— Il problema è che, quando mi strappano fuori dal Se in modo violento, divento una bestia. Mi arrabbio tantissimo.
— Questo è tipico degli aspiranti avanzati che hanno raggiunto la facoltà di immergersi nel Sé, ma hanno ancora legami col mondo, vasana che impediscono loro di rimanervi in permanenza. Allora si rammaricano, a volte proiettano la causa all’esterno. Dovrebbero invece comprendere come risolvere il problema.
Ricordi la citazione di quel celebre passo del Mahabharata nell’autobiografia di Ramdas: ‘Nella Visione di Dio’? Dushasana conduce a forza Draupadi nella sala del consiglio e tenta di strapparle il sari di dosso per umiliarla. Lei chiede aiuto a Krishna ma intanto continua a difendersi e Krishna non la salva (ma dovremmo dire ‘non può salvarla’). Allora smette di difendersi e Krishna viene in suo aiuto. In senso conclusivo, essere salvati da Krishna significa ottenere la Liberazione; smettere di difendersi significa che individuo, mente ed ego sono morti come stati d’essere.
Sulla via spirituale vi sono due traguardi: il primo è conoscere Dio; il secondo è morire come individuo, mente ed ego: anche se il corpo resta in vita, è una morte a tutti gli effetti. Finché l’aspirante non conquista questo secondo traguardo, rimarrà cittadino del samsara. Gesù dà lo stesso insegnamento nell’affermazione “Chi si perde si salverà e chi si salva si perderà”.
Ramana insegna: “Stai nel Sé e pian piano le vasana si bruceranno”. Ma non per tutti è così. C’è ad esempio il caso di Draupadi. In un momento drammatico ella si rende conto di stare sopravvivendo, allora prende una di quelle decisioni profondissime e definitive: smette di sopravvivere! Ed è salvata da Dio.
Da quando si è preso quella decisione a quando si smette di sopravvivere ci vorrà un po’ di tempo, ma non molto.