la permanenza nel Sé

La permanenza nel Sé dipende da quanto tu sei disposto ad essere nulla. Più ti consideri qualcosa e meno riesci a stare nel Sé o addirittura a contattarlo. Poiché il Sé è veramente nulla, il vuoto, se appena appena sei qualcosa non ci entri

Tu puoi leggere lo Yoga Vasistha e concordare col grande Rishi maestro di Rama che tutto il mondo fenomenico è nulla, ma nella misura in cui sei ancora qualcosa, in quella stessa misura avrai difficoltà a contattare o a permanere nel Sé. Mentre non appena diventi veramente nessuno, ecco immediata e immancabile l’esperienza diretta o la permanenza nel Sé. Non devi pensarci o fare qualcosa, avviene spontaneamente, perché Tu sei già Quello, il Vuoto, devi solo lasciare che cada tutto quello che pensi di essere.

La svestizione dalle identità si realizza attraverso l’autoindagine, e in una fase più matura col dimorare nella Presenza (o come voi preferite percepite il Sé: Essere, Coscienza, l’Io). Sri Ramana diceva: “L’autoindagine, o il dimorare, quando è con sforzo si chiama sadhana, quando è senza sforzo si chiama realizzazione”.

Io so che a chi vede ancora attraverso la mente, le parole nulla e vuoto sembreranno qualcosa, ma non saprei come dir meglio. Intanto, per quanto si possa essere identificati col corpo-mente, la nostra vera natura non è quella, perciò comunque queste parole risuoneranno in ognuno in qualche modo. Poi, quando si sarà maturi per dimorare nella Presenza (il Sé) si capiranno, e allora le parole nulla e vuoto diverranno utili indicazioni per stabilizzarsi.

Tutta la pratica spirituale è il percorso del perdere le identità. L’ultima che si perde è la pratica spirituale stessa e tutte le identità legate ad essa. Infatti, vista dalla parte del Sé, la sadhana è stata solo un sogno, perché noi siamo già il Sé, già liberi, già perfetti.

Di nuovo riporto la vostra attenzione su I 10 Tori dello Zen. L’aspirante lotta molto per padroneggiare la sadhana (il toro). Poi, quando finalmente la padroneggia (tavola 6), perde la sadhana, e se ne rimane sconsolato sull’uscio di casa, simbolo del suo io (tavola 7)… Ma, grazie a Dio scompare anche lui e tutti i problemi sono risolti (tavola otto) :-D  Il salice reclino sull’acqua significa che è ormai tornato alla vera natura.

Comunque, se non avesse fatto quella sadhana, sarebbe rimasto solo una delle tante persone del mondo smarrite nella mente (la foresta).

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