la pratica del testimone e quella indicata da papà Ramana

Alcuni aspiranti praticano il Testimone in modo assolutamente zelante. Procedendo in questo modo alla fine essi vedono che questo io-testimone è la Pura Coscienza; quando penetrano questa Pura Coscienza, il corpo e la mente si annichiliscono e rimane questo Testimone sotto forma di Presenza silenziosa immutabile.

Però rimangono algidi, né conoscono beatitudine; un bhakta direbbe di loro: “Non si è aperto il cuore”…. Perché?

Perché non sono entrati nel canale centrale della consapevolezza, ossia in Sushumna Nadi.

L’IO sta in Sushumna Nadi ed è pieno di Gioia, la gioia di Turiya! Col tempo questa Gioia si trasforma in Pace, ma in questa Pace c’è un oceano di somma beatitudine!!!

Il più asciutto, dry e diretto padre dell’Advaita è Adi Shankara, ma nei suoi testi non fa altro che parlare di beatitudine!!!

Questa beatitudine è invece falsificata da Sri Ranjit Maharaj, fratello spirituale di Nisargadatta, e un po’ da tutta la loro scuola. Nel suo libro ‘Illusione vs Realtà’, Ranjit dice che quella gioia e beatitudine sono ancora della mente, anche se sottile, e invita ad andare oltre.

Questi insegnamenti, confermano l’aspirante che ha imboccato la strada che ho detto di stare procedendo correttamente. Ma, secondo la mia esperienza diretta e indiretta, continuando per quella strada si troverà in un algidità dolorosa senza capire come c’è arrivato.

Il Testimone è una buon pratica da affiancare al Dimorare nell’IO, soprattutto quando siete tempestati dai contenuti della mente da non riuscite a Dimorare nell’IO; ma è una pratica accessoria, non la principale. Se voi la usate come pratica principale rischiate di trovarvi nell’impasse che ho detto. Se avvenisse valutate se la mia opinione può esservi d’aiuto. La miccia che accende Sushumna nadi è l’IO. Se dimorare nell’Essere o nella Coscienza non coinvolgono l’IO, rischiano di rimanere dei catafalchi mummificati e generatori di annichilimento.

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La Tecnica Corretta Insegnata da Papà Ramana È di Dimorare nell’IO

la tecnica corretta insegnata da papà Ramana è di dimorare nell’IO, non di fare il testimone o neti-neti. Qui però i problemi aumentano un bel po’!!!

Perché gli aspiranti preferiscono dimorare nella Coscienza, o nella Presenza, o nell’Essere e non nell’IO? Perché quando pensano all’IO, il Vero IO viene immediatamente coperto da tutti i ricordi e le caratteristiche dell’io personale. E se questo aspirante ha avuto un padre che l’ha massacrato di botte e invalidazioni sin dalla più tenera età, quando pensa all’io schizzerà via alla velocità della luce.

Vorrei spiegarlo meglio. Se la mamma muore per un incidente stradale, il bambino pensa: “Io sono cattivo perché mamma mi ha lasciato!”. Se il bambino è continuamente invalidato dal papà, lui pensa: “Io non vado bene”. Da lì in poi cercherà di essere tutto fuorché l’io!!! E quando gli spiegate che deve individuare l’io e quindi dimorarvi, gli state chiedendo la cosa più difficile del mondo!

Per fortuna non è di questo mondo, ma è il Sé! Lui deve capire che il mondo fenomenico, compreso la sua persona e tutte le esperienze e i ricordi che avuto come persona non esistono, sono aria fritta. Quindi deve insistere a trovare l’Io e a respingere tutte le sovrapposizioni dell’io personale che cercano di coprire il Vero IO, dando per scontato che ci saranno delle sedute in cui si alzerà alteratissimo, piangendo o cristonando, alla ricerca di un drink – tutto ok, fa parte del pacchetto… Poi si risiede, forse il giorno dopo, e riprende a cercare il Vero IO e a dimorarvi. Non c’è altra via! Ho meglio, c’è. Passare anni o vite a fare pratiche di purificazione finché non sarete in grado di cercare il Vero IO e fondervi con esso; perché, come dice Sri Adi Shankara, tutte le vie terminano con Jnana, la fusione irreversibile col Vero Io.

Quando Nisargadatta diceva che per praticare l’autoindagine bisogna avere una buona autostima, intendeva questo, non un’autostima da ego… E se uno non ce l’ha??? Deve mettersi di buzzo buono a cercare il Vero Io e dimorarvi, respingendo tutti gli attacchi dell’io personale che cerca di sovrapporsi e offuscare il Vero Io. D’altra parte, chi di noi non ha nella propria mente “io non vado bene”… Direi quasi tutti; è un’identità tipica del cosiddetto ‘nucleo della personalità’ di cui parla Stephen Wolinsky.

Tutta la mia comprensione.

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