i sette stadi dell’illuminazione

Tratto da ‘Insegnamenti Spirituali’ di Sri Ramana Maharshi
Capitolo IV – Il Conseguimento

2. A quale dei sette stadi di conoscenza appartiene il saggio?

M.: Appartiene al quarto.

3 . Se così è, perché esistono altri tre stadi indicati come superiori al quarto?

M.: Le caratteristiche degli stadi dal quarto al settimo derivano dalle esperienze della persona realizzata (jivanmukta); essi non sono stadi di conoscenza e di realizzazione. Dal punto di vista della conoscenza e della realizzazione non vi è alcuna differenza tra questi quattro stadi, qualsiasi cosa essi manifestino.
I sette stadi di Jnana [conoscenza] sono:

1. Subheccha (desiderio di illuminazione);
2. Vicharana (autoindagine);
3. Tanumanasa (mente attenuata);
4. Satwapatti (realizzazione del Sé);
5. Asamsakti (non attaccamento);
6. Padarthabhavana (assenza di percezione degli oggetti);
7. Turyaga (trascendenza, oltre il mondo).

Coloro che hanno conseguito i quattro ultimi stadi sono detti rispettivamente brahma-vit, brahma-vidvara, brahma-vidvariya e brahmavid-varistha.

4 . Dato che la liberazione è comune a tutti e quattro gli ultimi stadi, perché soltanto il varistha (lett. il più eccellente) è così tanto magnificato?

M.: Quando si considera la comune esperienza della beatitudine del varistha, egli è magnificato soltanto a causa degli speciali meriti acquisiti nelle sue vite precedenti, che sono la causa del suo stato.

5 . Poiché non esiste nessuno che non desideri sperimentare una costante beatitudine, qual è la ragione per cui non tutti i saggi riescono di conseguire lo stato di varistha?

M.: Esso non può essere ottenuto per puro desiderio o tramite lo sforzo. La sua causa è il prarabdha-karma [le azioni i cui frutti si stanno raccogliendo in questa vita].

Poiché l’ego muore insieme alla sua causa già nel quarto stadio, quale agente rimarrebbe per desiderare qualcosa o compiere sforzi oltre quel livello? Finché compaiono sforzi non si è un jnani. Forse che le sacre scritture (sruti) menzionando in special modo il varistha dicono che le altre tre classi inferiori non sono illuminate?

6 . Dato che qualche testo sacro dice che lo stato supremo è quello in cui gli organi di senso e la mente sono completamente distrutti, come può quello stato essere compatibile con l’esperienza del corpo e dei sensi?

M.: Se così fosse, non dovrebbero esserci più differenza tra lo stato supremo e lo stato del sonno profondo. Inoltre come si può dire che sia lo stato naturale quando una volta c’è e l’altra no? Ciò accade a qualche persona, per qualche tempo o fino alla morte, in accordo con il suo prarabdha-karma, come si è detto prima. Non può essere visto come lo stato finale. Se così fosse significherebbe che tutte le grandi anime ed il Signore stesso, che sono stati gli autori dei testi Vedantici e dei Veda [e quindi hanno usato i sensi e la mente], non erano illuminati. Se lo stato supremo è quello in cui non esistono né i sensi né la mente e non lo stato in cui essi esistono, come potrebbe essere quello lo stato perfetto? Poiché soltanto il karma è responsabile dell’attività o dell’inattività dei saggi, le grandi anime hanno decretato che soltanto il sahaja nirvikalpa (lo stato naturale senza concetti) è lo stato supremo.

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