Hakuin Zenji

Hakuin Ekaku (anche Hakuin Zenji; 1686 –1769) è stato un monaco buddhista e maestro zen giapponese.

Nato in una famiglia di samurai, all’età di sette anni Hakuin ebbe l’occasione di ascoltare un sermone in cui venivano descritte le pene dell’inferno a cui sarebbero stati condannati i malvagi. Fu un’esperienza profonda che turbò il giovane Hakuin.

A quindici anni decise dunque, contro il volere dei suoi genitori, di farsi monaco ed entrò nel monastero Zen Rinzai Shoin-ji del suo villaggio (Hara, prefettura di Shizuoka). Studiò il Sutra del Loto (Myōhō Renge Kyō) che tuttavia non apprezzò se non come un banale insieme di racconti sul karma. A diciannove anni lesse di come morì il grande maestro cinese Yántóu Quánhuō (828—887). Di conseguenza perse ogni fede e si allontanò per alcuni anni dalla pratica zen.

Iniziò l’attività di monaco itinerante giungendo al tempio Eigen-ji dove, all’eta di ventidue anni, ebbe una prima esperienza del kenshō (ken = vedere, shō = natura) leggendo un sutra, esperienza che approfondì con la pratica del kōan ‘Mu’ del maestro cinese Zhàozhōu Cóngshěn (in giapponese Jōshū Jūshin, 778-897), kōan che ‘esplose’ nella sua rivelazione al suono delle campane del tempio. Profondamente colpito da questa esperienza ritenne che fosse unica al mondo e di essere quindi profondamente illuminato, tuttavia l’abate del tempio si rifiutò di certificarla.

Si recò quindi da un famoso maestro, Dōkyō Etan (1642-1721), che ritenendo Hakuin particolarmente dotato lo prese con sé trattandolo, come è costume nello Zen, nel modo più duro; arrivando a picchiarlo e a gettarlo nel fango più volte.

Ormai prossimo all’esaurimento, durante la questua quotidiana incontrò una vecchia che gli rifiutò l’elemosina e rimasto impalato davanti alla porta fu aggredito a colpi di bastone dalla stessa e cadde svenuto per terra. In quella circostanza ebbe finalmente l’illuminazione più profonda. Tornato da Dōkyō, il maestro capì subito lo stato di Hakuin e gli chiese “Dammi subito la buona notizia!”. Ascoltato il racconto di Hakuin gli rispose “Finalmente ci sei!” [questo ci mostra come lo Zen confonda esperienze di illuminazione, anche profonde, per la Liberazione definitiva: Manonasa – nota di Sergio].

Ma le prove di Hakuin furono davvero dure e dopo queste esperienze, ebbe ogni sorta di disturbi nevrotici, paure ed incubi [il che dimostra che non era liberato – nota di Sergio]. Consigliato raggiunse, dopo una scalata molto faticosa, l’eremita Hakuyu che viveva su una impervia montagna. Questi lo curò con la tecnica del tanden, restituendogli l’equilibrio mentale. Nel 1718 tornò finalmente nel monastero da dove era partito, lo Shoin-ji di Hara, dove ebbe una ulteriore profonda illuminazione che lo portò a riconsiderare il valore profondo del Sutra del Loto avendone, a sua detta, penetrato il significato.

Accolse numerosi discepoli e partì numerose volte per delle conferenze che avevano come obiettivo la riforma dello Zen Rinzai del ramo Yōgi a cui conferì la forma attuale. Hakuin si batté fino alla sua morte per far tornare lo Zen Rinzai alla sua purezza originaria di sola pratica meditativa (zazen) e del kōan, eliminando le pratiche jōdo (la recitazione sei sutra) che avevano preso piede nei monasteri Zen Rinzai del suo tempo, arrivando a costituire il 50% della pratica.

Insegnò lo Zen anche ai contadini e lascio numerose opere scritte.

Di lui è noto il kōan ‘il suono di una mano sola’:

«Puoi ascoltare il suono delle mani quando battono una contro l’altra: ora mostrami il suono prodotto da una sola mano!»

Tutti i maestri Zen Rinzai oggi conservano nel loro lignaggio il nome di Hakuin.

* Tratto da Wikipedia

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