l’idea del Sé-testimone

Il Sé testimonia solo Se stesso, quindi testimonia solo l’eterna Esistenza-Consapevolezza che è l’Unica Realtà.

Il Testimone non è altro che la trascrizione mentale del Sé per chi crede che la mente, e quindi il mondo, esiste. Allora sembra che il Sé testimoni l’incidente automobilistico: le targhe, il luogo e l’ora, chi veniva da destra, chi da sinistra ecc. Ma l’incidente automobilistico è reale? Se non lo è, come fa il Sé a testimoniarlo.

Tuttavia la pratica del testimone è fondamentale perché aiuta l’aspirante a non confondere più se stesso col non-Sé, cioè con la mente.

Quando il testimone acquista una certa permanenza appare il savikalpa samadhi, in cui vi è coscienza di differenziazione tra i vari oggetti e fenomeni, ma tutti sono fatti della medesima sostanza che è Dio stesso, il Sé, la Coscienza. Più è intenso il samadhi e meno accurata e la differenziazione (non ha notato le targhe ecc.), e viceversa. A un certo punto la scena della differenziazione illusoria sparisce del tutto e c’è solo la pura Esistenza-Consapevolezza. Questo è il nirvikalpa. L’aspirante dice “Non c’era nemmeno il testimone che osservava la pura Esistenza-Consapevolezza (che nel nirvikalpa, essendo uno stato senza concetti, non sono nominabili)”; Così, sia perché sparisce l’io-testimone, sia per l’innominabilità (non si può dire che c’era né che non c’era, né conoscenza né non conoscenza ecc.) alcuni credono che nel nirvikalpa l’aspirante perda la coscienza. Ma la coscienza c’è, altrimenti non saprebbe che c’era la pura Esistenza-Consapevolezza. È sparito il testimone solo perché è sparito il concetto dell’io-testimone, e non si può dire cosa c’era solo perché sono caduti i concetti: i concetti, non la coscienza.

È sparito il sé (l’io personale), direbbe Bernadette Roberts. Vi invito a leggere il capitolo 2 del suo libro, “L’esperienza del non-sé”. Vedrete come lei entra nel savikalpa continuo. Prima ha un esperienza di nirvikalpa in cui si sente inghiottita (descritta nel capitolo 1), poi gradualmente le appare lo stato unitivo continuo.

Praticando il Testimone l’aspirante trova inevitabilmente il vero Sé. Il testimone si trasforma nel Sé.

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