coinvolgersi con la mente. Questo ti fa capire perché poi non riuscivi a contattare il Vero Io. È anche sbagliato impegnarsi a mollare l’ego: 1) perché così ti coinvolgi nell’azione, 2) perché ti coinvolgi nella mente, 3) perché l’ego non esiste e quindi fai una lotta contro i mulini a vento. L’ego si dissolve stando nel Sé.

b. Le realizzazioni che si hanno col mind clearing sono al 97% di brevissima durata. Anche quelle che si ottengono quando si entra nel Sé sono in quel momento folgoranti e sembrano trasformazioni radicali e irreversibili; invece quando riagganci la mente i vecchi solchi riprendono la loro forza di guidarti. In altri termini, se tu facessi un’altra mostra e qualcuno ti attaccherebbe come è accaduto di recente, con tutta probabilità avresti la stessa reazione che hai avuto quella volta… ma durerebbe un pochino di meno. Continuando il mind clearing su quello stesso item, ‘io non sono uno pratico’, la reazione diverrebbe anche meno intensa, e gradualmente si comincerebbe a vedere un cambiamento. Ma occorre tempo, altrimenti la sadhana durerebbe un anno e mezzo, invece come sai dura spesso più vite; dipende a che punto si è del percorso.

Tutta questa purificazione permette all’aspirante di stare sempre più nel Sé e alla fine si scioglie il nodo dell’identificazione con la mente. Per scioglierlo definitivamente, l’aspirante deve trascorrere un certo periodo da liberato. In questo modo si bruceranno nella luce del Sé anche quelle vasana che erano dormienti, e non vi è più ritorno dall’ego. Altrimenti l’ego può tornare anche dopo 3 anni che si è nello stato di liberazione; le vasana in letargo si destano e, attraverso i desideri risvegliati e il conseguente binomio attaccamento-avversione, ripristinano l’ego. Leggi il post ‘Kevala Nirvikalpa Samadhi’.

Alla luce di quanto detto, conviene praticare un mind clearing più leggero e veloce, in modo da non affondare troppo nella mente, ma prolungato nel tempo, in modo da eliminare tutte le opposizioni a se stesso. Questo fa risparmiare molto tempo di sadhana. Un insegnante che non conosce come lavorare sulla mente si limiterebbe a dire “Chi sente di non essere pratico?”, “Chi sente di essere limitato?” ecc. Funziona, ma quanto tempo impiegheresti in tal modo ad eliminare tutte le cose che non accetti di te stesso? Anche il mind clearing è autoindagine, ma bisogna usarlo quando è utile e non in maniera straripante. Una pratica eccessiva di mind clearing, laddove invece sarebbe più proficuo dimorare nel Sé, fa perdere tempo perché l’ombra svanisce con la luce e non focalizzandosi sull’ombra. In altre parole, la tecnica di base dall’Autoindagine è quella di rivolgere l’attenzione alla luce del Sé e non alle ombre della mente.

In conclusione il modo migliore di lavorare è:

1. Non fare sedute lunghe di mind clearing cercando una soluzione radicale con l’idea ‘mi rimbocco le maniche e tolgo questo oggetto mentale di torno’, perché non funziona così.

2. Pratica il mind clearing su ‘cosa non ti piace di te’ nel modo light che abbiamo fatto per telefono ma continua le sessioni fin quando la mente non si calma e ti permette di dimorare nel Sé. Questo lavoro sussidiario ti farà risparmiare un sacco di tempo nella sadhana.

Possiamo lavorare un po’ insieme in modo che ti diventi chiaro come procedere.

LA SEDUTA:

Facciamo un’altra seduta. “Cosa non accetti e non ti piace di te?”. Questa volta emerge ‘la mia limitatezza’. Partendo dalla ‘limitatezza’ facciamo 4 o 5 passaggi come descritti nella ‘parte 1’, e alla fine l’aspirante si trova di nuovo nel Sé, senza nessun problema.

“Complimenti! Hai di nuovo sganciato la mente. Faremo un po’ di sedute insieme in modo che apprendi bene come procedere da solo”.

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